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 Milano 
“Donna, davvero grande è la tua fede!”


Ileana Mortari
Pubblicato in data 18/8/2017 ● FUORI PORTA WEB © 2000

Il vangelo secondo Matteo è nato come catechesi postbattesimale per i neoconvertiti provenienti dal giudaismo e anche nel brano odierno è agevole cogliere i tre temi principali oggetto dell’insegnamento dell’evangelista: la fede, la preghiera, l’apertura universalistica.

Gesù, dopo una controversia con scribi e farisei (cap.15, vv.1-10), che ha probabilmente generato un clima di tensione con le autorità giudaiche, sta dirigendosi verso il territorio di Tiro e Sidone, due centri urbani esemplari nell’Antico Testamento per indicare città pagane e perciò peccatrici e destinate alla condanna eterna (cfr. Is.23; Ger.47,4; Ez.26-28; Gl.4,4; Zc.9,2-3).

A un certo punto viene raggiunto da una donna cananea, cioè pagana, che forse aveva sentito parlare di lui come profeta e guaritore e che gridando lo supplica di avere pietà di lei, la cui figlia è crudelmente tormentata da un demonio. Ma Gesù non le bada e ai discepoli che intervengono a sostegno della donna, dichiara: “Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele”(v.24).

La donna però non demorde e per la terza volta Gesù oppone il suo diniego così motivato: “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini”(v.26). Occorre rifarsi alla mentalità ebraica per capire che in questa frase c’è ben più di una semplice metafora. La concezione tradizionale vedeva solo negli Israeliti i “figli” di Dio, gli eredi delle promesse fatte ai patriarchi, e considerava i pagani esclusi dal banchetto messianico. L’epiteto “cani” apparteneva alla tradizione biblica, ripresa dai testi giudaici, per indicare gli avversari persecutori, i cattivi missionari, i peccatori e anche i pagani (qual è appunto la donna cananea), ritenuti idolatri, immorali e malvagi. L’espressione, sia pure mitigata nel diminutivo usato da Gesù, mantiene quindi tutto il suo significato sprezzante e discriminatorio nei confronti dei gentili.

Ma la cananea non si dà ancora per vinta; anzi, riprende l’immagine della risposta di Gesù e la volge a proprio vantaggio, osservando che anche i cagnolini si cibano delle briciole della mensa; cioè: ella riconosce la priorità della salvezza verso il popolo ebraico, ma è convinta che, sia pure in seconda battuta, anche i pagani possono beneficiarne.

A questo punto c’è una bella virata del racconto: la dura indifferenza che Gesù aveva mostrato fino a quel momento si muta nella risposta positiva accompagnata da un ampio elogio: “Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri.” (v.28) Da notare che in tutto il vangelo di Matteo, solo di questa donna si dice che ha “grande fede”!

Come interpretare la vicenda? C’è chi osserva che Gesù ha “tirato per le lunghe” per “mettere alla prova” la fede della cananea; personalmente non condivido questa spiegazione: fa pensare a un Dio quasi sadico, che si diverte a far soffrire i suoi figli per vedere quanto resistono! Ritengo piuttosto che i tempi lunghi del Signore siano un mezzo per consentire a ciascuno di maturare e prendere maggior coscienza del livello della propria fede e quindi di mostrarla in tutta la sua profondità; certamente l’evangelista ha voluto mostrare ai suoi neofiti un notevole esempio di ostinata fiducia nel Cristo Gesù.
L’episodio contiene poi un significativo insegnamento circa la preghiera, evidenziandone due aspetti: l’insistenza e l’intercessione.

Spesso nel vangelo Gesù parla dell’insistenza nella preghiera (cfr. Luca 11,5-8; 18,1-8), tanto che ne deriva una certezza: “chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto” (Mt. 7,8) E’ anche vero che talvolta a noi non pare proprio di trovare o di ricevere ciò che chiedevamo; ma la fede ci conforta assicurandoci che comunque Dio ci esaudisce, in quanto vuole il nostro bene più di quello che noi stessi vediamo e vogliamo per noi, ed è anche vero che prima o poi ne facciamo esperienza!

Quanto all’intercessione, è significativo che, operando sul primitivo testo di Marco, il primo evangelista abbia aggiunto il particolare dei discepoli che intercedono per la cananea, proprio per sottolineare tale ruolo essenziale della Chiesa peregrinante, qui rappresentata dagli apostoli.

Il terzo grande insegnamento che deriva da questa pagina di vangelo è l’apertura universalistica.
Quello dell’ammissione dei pagani alla comunità cristiana, senza dover passare necessariamente attraverso il giudaismo, fu uno dei problemi più dibattuti nella Chiesa primitiva (cfr. Atti 15, il cosiddetto “concilio di Gerusalemme”) e proprio nella comunità di Matteo molti erano ancora reticenti sull’ammissione dei pagani alla salvezza. Così il redattore riafferma senz’altro la priorità cronologica della missione di Gesù e dei suoi verso “le pecore perdute della casa di Israele” (v.24), ma nello stesso tempo mostra chiaramente che nel piano di Dio la salvezza è destinata a tutti.  


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