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Fine vita


Lucia Lamanda
Pubblicato in data 1/3/2017 ● FUORI PORTA WEB © 2000

Non mi si portino i soliti argomenti astratti, tipo la sacralità della vita: nessuno contesta il diritto di ognuno a disporre della propria vita, non vedo perché gli si debba contestare il diritto a scegliere la propria morte. (Indro Montanelli)

Per l’ennesima volta ,al finto moralismo, l’ipocrisia e l’intransigenza viene dato diritto di parola e fare la voce grossa tentando in tutti i modi di “sponsorizzare” la scelta che, a parere di molti è indubbia:
- continuare a vivere in qualsiasi modo e condizione , è un dovere etico, più che un diritto umano,
ritenendo inaccettabile le scelte differenti..
Tutto questo accanimento, scaturisce dopo la campagna mediatica che ha dato spazio e voce a chi ha bisogno, necessità e il sacrosanto diritto di “scegliere di voler continuare a vivere o decidere di lasciarsi morire”, decidendo di non accettare l'accanimento terapeutico..(Che è cosa differente dall'omicidio o suicidio.)L'ultima in ordine temporale è quella del giovane Dj Fabo. Un rimbalzare di post che ha dato
voce a chi da dovuto accettare, subire, ciò che la vita stessa ha scelto per sé e per i familiari stessi, senza preavviso, ma lo ha fatto prepotentemente, mettendoli di fronte al fatto compiuto.. Una grave malattia neuro-degenerativa oppure un incidente o altro, che li ha cosretti e costringe a vivere attaccati ad una macchina .
PRENDERE O LASCIARE … “Continuare a" viaggiare su un treno (la vita) in uno scompartimento che un tempo era in prima classe, mentre ora è addirittura , direttamente un vagone merci..”
Ricordiamo tutti i due casi che tanto hanno fatto discutere su questo punto e che ha diviso in due la popolazione(si/no all'eutanasia ) quello di Eluana Englaro e Piergiorgio Welby.
Welby stesso ha lottato con tutte le sue forze affinché venissero ascoltate le sue ragioni ed il perché della sua scelta. Le ha spiegate dettagliatamente nella
registrazione di una sua lettera inviata al Presidente della Repubblica, Napolitano ,nella quale dichiara la sua sofferenza fisica ed espone chiaramente ciò che è soprattutto il suo malessere psicologico nel continuare a vedersi vivere “sopravvivendo” in quelle gravose condizioni e , allo stesso tempo, nel decidere di non voler più “sopravvivere vivendo!"
Ebbene, non è il caso di scendere nei dettagli medici e spiegare cos’è l’eutanasia, non è neppure il momento di parlare di etica e di moralità, tanto meno di dire che “la necessità o il bisogno di staccare quella spina “ sia giusta o sbagliata.. Non sta a noi giudicare !Quello lasciamolo fare a chi “non ha pietà e rispetto” di queste persone, della loro vita e delle loro scelte.!
E’ un argomento molto delicato del quale ognuno di noi ha un suo modo di vedere ed un modo di pensare..
Ma , cos’è realmente la vita ?
Vita: "è la condizione che distingue la materia vivente dalla materia inanimata. Il concetto di vita si contrappone quindi a quello di morte solo parzialmente, in quanto la morte è la fine della vita e non coincide con la condizione della materia che non ha mai avuto vita."
Piergiorgio Welby la descriveva così la vita:
“Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l'amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso - morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita - è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio ... è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c'è pietà.”
Facile , indecoroso e irrispettoso , da parte di chi ancora “viaggia in prima classe, o male che va , in "seconda” , condannare la decisione di chi ha scelto di voler abbandonare un corpo senza "vita",pensando che sia la soluzione più semplice. Quella del codardo ..NON CE LA FACCIO E QUINDI, GETTO LA SPUGNA!
Ma ci siamo mai chiesti quanto difficile sia vivere in quel modo? Vivere , giorno dopo giorno, per tutto il resto del tempo che "la vita" ha scelto di regalarci, immobile , in quello che è il nuovo spazio , la nuova dimensione. Trovarsi a poter guardare solo avanti. Perdere la propria dignità di essere umano, soggetto sempre all'aiuto di altri per poter svolgere le azioni naturali, i bisogni fisiologici, mangiare, tossire, leggere ,accettare di non poter più parlare? E soprattutto, respirare per mezzo di una macchina che pompa aria nei polmoni che non sono più in grado di farlo autonomamente ?
Che senso ha, accanirsi e tenere in vita un corpo che la natura ha già portato via, consumato , ucciso?
Quanto sarebbe straziante vedere se stessi e chi è accanto, consumarsi ? Perdere la serenità o peggio, accorgersi di essere diventati un peso e non essere più amati?
Perchè essere così ipocriti e finti moralisti, se per primi cerchiamo di agevolarci la vita facendo il possibile per spianarci la strada di fronte al più piccolo e spesso futile inconveniente?
Si è soliti dire che la "Vita" non ci offre mai ciò che non siamo in grado di sopportare.
Io invece credo che nessuno mai dovrebbe trovarsi a dover scegliere se continuare a vivere non vivendo , oppure decidere di rivivere morendo..In queste circostanze,
decidere di voler andare, non è a mio parere , da ritenersi un inno alla morte come ostinatamente si sente ripetere ma, al contrario, lo trovo il più bel gesto d'amore che possa esistere. Amore incondizionato.
Anteporre il bene dell'altro al proprio, soffrendo, ma consapevoli che l'altro ne godrà i benefici, qualsiasi essi saranno.
Sono dell'idea che la Vita vada vissuta fino alla fine , presa a calci in faccia piuttosto che soccombere inerme al suo volere.
Prima però di condannare chiunque decida di fare della propria vita ciò che più ritiene giusto per se stesso, sarebbe il caso di provare a pensare e ragionare, osservando gli eventi dal medesimo punto di vista.

"Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. "..
Così disse il Signore.  


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