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 Guglionesi 
Alternanza scuola lavoro: anche in Molise una freccia senza bersaglio


Sergio Sorella
Pubblicato in data 16/10/2017 ● FUORI PORTA WEB © 2000

In questi giorni il tema dell’alternanza scuola lavoro è tornato alla ribalta per effetto delle manifestazioni organizzate dagli studenti che non ci stanno ad essere considerati in prevalenza forza lavoro non retribuita. La debolezza del sistema era stata messa più volte in evidenza ma la narrazione, fatta dei soliti slogan, non ha consentito di affrontare laicamente il tema. In Italia ci sono 1,5 milioni di studenti che stanno facendo alternanza; in Molise 3.000 ragazzi tra i 16 e i 19 anni sono impegnati in questi percorsi. Cosa stanno facendo? E’ utile per il loro percorso formativo?

Le proteste degli studenti ci dicono che essi ritengono, in prevalenza, di perdere tempo e di essere sfruttati. Eppure l’alternanza potrebbe essere una buona modalità didattica. Il rapporto scuola lavoro necessita di un quadro unitario che preveda l’utilizzo coordinato di tutti i dispositivi normativi (alternanza, apprendistato, stage, tirocini). Invece i provvedimenti in materia sono scollegati tra loro.

In Italia negli ultimi 20 anni si sono susseguiti provvedimenti a raffica sulla scuola. E’ mancato uno studio approfondito su quale sistema d’istruzione abbia bisogno il nostro paese. In quest’ambito, per la scuola superiore non si riesce a costruire un sistema integrato dell'apprendimento permanente da realizzare con un impianto unitario, continuo, progressivo, verticale, superando tutte le forme di canalizzazione precoce. Occorrerebbe incrementare le competenze dei docenti con una sistematica politica della formazione iniziale e della formazione in servizio; promuovere le opportune misure di accompagnamento per far crescere una cultura della valutazione formativa centrata sulla didattica delle competenze (come strumento di innovazione metodologica) e sul superamento di una didattica prevalentemente trasmissiva. Mettere al primo posto l’obiettivo di costruire le condizioni per l’apprendimento basato sull’interazione con i contesti lavorativi. Da qui, per l’alternanza scuola lavoro, c’è bisogno di capire innanzitutto la capacità formativa delle imprese e delle singole realtà territoriali presso le quali gli studenti si recano.

La legge 107/15 impone, invece, una quantità impressionante di ore a prescindere da tutto ciò. E strizza l’occhio alle imprese. Infatti, il comma 33 dichiara che l’alternanza scuola-lavoro viene attuata «al fine di incrementare le opportunità di lavoro e le capacità di orientamento degli studenti». In un contesto dove le diseguaglianze aumentano, piegare la formazione delle nuove generazioni ai bisogni del lavoro che muta di giorno in giorno è insensato. Occorre, al contrario, una formazione culturale aperta e complessa, una educazione della mente che sappia affrontare con strumenti critici un mondo sempre più velocemente mutevole.

Eppure l’alternanza progettata e realizzata bene avrebbe un grande valore educativo e formativo. La domanda dalla quale partire dovrebbe essere: Quali parti del profilo degli studenti e delle competenze previste dagli ordinamenti possono essere realizzate in contesti lavorativi quali quelli in alternanza? Da qui bisognerebbe iniziare individuando: l’area del curricolo; l’area della formazione; l’area della “manualità”. La progettazione unitaria e collegiale dei percorsi in alternanza deve indicare le parti del profilo educativo, culturale e professionale da realizzare fuori dalla classe. Dunque, declinazione dei percorsi, dei tempi di realizzazione e delle modalità degli apprendimenti, modalità di certificazione delle competenze e relativa documentazione,in un curricolo interdisciplinare.



La verifica e la valutazione dei percorsi di alternanza sono di competenza delle istituzioni scolastiche; la valutazione degli apprendimenti acquisiti in alternanza è certificata da parte dell’istituzione scolastica, tenendo conto delle indicazioni fornite dal tutor aziendale; le istituzioni scolastiche rilasciano una certificazione relativa alle competenze acquisite nei periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro. Ma per far questo occorre che l’alternanza scuola lavoro sia un modello didattico che trasforma il tradizionale concetto di apprendimento e sia un arricchimento della formazione dello studente indipendentemente dall’avviamento al lavoro, fino a rappresentare un raccordo con il territorio ed il mondo del lavoro.

Nonostante il grande impegno profuso dalle scuole, lasciate sostanzialmente sole in questa progettazione, la protesta degli studenti di questi giorni richiama alla necessità di rivedere il sistema. Continuare, invece, con le rigidità previste dalla legge 107/15 serve alle imprese per avere manodopera gratis, riduce le ore di formazione per gli studenti, determina una scarsissima attenzione alla didattica. Una perdita di tempo in uffici a fare le fotocopie, se non un vero e proprio sfruttamento per i ragazzi ed un fallimento di una modalità didattica consegnata al pressapochismo ed alla rincorsa per certificare le ore obbligatorie che bisogna realizzare.

In Molise il tutto è reso più problematico per effetto delle poche realtà produttive e recettive presenti. Molti studenti sono in strutture che non hanno alcuna attinenza con il corso di studi e l’alternanza tra scuola e lavoro diventa solo parcheggio, snaturandola da modalità didattica per la quale era stata pensata.  


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