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 Milano 
“Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia..."


Ileana Mortari
Pubblicato in data 27/7/2016 ● FUORI PORTA WEB © 2000

Ai tempi di Gesù era normale rivolgersi ai rabbini (gli esperti della Legge!) per sottoporre loro questioni non solo religiose, ma civili; nel testo non è neppur chiaro come stavano esattamente le cose tra i due fratelli, ma questo non interessa all’evangelista, né dunque deve interessare al lettore.

Quello che sta a cuore a Luca è mostrare l’insegnamento che Gesù dà ai suoi ascoltatori (e a tutti noi, ovviamente): il Maestro si rifiuta di dirimere la questione ed esclama: “Guardatevi e tenetevi lontani da ogni cupidigia!” Cioè: il problema più importante non è la divisione dell’eredità, ma la consapevolezza del senso e della destinazione della propria vita, in cui la cupidigia svolge un ruolo solo negativo. Possiamo dire che proprio qui, nell’astenersi dalla cupidigia, sta uno dei due fulcri, o elementi portanti del brano.

Che cos’è la “cupidigia”? Il dizionario la definisce “desiderio sfrenato, bramosia, avidità, con un senso di eccesso condannabile in sé e per le conseguenze”: è il non sapersi accontentare, il volere sempre di più, senza essere mai soddisfatti; è l’accumulare senza limiti. Perché Gesù invita ad evitarla, a starne lontani?

Fondamentalmente perché rappresenta una colossale illusione, che inganna pesantemente l’uomo.
L’inganno consiste nel fatto che chi possiede molti beni (mobili e immobili) si crede al sicuro, avvantaggiato, protetto da fame e indigenza, e anche dotato di una certa superiorità sugli altri, o addirittura di un grande potere: crede di poter “acquistare” tutto quello che vuole! Pensa di poter perfino “comprare” le persone o gli affetti: quali costosissimi regali non fa certa gente per accaparrarsi l’affetto di un figlio?

Dicevamo: il ricco crede……pensa…… ; ma in realtà non è affatto così. Infatti Gesù aggiunge una chiara motivazione al suo invito: “Guardate e tenetevi lontani da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni” (v.15) e prosegue con un’eloquente esemplificazione: la vicenda di un uomo ricco che si propone costruire magazzini più grandi per contenere un raccolto particolarmente abbondante e pensa così di poter godere dei suoi beni per molti anni, in tutta tranquillità. “Ma Dio gli disse: <Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?>”(v.20).

Ecco, qui troviamo il secondo fulcro del brano: stolto! - dice Dio a quell’uomo. Perché stolto?
Il termine, nell’originale greco (afron), indica un uomo non avveduto, imprudente, senza buon senso. E perché quel ricco è stolto? Certo, non ha messo in pratica quegli insegnamenti contenuti nei libri sapienziali delle Scritture che pure doveva ben conoscere:

“Il ricco…mentre dice:..”ora mi godrò i miei beni”, non sa quanto tempo ancora trascorrerà; lascerà tutto ad altri e morirà” (Sir.11,19)

“A uno Dio ha concesso beni, ricchezze, onori e non gli manca niente di quanto desidera; ma Dio non gli concede di poterne godere, perché è un estraneo che ne gode.” (Qoelet 6, 2)

Inoltre egli ha trascorso tutta la vita pensando solo a sé: il brano è frequentemente scandito dal soggetto di prima persona “io” e dal possessivo “miei”.

Infine non ha minimamente pensato al momento della morte, destino di ogni uomo.

La conseguenza-conclusione di tale vicenda è espressa da Gesù in termini molto netti: “Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio” (v.21).

E’ da notare che Gesù non condanna le ricchezze in quanto tali, ma l’accumularle “per sé”, il non condividerle. L’atteggiamento opposto, e indicato da Gesù come quello positivo, è “arricchire davanti a Dio”.

In che consiste quest’altra “ricchezza”? Ovviamente non si tratta di beni materiali, neppure se destinati al culto di Dio. Si tratta di beni di tutt’altro tipo, di natura “spirituale”: la condivisione (come dice Gesù subito dopo: date in elemosina…), la compassione, la misericordia, la solidarietà, la attenzione e il soccorso verso il fratello, insomma gli innumerevoli volti dell’AMORE, il dono più grande che Dio ha fatto all’uomo.

E a questo punto risulta chiara anche la frase pronunciata da Gesù in risposta a colui che gli chiedeva di dirimere la questione dell’eredità con il fratello: “la vita dell’uomo non dipende dai suoi beni”; vita qui è da intendersi nel senso più largo: sia quella terrena, che quella dopo la morte, nell’aldilà.

Nel primo caso non è forse vero che chi viene a trovarsi in gravi problemi di malattia, solitudine, dolore per la perdita una persona cara….avrà senz’altro accanto a sè ad aiutarlo e confortarlo le persone (se non tutte, almeno qualcuna….) che egli ha amato e aiutato nel momento del bisogno?

Per quanto poi riguarda l’aldilà, noi – dice la Scrittura - “saremo giudicati sull’amore”; dunque, quanto più avremo amato e saremo stati “prossimo” per gli altri, tanto più grande sarà la nostra ricompensa: “fatevi borse che non invecchiano – dice Gesù nel seguito del discorso – un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma” (Luca 12, 33)

Possiamo allora concludere che l’investimento più avveduto, quello dell’uomo saggio (e non stolto) è quello dell’amore!

ALTRI PASSI BIBLICI, COLLEGATI A LUCA 12,13-21, CHE SI POSSONO UTILMENTE
LEGGERE E MEDITARE, SONO:
Deut. 15, 32-3: aiuterai il tuo fratello bisognoso
Salmo 61/2: alla ricchezza, anche se abbonda, non attaccate il cuore
Dio solo è mia rupe e mia salvezza
Prov.30, 8-9: non darmi né povertà né ricchezza;
ma fammi avere il cibo necessario
Sirac.11, 18-28: un uomo si conosce veramente alla fine
Luca 12, 22 – 32: cercate il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta
Col.3,5: mortificate…. quella avarizia insaziabile che è idolatria
1° Tm 6, 6 – 10: l’attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali  


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