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 Guglionesi 
Facciamo finta che tutto va ben


Mario Vaccaro
Pubblicato in data 9/4/2013 ● FUORI PORTA WEB © 2000

Avevo 6 anni quando nella TV in b/n ascoltavo la Colli cantare questa canzone, in un programma che conduceva assieme al marito (Gaber che, diventato il signor G, incise “Far finta di essere sani”, attualissima come sono e saranno per lungo tempo tante sue canzoni). Se non avesse 38 anni, sembrerebbe sfornata dal duo Apicella/Berlusca. Certo il testo, nell’immaginario di molti, non può non evocare l’ultimo governo del signor B, con le sue ampie rassicurazioni circa un’Italia che nell’ambito della crisi mondiale stava “meno peggio” degli altri paesi occidentali, con il rammarico espresso nei confronti del disfattismo di coloro che, argomentando della crisi, creavano quel clima di sfiducia che avrebbe nuociuto all’economia, rallentando il ritmo degli investimenti … d’altronde “i ristoranti erano pieni!”.

Dare tutta la colpa al signor B, però, è da italiano affetto dalla “sindrome da piazzale Loreto”: se la crisi è mondiale, l’inadeguatezza dell’intera classe politica è fattore nostrano. Ed è stata proprio la crisi a rendere drammaticamente evidente una risultanza messa in luce già 11 anni orsono. Ma il pungolo dei “girotondini” non ha sortito effetto alcuno, anzi la sinistra ha mostrato tutta la sua debolezza in questo frangente, non riuscendo a vincere quando vincere era facile. Chi poteva immaginare che D’Alema “dìqualcosadisinistra” fosse la pentola rispetto alla brace dei suoi successori, tutti accomunati in un antiberlusconismo da paradosso: non solo si è rivelato un atteggiamento politicamente sterile, quanto nei fatti al signor B non hanno mai messo i bastoni tra le ruote, laddove addirittura lo hanno favorito (quel genio di Veltroni, il “comunista che non è mai stato comunista”, è riuscito a riabilitarlo dopo che la Lega lo aveva mollato). Ma questa è già storia.

La principale qualità di un leader politico riguarda il possesso delle doti da statista, ovvero deve avere un’idea chiara dei traguardi da far raggiungere al proprio paese. Non è roba per pavidi, per una sinistra che si vergogna di essere una sinistra (visto la fine di Fini, che giunto al Governo si è messo a fare cose di sinistra, rinnegando le sue radici?). Con i Prodi e i Renzi si vinceranno pure le elezioni, poi però un centrosinistra dovrà pur fare anche qualcosa di sinistra. A me sembra fin troppo evidente che da anni in questo paese ci sono milioni di persone di sinistra il cui pensiero politico non trova rappresentanti che abbiano il coraggio di sbandierarli. Ma se l’andamento delle tornate elettorali sono x lo + sconfortanti, c’è comunque un Vendola che, comunista e omosessuale, vince in una delle regioni più conservatrici d’Italia, contro un uomo forte del centrodestra … ed è l’unico a criticare Monti, a differenza dei pavidi uniti nel coro degli elogi: fatto il bilancio dell’ultimo Governo si vedrà chi aveva ragione.

Il Muro di Berlino – la prendo alla lontana - ha una valenza simbolica la cui connotazione è chiaramente negativa; va da sé che la sua caduta è simbolo di carattere positivo. I simboli evocano, nell’ambito d’una medesima cultura (antropologicamente intesa), significati ideali di immediata comunicazione: si visualizza l’oggetto concreto e immediatamente si stabilisce un’analogia con un’immagine evocata mentalmente. Insomma, focalizzi la mente sulla caduta e repentinamente noi individui appartenenti alla cultura occidentale – identificata da un minimo comun denominatore di valori – colleghiamo l’evento a significati che sono patrimonio di tutti. A quasi un quarto di secolo di distanza, sarà che sono mentalmente disturbato, a me sembra che occorra indagare su altri significati di non immediata evocazione, alieni dalla portata simbolica. Per quel che concerne la cultura politica, la caduta ha rappresentato l’avvio di un declino. Probabilmente è una questione di struttura mentale, che in tema di ideali si è formata sulla dottrina cattolica: la visione assolutista, che è marchio specifico della nostra religione, in tema di intelletto ci ha insegnato a “ragionar per astrazioni” sulla base degli opposti … bianco-nero, bene-male, luce-tenebre e via fantasticando (il disturbato, purtroppo, non sono io). E così insieme al Muro è caduta la netta separazione tra le opposte visioni progressista/rivoluzionaria e conservatrice/reazionaria: incapaci di ragionare sulle sfumature di grigio, centrodestra e centrosinistra si sono impaludate su una cultura politica dalla tonalità plumbea, esprimendo programmi politici che non hanno alcuna particolare connotazione, potendo indifferentemente essere esponenziali dell’una o dell’altra parte dello schieramento.

L’identità politica, la provenienza, sono questioni dirimenti solo quale criterio per assegnare i posti in cui sedere in Parlamento (i Grillini hanno rappresentato una novità anche riguardo alla posizione in cui collocarsi nell’emiciclo: sono il prodotto della barbarie politica che ha portato al nonsenso dei vecchi riferimenti). La c.d. sinistra massimalista, cioè la vera sinistra, è evaporata per pavidità … così come la destra; ci vogliono dare a bere che è una circostanza positiva, un’emancipazione dai vecchi schemi … bla bla bla. A me sembra essere un chiaro segno di decadenza, l’abbandono della ricchezza delle differenti visioni della vita e della società, a discapito d’un pensiero unico … moderati di destra e moderati di sinistra. Il punto è: siamo davvero tutti moderati? Rifondazione Comunista negli anni ’90 arrivò a superare tre milioni di voti: questi italiani hanno in seguito cambiato idea per aver all’improvviso compreso di essere intimamente moderati o la classe politica non è stata in grado di esporre validamente le loro idee?

E’ destino dunque che il centrosinistra venga rappresentato da uno la cui immagine è curata da Gori e la dialettica da Baricco, quindi più che da un uomo da un prodotto. Molto probabilmente con lui si sarebbero vinte le elezioni e, in quanto sindaco di un’importante città, si potrebbe anche scommettere sulle sue capacità (la sua cosa migliore, secondo me, rimane quello che, al netto della scelta infelice del termine quanto a buon gusto, è il necessario contrasto dialettico che il delfino deve stabilire col vecchio capo: giovani della sinistra guglionesana, prendete esempio … e Raspa docet). L’ho sentito esprimere la sua su tanti temi, ma io resto dell’opinione che uno statista debba esporre, con pochi ed efficaci slogan, i punti chiave su cui riverserà tutto il suo impegno. Come in ogni azienda, dal candidato alla Presidenza del Consiglio, al netto delle solite menate retoriche (Renzi in un comizio pre-primarie se n’è uscito con un “voglio poter augurare ai pensionati un buongiorno che sia davvero un buongiorno”, in stile “Miracolo a Milano”), vogliamo sapere in quali settori intende tagliare le spese e su quali investirà risorse (politiche sociali, lavoro e cultura – obiettivi per antonomasia di sinistra - sennò la gente prima o poi s’incazza davvero), rendendoci edotti su come finanzierà gli “investimenti”. Per come la vedo io, più importante di vincere le elezioni è il “come le vinci”: se lo schieramento vede Monti e Vendola assieme, quale idea politica, quale visione del Paese verrebbe ad affermarsi? Detto papale papale, quando occorrerà chiedere l’ennesimo sacrificio economico, lo si chiederà agli ultimi o ai primi della società? Per un voto consapevole, d’opinione, l’elettore dovrebbe essere informato prima su tale non secondaria questione. Questi partiti, che se ne strafottono di ottemperare alla norma più elementare esistente in politica, “se mi voti ti prometto che …”, hanno pure il barbaro coraggio di attaccare Grillo su questo punto … “passa il bue e dice …”.

Molti si prendono la briga di ricordarci, bomboletta di vernice in mano e Nietszche quale fonte d’ispirazione, che “Dio è morto”; a me, che pure non son medico, tocca l’ingrato compito di rendervi – qui ed ora - edotti del fatto che … sigh! … anche Marx è da un po’ che non si sente tanto bene.
Ma facciamo finta che tutto va ben, facciamo finta di essere sani (“liberi, sentirsi liberi, forse per un attimo è possibile, ma che senso ha se è cosciente in me la misura della mia inutilità” GG).  


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