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 Campobasso 
Apriamo una discussione vera sul ruolo dell'Università in Molise


Sergio Sorella
Pubblicato in data 13/9/2017 ● FUORI PORTA WEB © 2000

In questi giorni, mentre molti studenti entrano nelle aule scolastiche, altri sono alle prese con i test di ammissione alle varie facoltà ed altri ancora hanno già deciso la strada da intraprendere. Forse vale la pena recuperare una discussione che finora non ha sortito grandi risultati. Ci riferiamo al ruolo che l’Università del Molise svolge nella nostra regione. Non solo come presidio culturale e formativo ma anche come soggetto che contribuisce a stimolare la crescita di un’economia che deve sempre più guardare alla conoscenza per affrontare le difficoltà in cui versa il Molise e la complessità del mondo contemporaneo .

In Molise su 100 studenti che in questi giorni si sono seduti sui banchi della scuola primaria, 84 riusciranno a conseguire un diploma delle superiori, 41 si iscriveranno all'università (18 a quella del Molise), 23 prenderanno la laurea. Solo qualcuno di questi resterà o tornerà in regione. In Italia solo 24,9% dei giovani si laurea; il dato sui laureati nell’U.E. è del 38,5%. Non intravedono politiche nazionali che si pongono l’obiettivo di invertire questa tendenza.

La regione Molise e l’università in questi anni sono apparse istituzioni autoreferenziali, quasi dei corpi separati dal contesto regionale. In dieci anni si è passati da 10.600 iscritti ad appena 7.000. Si è avuto un calo delle immatricolazioni (con una controtendenza nell’ultimo anno). Varie le cause. Le famiglie si impoveriscono e non vedono più nel sistema universitario una prospettiva per il futuro; esistono incertezze, anche normative, che attaccano l’autonomia universitaria; occorre trovare soluzioni per garantire agli studenti il diritto allo studio. Qualcosa è stato fatto dando il servizio dei trasporti gratuito agli studenti. Ma occorre un piano di investimenti ampio ed articolato. Per questo bisogna realizzare un grande patto sociale e solidale tra i diversi attori della comunità politica ed accademica. Bisogna rifinanziare il fondo regionale del diritto allo studio: gli studenti hanno diritto a servizi efficienti ed esigibili.

L’università in Molise potrà dispiegare le sue potenzialità se qualifica l’offerta formativa e fa scelte di prospettiva nelle quali c’è anche attenzione al territorio, alle sue potenzialità, il raccordo con il sistema scolastico e l’individuazione di facoltà scelte oltre gli steccati generalisti. Il nostro ateneo ha raggiunto in passato dei risultati con la scelta di quasi tutte le facoltà e con sedi distribuite nel territorio. Oggi questa politica va ripensata. Le risorse vanno spese con idee progettuali di lungo periodo. L’attuale sofferenza delle facoltà “storiche” come agraria ed il dibattito sul ruolo della facoltà di medicina, stanno a dimostrarlo. Medicina, infatti, è rimasta ai margini del sistema sanitario regionale che fa rilevare una spropositata attribuzione in termini di risorse e posti letto ai privati. Il più volte annunciato Policlinico Universitario è rimasta una mera intenzione scritta tra gli organi accademici di turno e i diversi decisori politici. L’offerta formativa va rivista scegliendo delle priorità che valorizzino le eccellenze e abbiano un contatto con il territorio anche alla luce della razionalizzazione delle risorse. Altrimenti i numeri piccoli ed in costante diminuzione (ogni anno si perdono circa mille alunni nelle scuole molisane) ci condanneranno ad un inevitabile declino. Un investimento serio in ricerca scientifica, in una dimensione come la nostra, potrebbe consentire non solo a tanti giovani laureati di mettere in pratica le loro conoscenze in loco ma anche di essere un punto attrattivo per ricercatori provenienti da altri contesti.

Per questo occorre riaprire un dibattito serio, approfondito e senza steccati, sul ruolo e sul sostegno da dare all’università nella nostra regione. Proseguire con le politiche che lucrano rendite di posizione, determina conseguenze scellerate. I giovani emigrano e le diseguaglianze tra le generazioni sono palesemente aumentate. Formiamo ed esportiamo talenti e laureati che non potranno dispiegare le loro competenze nella nostra regione e, sempre più spesso, nemmeno in Italia. Siamo un paese che investe sulle rendite, sulle pensioni, sui privilegi e non sui giovani. Poi ci si lamenta della loro disaffezione alla politica. Prima di discutere di alleanze, forse, conviene discutere di questi problemi concreti.

Sergio Sorella
Presidente nazionale Associazione Professionale Proteo Fare Sapere
 


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