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 Milano 
“Gesù fu trasfigurato davanti a loro”


Ileana Mortari
Pubblicato in data 3/8/2017 ● FUORI PORTA WEB © 2000

L’episodio evangelico della Trasfigurazione di Gesù è certamente uno dei più studiati, commentati, approfonditi; e ben a ragione, data la sua importanza nella vicenda di Gesù e per la nostra spiritualità.

Con tre dei suoi discepoli (Pietro, Giacomo e Giovanni), Gesù sale su un alto monte (probabilmente il Tabor, alto 582 mt.), e lì “fu trasfigurato”, letteralmente “fu trasformato”: le sue vesti divennero candide come la luce. In quel momento cioè Egli diventa il Signore luminoso e magnifico esaltato dal Salmo 75/76,v.5 : Splendido tu sei, magnifico su montagne di preda) e muta il suo aspetto come Mosè il cui volto fu glorificato mentre parlava con Dio (cfr. Es.34,29) e come sarà per i giusti nel mondo futuro (Apoc. Baruch 51,3-10).

v.3 “Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.” Perché Mosè? Forse perché, per il fatto che nessuno sa dove sia il suo corpo, egli è, come Gesù, presso il Padre; e anche perché Mosè ha visto Dio (Es.33), è stato il mediatore tra Jahvè ed Israele e una gloria analoga lo circonfuse, quando sul Sinai Dio gli consegnò le tavole della Legge. Perché Elia? Certamente perché è stato trasportato presso il Padre su un carro di fuoco. Ma soprattutto Mosè ed Elia rappresentano la Legge e i Profeti, cioè le due tradizioni giudaiche che convergevano verso il Cristo, permettendo di identificarlo come Colui in cui giungono a compimento l’alleanza e la legge.

Occorre ricordare che la trasfigurazione (o cambiamento d’aspetto) degli esseri, secondo l’apocalittica giudaica, era attesa per la fine dei tempi (Dan.12,3). Così la trasformazione avvenuta nel Maestro dovette sembrare a Pietro il segno che la fine dei tempi fosse ormai giunta. Per questo egli propone di realizzare tre capanne, simbolo di quella dimora celeste in cui supponeva di essere già introdotto.

v.5 “Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra”. La nube, segno della Presenza divina fin dall’Antico Testamento, introduce il culmine della scena, dato dalla rivelazione della voce divina che proclama l’identità di Gesù: Egli è il Figlio di Dio.

Nel momento in cui la voce celeste si fa sentire, Mosè ed Elia scompaiono e rimane solo Gesù. Ciò significa che d’ora in avanti è solo Lui che interpreta la Scrittura e la volontà di Dio. E’ lui la Parola di Dio per i discepoli: “Ascoltàtelo!”

Tutti e tre i racconti evangelici della trasfigurazione riportano la forma imperativa “Ascoltàtelo”, sottolineando così l’importanza della predicazione di Gesù. Non dimentichiamo che “nella tradizione biblica il verbo <ascoltare> ha una densità di contenuto che non si riscontra nella nostra lingua; infatti non si tratta soltanto di <dare ascolto> a quanto dice il Figlio di Dio, ma soprattutto di <prestare obbedienza> a tutte le sue parole” (B.Prete)

Ora, anche se la fine dei tempi non era ancor giunta (come si aspettava l’apocalittica), questo episodio è comunque anche l’annuncio di un fatto che avverrà alla fine del mondo, il venire di nuovo del Cristo nella gloria, quando – come dice San Paolo – “Egli trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso” (Filipp. 3,21).

E’ da notare che in tutti e tre i sinottici il fatto della Trasfigurazione è collocato dopo il 1° annunzio della Passione da parte di Gesù, che aggiunge pure le condizioni della sua sequela; non a caso, perché c’è un forte legame tra la croce e la trasfigurazione. Il dono della visione epifanica viene fatto ai discepoli proprio perché in futuro non si lascino abbattere dalla vista di Gesù umiliato e crocefisso: in Lui abita la divinità eterna, che non può soggiacere alla morte.

A conclusione dell’episodio, Gesù impone ai discepoli il silenzio su quanto avevano sperimentato; infatti essi non racconteranno a nessuno gli avvenimenti di cui sono stati spettatori sul monte, tanto è stata per loro misteriosa e sconvolgente l’esperienza vissuta. Ne parleranno solo dopo che avranno ricevuto lo Spirito Santo.

Come ogni pagina evangelica, questa della Trasfigurazione contiene molti elementi di attualizzazione e applicazione alla nostra vita. Ne indico tre.

1)“Il volto di Gesù è il volto altro dell’uomo. Noi tutti siamo come un’icona incompiuta, dipinta però su di un fondo d’oro, luminoso e prezioso, che è il nostro essere creati a immagine e somiglianza di Dio. L’intera vita altro non è che la gioia e la fatica di liberare tutta la luce e la bellezza che Dio ha deposto in noi……La preghiera rende più limpido il volto, ti rende più te stesso, perché ti mette in contatto con quella parte di divino che compone la tua identità umana…….” (Ermes Ronchi)

2) Non mancano nella nostra vita i momenti di luce, dono del Signore. Ad essi ci riporta la memoria specialmente quando il buio ci avvolge. I momenti di luce sono come i piloni del ponte che Dio getta tra lui e noi, perché la campata si regga nei tratti a strapiombo, quelli che corrispondono al buio e alla desolazione. Credere a Dio è offrirGli la sponda su cui Egli possa poggiare il ponte che getta verso l’uomo.

3) Come ben osservava il grande papa Paolo VI° più di 50 anni fa:
“Fu un'ora unica e prodigiosa quella che i discepoli fedeli trascorsero quella notte sul Tabor, ma sarà un'ora continuata e consueta per noi se sapremo tenere fisso lo sguardo sul viso del Cristo e della Chiesa per scorgere la faccia nascosta, la faccia vera, la faccia interiore del Signore e del Suo Corpo mistico e la nostra meraviglia, la nostra letizia non avranno più misura né smentita. Scoprire il volto trasfigurato di Cristo per sentire che Egli è ancora e proprio per noi la nostra luce. Quella che rischiara ogni scena umana, ogni dolore e le dà colore e risalto, merito e destino, speranza e felicità” (21. 2. 1964).  


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