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La luce della Pasqua del Signore nella nostra vita di battezzati


Gianfranco De Luca
Pubblicato in data 16/4/2022 ● FUORI PORTA WEB © 2000

ECCO IO FACCIO UNA COSA NUOVA, PROPRIO ORA GERMOGLIA, NON VE NE ACCORGETE? (Is. 43,19)

Carissimi,
Gesù Crocifisso-Risorto che vive con noi è la verità decisiva della fede cristiana. E’ la “cosa nuova” fatta dal Padre.
Non siamo nati né viviamo per la morte, ma per la vita realizzata e nella gioia. Questo già da adesso, nel tempo presente della nostra esistenza terrena, anche se ne sperimenteremo il compimento nell’incontro definitivo con il Padre.
Il Signore Gesù, Morto e Risorto, porta a compiutezza quanto vive nel cuore di ogni persona umana: il desiderio e la ricerca della felicità.

La esistenza cristiana è una esistenza pasquale.
“La Risurrezione di Gesù non è il finale lieto di una bella favola, non è l’happy end di un film; ma è l’intervento di Dio Padre là dove si infrange la speranza umana. Nel momento nel quale tutto sembra perduto, nel momento del dolore, nel quale tante persone sentono come il bisogno di scendere dalla croce, è il momento più vicino alla risurrezione… Nel momento più oscuro interviene Dio e risuscita”. (Papa Francesco)
Certamente stiamo vivendo, come singoli e come società, un tempo terribile e angosciante. Facciamo ancora i conti con la pandemia e le sue nefaste conseguenze che, pur nel ridursi della aggressività, non sembra voler cessare. Vi è poi la tragedia della guerra in Ucraina, che ha anche riportato in evidenza le tante guerre che si combattono in vari luoghi del nostro pianeta. Con le scene di morte e di violenza che ogni giorno occupano le prime pagine dei nostri giornali e invadono in un tam tam continuo i social, creando raccapriccio, ma anche smarrimento e angoscia. Infine non possiamo non ricordare La crisi economica che attanaglia la vita delle nostre famiglie, e colpisce soprattutto i meno abbienti, gli ultimi.
“Guardando Gesù nella sua passione, noi vediamo come in uno specchio le sofferenze dell’umanità e troviamo la risposta divina al mistero del male, del dolore, della morte”, sottolinea il Papa.
Le piaghe e i drammi dell’umanità segnano il corpo e il cuore del Crocifisso e trovano nel suo Grido: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, l’espressione massima del dolore e della sofferenza di tutta l’umanità.
A volte, come dice il Papa, “noi attendiamo che Dio nella sua onnipotenza sconfigga l’ingiustizia, il male, il peccato e la sofferenza con una vittoria divina trionfante. Dio ci mostra invece una vittoria umile che umanamente sembra un fallimento”.
Da cristiani, possiamo e dobbiamo coltivare la speranza nella pazienza dell’ora presente.
Quando tutto sembra perduto, è allora che interviene Dio con la potenza della risurrezione.
Sant’Agostino, riguardo al Crocefisso, dirà: “Ucciso dalla morte, Egli (Gesù) uccide la morte”.

ECCO IO FACCIO UNA COSA NUOVA, PROPRIO ORA GERMOGLIA, NON VE NE ACCORGETE? (Is. 43,19)

La Pasqua che anche quest’anno celebriamo e nella quale siamo immersi dal giorno del nostro Battesimo è il cuore della nostra speranza e fonte della nostra consolazione.
“Cristo è risorto”, “sì è veramente risorto” è il saluto che i primi cristiani si scambiavano, incontrandosi lungo le strade e nei mercati che frequentavano.
La vita quotidiana, vissuta nella luce e nel dono della Pasqua, è veramente la chiave per accedere alla Vita. «Le lunghe ore, tutte uguali, la monotonia del dovere, il lavoro che ognuno trova ovvio, la lunga e amara fatica per la quale nessuno ti ringrazia; l’essere logorato e sacrificato nell’età avanzata, le delusioni e gli insuccessi, i malintesi e la mancanza di comprensione, i desideri non realizzati, le piccole umiliazioni, l’inevitabile autoritarietà degli anziani nei confronti dei giovani, l’altrettanto inevitabile insensibilità dei giovani verso gli anziani, i piccoli dolori del corpo, l’inclemenza del tempo, gli attriti causati da una vicinanza troppo stretta […] eppure proprio la vita quotidiana, nelle difficoltà che comporta, è veramente una benedizione. Essa ha un significato di principio. È il luogo esemplare della vita spirituale, cioè della nostra unione con Dio». (K. Rhaner)
La vita quotidiana è il luogo per entrare in relazione col Padre, attraverso Gesù Cristo nello Spirito Santo, è una scuola dell’unione con Dio e perciò della propria realizzazione.
Essa ci insegna a rivolgere la nostra attenzione verso i fatti normali della vita; perché questi sono il mondo in cui incontriamo Dio stesso. «Il nostro atteggiamento verso tale mondo dà importanza alla nostra fede in Dio. Il nostro rapporto con Dio si decide nel nostro rapporto con la realtà di tutti i giorni e gli avvenimenti che accadono. La nostra esistenza, nel suo svolgersi quotidiano, ha un significato spirituale e, viceversa, la nostra esistenza spirituale si gioca nella realtà di tutti i giorni. L’inevitabile riferimento reciproco che Dio e mondo hanno nella nostra vita costituiscono il mistero assoluto. È il mistero di Dio nell’anonimità della nostra vita quotidiana». (K Rhaner)
Furono queste, le stesse intuizioni che Charles de Foucauld ebbe quando, vivendo nel silenzio adorante e amorevole di Nazareth, scopre che la vita quotidiana di Gesù consisteva nel vivere in pienezza la vita ordinaria, condividendo le gioie e le angosce del suo popolo in comunione con il Padre e obbediente a suoi genitori Maria e Giuseppe…

Il mondo della quotidianità è un luogo dell’incarnazione, che ha il suo compimento nella Pasqua. Ed è il luogo dove essa arriva a compiersi nella nostra vita.
Nell’Incarnazione Dio fa il suo ingresso nel mondo dell’uomo, assume la sua quotidianità e sopporta egli stesso il peso dell’estraniazione che inevitabilmente fa parte di tale mondo.
«Dio diventa uomo affinché l’uomo, nella vita quotidiana delle nostalgie amare e delle speranze consumate, divenga un uomo che rispetti sé e gli altri, che sappia perdonare loro, ma che s’impegni anche per essi, rendendo tangibile nelle sue parole e nelle sue azioni che egli è fatto ad immagine di Dio. Nella vita quotidiana con i suoi problemi e con le sue difficoltà l’uomo incontra Dio in quanto Dio […] L’ordinarietà della nostra vita è il luogo in cui incontriamo Dio e in cui troviamo noi stessi. Essa rappresenta la sfida e la prova dell’incarnazione e di Dio e dell’uomo. In Cristo, Dio e uomo s’incontrano in modo esemplare. Cristo è l’esistenza dell’uomo in Dio e l’esistenza di Dio nell’uomo. La sorpresa che suscita la sua morte e la novità costituita dalla sua risurrezione significano un risveglio della vita in tutto il mondo». (K. Rhaner)
Vivendo la Pasqua nel quotidiano, attiviamo quel «risveglio del mondo» al quale ci richiama continuamente papa Francesco, e contribuiamo, lentamente, ma decisamente, alla vera riforma della Chiesa che consiste in un sincero e profondo rinnovamento di tutti i battezzati.
Infatti siamo nel tempo in cui la fede e la sua pratica non è più condivisa in base ad una unanime convinzione e ad una consuetudine secolare nella quale ognuno viene accolto e plasmato fin dalla nascita, ma, questo è il tempo in cui il cristiano può esser tale solo se fa e vive un’autentica esperienza personale di Dio ed entra in relazione filiale con Lui che è Padre, che testimonia nello stile di vita quotidiano.

ECCO IO FACCIO UNA COSA NUOVA, PROPRIO ORA GERMOGLIA, NON VE NE ACCORGETE? (Is. 43,19)

Vi consegno uno scritto di Chiara Lubich: ci apre una prospettiva concreta ed una via per entrare nel Nuovo fatto da Dio e diventarne testimoni.
Qual dolore pensare che la vita di moltissimi uomini non vien vissuta! Non vivono perché non vedono. E non vedono perché guardano al mondo, alle cose, ai familiari, agli uomini col loro occhio. Mentre, per vedere, basterebbe seguire ogni avvenimento, ogni cosa, ogni uomo con l'occhio di Dio. Vede chi s'inserisce in Dio, chi, conoscendolo «Amore», crede al suo amore e ragiona come i santi: «Tutto ciò che Dio vuole e permette è per la mia santità».
Per cui gioia e dolori, nascite e morti, angosce ed esaltazioni, fallimenti e vittorie, incontri, conoscenze, lavoro, malattie e disoccupazioni, guerre e flagelli, sorriso di bimbi, affetto di madri, tutto, tutto è materia prima della nostra santità.
Attorno al nostro essere gira un mondo di valori d'ogni specie, mondo divino, mondo angelico, mondo fraterno, mondo amabile e anche mondo avverso, disposti da Dio per la nostra divinizzazione, che è il nostro vero fine.
E in questo mondo ognuno è centro, perché legge del tutto è l'amore.
E, se per l'equilibrio divino e umano della nostra vita, noi dobbiamo, per volontà dell'Altissimo, amare, amare sempre il Signore e i fratelli, la volontà e la permissione di Dio, gli altri esseri lo sappiano o non lo sappiano servono, si muovono nella loro esistenza, per amore nostro. Infatti, per quelli che amano, ogni cosa coopera al bene.
Con gli occhi oscurati e increduli, non vediamo molto spesso come ognuno e tutti siano stati creati in dono a noi e noi in dono agli altri.
Ma così è. E un misterioso legame d'amore lega uomini e cose, conduce la storia, ordina il fine dei popoli e dei singoli, nel rispetto della più alta libertà.
Ma dopo alcun tempo che l'anima abbandonata in Dio ha fatto per sua legge «credere all'amore», Dio vi si manifesta ed ella, aprendo nuovi occhi, vede che da ogni prova raccoglie nuovi frutti, che a ogni lotta segue una vittoria, che su ogni lacrima fiorisce un sorriso nuovo, sempre nuovo, perché Dio è la Vita, che permette la tortura, il male, per un bene più grande.
Comprende come la via di Gesù non culmini nella via crucis e nella morte, ma nella resurrezione e nell'ascensione al Cielo.
Allora il modo di osservare le cose all'umana si scolorisce e perde senso, e l'amaro non intossica più le brevi gioie della sua vita terrena. Per lei nulla dice il detto pieno di malinconia: «Non c'è rosa senza spina», ma, per l'onda della rivoluzione d'amore in cui Dio l'ha trascinata, vale nettamente l'opposto: «Non c'è spina senza rosa».


Buona vita, nella luce della Pasqua.

+ Gianfranco, vescovo  

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