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 Milano 
Internet e i nostri figli


Ileana Mortari
Pubblicato in data 14/10/2016 ● FUORI PORTA WEB © 2000

ALCUNI PERICOLI DEL WEB
Sono davvero molto molto preoccupanti le recenti notizie di sexting a danno di adolescenti e giovani, che hanno portato alcuni soggetti interessati a lasciare la scuola, cambiare identità e, ben due volte, addirittura al suicidio! Il primo (provocato da cyberbullismo) è avvenuto già 3 anni fa: la quattordicenne Carolina Picchio si gettò nel vuoto nel gennaio 2013; il secondo è di una giovane trentunenne, del 13 settembre scorso. E poi non dimentichiamo Andrea Natali (Vercelli), pure vittima di un indegno cyberbullismo, che si tolse la vita nel 2015. E’ atroce, ma allora……di Internet si può anche morire!

E, comunque, se non si arriva a tanto, si rischia altro. Certamente c’è la possibilità di essere letteralmente “stregati” dalla rete. Secondo uno studio dell’Università di Glasgow, il 59% della popolazione “è dipendente tecnologico, non patologico. Ma in Italia, alla fine del 2015, abbiamo avuto un vero e proprio caso diagnosticato come abuso da Internet: un adolescente fu ritrovato davanti a una stazione a Firenze in stato confusionale “per eccesso di connessione”.

Va peggio in Cina, dove sono almeno 24 milioni i ragazzi dipendenti da Internet e videogiochi; lo psichiatra Tao Ran nel 2004 ha aperto a Pechino un centro di riabilitazione (vedi nota 1 in calce)

E poi: “Miopi a miliardi, la colpa è anche dei tablet” titolava “Sette” del 8-4-16. (vedi nota 2)

Non solo, ma secondo alcuni esperti le nuove tecnologie potrebbero addirittura minare abilità cerebrali come l’attenzione o la capacità di comprensione, stando alle ricerche della studiosa norvegese Anne Mangen (vedi mia Newsletter N.2 sul sito in “Newsletter precedenti”).

Infine, che ne direste se sentiste un giorno vostro figlio/a esclamare: “Aprire gli occhi e accedere alla rete; impazzire alla sola idea di essere off line; temere seriamente di restare esclusi dalle amicizie se non si è perennemente connessi”? pensate che proprio così hanno risposto 1200 ragazzi/e italiani tra gli 11 e i 19 anni nel corso di un’indagine proposta da skuola.net all’inizio dell’anno. Il rischio maggiore è proprio che la realtà virtuale sostituisca pian piano quella reale, perché più gratificante!

Ora, tornando al “sexting”, mi pare che una minima dose di buon senso e un’elementare misura prudenziale dovrebbero del tutto scoraggiare giovani e adolescenti (e non solo!) dal pubblicare immagini di parti intime e dal praticare “passatempi” del tipo di quelli incriminati, che denotano volgarità, rozzezza e soprattutto mancanza di sensibilità e di empatia. Lascia proprio basiti il fatto che delle “amiche” (?!), anziché aiutare una compagna a difendersi da una violenza, la filmino e diffondano!
La dott.ssa Simona Caravita, psicologa dell’Università Cattolica di Milano, ci aiuta a capire come si possa arrivare a tanto. “Le tecnologie portano alla diluizione della portata morale di ciò che compiamo. Il mondo virtuale pone una distanza rispetto alle persone fisiche e in quella distanza si consuma l’inconsapevolezza totale del male che si può compiere…………Se poi si pensa che la diffusione di video hot sia solo uno scherzo, una “presa in giro”, è ancora peggio: il senso morale di ciò che si sta compiendo si perde completamente, in un micidiale meccanismo di autogiustificazione. A questo si aggiunge, per gli adolescenti in particolare, la dinamica di gruppo. Il social network è il gruppo per eccellenza per loro oggi, il gruppo allargato.” (“Avvenire 15-9-16)

Sulla stessa pagina del quotidiano Massimiliano Padula, presidente dell’Aiart, commenta:
“…..occorre capire quanto la maleducazione mediale possa incidere sulla vita delle persone. Il web non perdona. Non ci sono regole. Non ci sono sentenze di tribunali o tentativi di cambio di identità che possano impedirne ogni tipo di manifestazione. Qualunque traccia è conservata. Esiste un web evidente – social, motori di ricerca, le pagine che quotidianamente frequentiamo e in cui ci esprimiamo – e un “web profondo”, i cui contenuti sono (quasi) impossibili da cancellare.

Tuttavia, molti vivono in modo disinibito la propria esistenza fatta di normalità e di eccessi……… costruiscono in breve legami pret-à-porter, che appiattiscono le relazioni sul presente, annullandone principi autentici, come ricerca, attesa, impegno e rispetto. La colpa è dei social, secondo alcuni. Ci rassicura e deresponsabilizza pensarlo. Un algoritmo o un dispositivo non sono però soggetti dotati di intenzionalità. Dietro e dentro di essi ci siamo noi e la nostra qualità etica che si rivela sempre più traballante.”

Purtroppo di solito non si pensa alle caratteristiche del web sopra descritte. Eppure diversi educatori ne hanno parlato, ad esempio il Dr. Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, scrive alle pagg.122-3 del suo libro “Tutto troppo presto” (vedi bibliografia in calce alla newsletter 24 (B): “Non dobbiamo mai dimenticare che nell’era digitale tutto ciò che viene immortalato in un click o in pochi secondi di ripresa e poi distribuito a una o più persone in un millisecondo, permane nel sistema più a lungo della nostra vita media. Nella rete tutto si può creare e nulla si può distruggere……… E’ importante che i nostri figli siano consapevoli che chi dovrà valutarli per qualsiasi ragione (una posizione lavorativa, l’ammissione a un’associazione sportiva, la candidatura per un partito politico), non verificherà solo il loro curriculum vitae. Nella maggior parte dei casi, un esperto informatico cercherà anche le informazioni reperibili on-line, scovando tutto ciò che è stato seminato nel web sul loro conto. In rete nulla può essere distrutto e ogni attività che vi abbiamo svolto, inclusi i post sui social network, costituirà le nostre impronte digitali”.

Lo stesso Dr. Pellai, in uno dei suoi interventi settimanali su “Famiglia cristiana” mette in guardia dalla “dipendenza” degli adolescenti da Internet, che può essere la falsa soluzione a problemi di relazionalità e di solitudine. “Se sono perennemente davanti a uno schermo, i nostri figli non socializzano, non sviluppano competenze di esplorazione del mondo, non sfruttano la potenzialità dei cinque sensi. Così, immersi nella virtualità, crescendo diventano incapaci di stare con gli altri e nelle relazioni sociali provano ansia e disagio e le evitano”.

Concludo ricordando che essere esperti di informatica non significa esserlo della vita (come non lo era chi un tempo chi si ingolfava nella lettura continua dei fotoromanzi!) e la tecnica, sia pure evolutissima, non può sostituire l’educazione, la morale, la capacità di distinguere tra “bene” e “male”: la riprova ne è la frequentazione di siti pornografici da parte di adolescenti e l’odioso fenomeno del cyberbullismo, di cui parlai nella mia Newsletter N.14 sul bullismo del 13-3-16, alla quale rimando. Speriamo che giunga presto in porto la legge in discussione al Senato.

Ora, non si tratta di demonizzare i mezzi digitali, che, oltre ai danni, tanti vantaggi e opportunità hanno introdotto nel nostro vivere (pare addirittura che gli elementi positivi siano senz’altro superiori a quelli negativi!) IL PROBLEMA E’ COME FAR SI’ CHE I NOSTRI RAGAZZI IMPARINO AD USARE QUESTI MEZZI IN MODO INTELLIGENTE, COSTRUTTIVO, INTEGRATO DA QUELLO CHE IL COMPUTER NON PUO’ DARE E SOPRATTUTTO SENZA CORRERE PERICOLI.

QUALCHE PAROLA RIVOLTA AI GENITORI DI ADOLESCENTI (per i genitori dei piccoli vedi a pag.3 della N.24 (B)

1° E’ ovvio che non servirebbe a nulla (anzi sarebbe controproducente), vietare del tutto i mezzi digitali, come peraltro ha fatto Kate Winslet in famiglia con i suoi 3 figli. Non si può nascondere la testa come uno struzzo, visto poi che, come detto sopra, “il social network è il gruppo per eccellenza per gli adolescenti oggi”.
2° Ma sarebbe altrettanto sbagliato lasciarli andare a briglia sciolta per un tempo illimitato, con la motivazione che i genitori in troppi casi si sentono impreparati e incapaci di colmare una distanza di competenze e di abilità che può perfino far nascere una sorta di “complesso di inferiorità”. Nessuna inferiorità e nessuna rassegnazione: questa situazione va vista piuttosto come una SFIDA per la nostra responsabilità educativa.
3° Sulla scorta dei consigli di esperti (vedi bibliografia al termine della Newsl.N.24 (B), proporrò la seguente soluzione, che consiste nel ricercare un adeguato “modus vivendi informatico” valido sia per i genitori che per i figli.

RUOLO EDUCATIVO DEI GENITORI

“ Nell’infanzia ciò che arriva dai genitori conta per il bambino più di ogni altro impossibile input e, se il legame è di stima e di affetto, i genitori sono per lui davvero il principale punto di riferimento……Con l’arrivo dell’adolescenza le cose si fanno più complesse, perché i figli sono tesi a costruire la propria identità e questo li porta a temere la nostra influenza, mentre acquista più peso sia il punto di vista dei coetanei che le mode veicolate dai media. Questo però non significa affatto che l’adulto sia fuori gioco; al contrario, possiamo contare su una risorsa nuova: il loro desiderio di vivere da protagonisti, proiettati verso il futuro; ragion per cui sono alla ricerca di adulti che li rispettino, ma nello stesso tempo sappiano indicare loro un futuro dotato di senso.

Perciò, anche davanti all’invadenza dei media il problema consiste soprattutto nella nostra capacità di essere sempre presenti nella loro vita in modo significativo, perché sempre, ad ogni tappa di crescita dei nostri figli, noi siamo chiamati a testimoniare che abbiamo valori per i quali vale la pena vivere e appassionarsi……..Inevitabilmente nell’informatica siamo spesso meno competenti dei nostri ragazzi, ma il compito della generazione adulta non è quello di rincorrere i figli, quanto piuttosto quello di fornire loro una base solida, a partire dalla quale continuare a crescere: loro sono, com’è giusto che sia, portatori del nuovo; noi dovremmo essere custodi della ricchezza di pensiero, storia, cultura che è giunta fino a noi e che non deve andare perduta, ma diventare parte anche della loro storia………….

Per contrappesare il web, virtuale, la cosa più importante è che siano ricchi in primo luogo di ESPERIENZE REALI: amici reali da incontrare, ambienti reali da frequentare, veri sport da praticare, veri giochi da fare con veri compagni, vere esperienze di ascolto con adulti che li conoscono e fanno il tifo per il loro bene.

LA VITA, CON LA SUA AFFASCINANTE CONCRETEZZA, E’ SICURAMENTE IL MIGLIOR DETERRENTE RISPETTO ALL’ECCESSO DI ESPERIENZA VIRTUALE: COME ADULTI, STA A NOI APRIRE LA REALTA’ AI NOSTRI FIGLI, CONCRETAMENTE, DEDICANDO A QUESTO TUTTO IL TEMPO NECESSARIO.”
(Mariolina Ceriotti Migliarese, Cara dottoressa…..)

Ancora il dr. Pellai ha alcune riflessioni e suggerimenti interessanti per i genitori.
“Nell’educazione la prevenzione più necessaria è crescere preadolescenti e adolescenti che credono in se stessi e si fidano degli adulti significativi; occorre dunque generare nel minore una base sicura che, potenziandone la dimensione intrapsichica ed emotiva, lo aiuti a sentirsi in grado di orientare gli eventi della propria vita, così da possedere competenze per gestire anche le situazioni avverse.

Diviene cruciale, come adulti, impegnarsi perché i nostri figli sperimentino un clima di ascolto e dialogo ideale, sia in famiglia che a scuola. Questa è la premessa fondamentale per generare competenza in un soggetto in età evolutiva………E’ inoltre di fondamentale importanza che i ragazzi sviluppino un sano dialogo interiore, basato su un atteggiamento di positiva introspezione. E’ questa una risorsa di indubbio valore, che li aiuta ad elaborare elementi e informazioni dalle proprie esperienze passate e presenti, a valutare i pro e i contro e prevedere le possibili conseguenze derivate dalle loro scelte e dalle loro azioni………

Allo stesso modo, occorre che i minori sviluppino una intuizione naturale, la dote innata che ciascuno di noi possiede e che, in modo a volte irrazionale, a volte illogico, spesso squisitamente emotivo, ci consente di orientarci nel mondo. Quando una situazione può essere pericolosa, spesso è l’intuizione naturale che ci avverte del rischio, attraverso risposte automatiche che il corpo produce senza che sia coinvolta la nostra volontà (tachicardia, senso di oppressione, sudore freddo…..)” (pp.186-7 di “Questa casa non è un albergo!”) SEGUE NELLA NEWSLETTER N.24 (B)

NOTE
1 - dove ha accolto e recuperato circa 8.000 internauti-internati: ragazzi tra i 13 e i 20 anni portati là da famiglie disperate, perché i loro figli passavano le giornate incollati allo schermo, smettevano di studiare, giocavano interminabili videogame, scommettevano on-line, arrivavano a rubare per pagarsi la passione, e soprattutto non avevano più alcun tipo di comunicazione reale. Il percorso di cura è basato su una vita disciplinata di sport e lavori manuali: da tre a otto mesi al campo, e si ritorna “normali” (da Io Donna 27-2-2016)

2 - In quell’articolo Elena Meli spiega che è deleterio tenere libri e quaderni a un palmo dal naso; anche i tablet fanno male: non sono peggio dei libri, ma di fronte a Internet o a un videogioco il tempo vola e si passano ore, anziché minuti, con gli occhi focalizzati su un punto troppo vicino. Occorre pertanto tenere gli occhi ad almeno 30 cm. dal foglio o dallo schermo e fare pause frequenti per guardare fuori dalla finestra, almeno 5-10 minuti ogni ora. Si dovrebbe poi passare più tempo possibile all’aperto, il che aiuta ad “allenare” la vista a focalizzarsi anche lontano.

3 – da Popotus 22-9-16: Valerio Paglierino, studente sedicenne di Nizza Monferrato, ha vinto l’Oscar dei Giovani scienziati della Commissione Europea, battendo più di 100 concorrenti d’Europa. La sua invenzione (detta LaserWan) consiste in un marchingegno che, in zone a connessione lenta, permette collegamenti superveloci.  


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