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Pubblicato in data 15/4/2014 ● Articolo consultato 1649 volte ● Archivio 3199 ILMOLISE.NET

Termoli
Libro "Le traslazioni delle reliquie dei santi. Le carresi": viaggio nella pietà popolare


Gianfranco De Luca ● ilmolise.net

[Dalla prefazione al libro "Le traslazioni delle reliquie dei santi. Le carresi" (Città Nuova, Roma, 2014, pp. 256), di Mons. Gianfranco De Luca, vescovo della Diocesi di Termoli-Larino]

Ciascuna porzione del Popolo di Dio, traducendo nella propria vita il dono di Dio, secondo il proprio genio, offre testimonianza alla fede ricevuta e l’arricchisce di nuove espressioni che sono eloquenti”.
Queste parole di Papa Francesco danno ragione dello stupore e del rispetto che, spontaneamente, ho avvertito nascere dentro di me, nel partecipare ad alcune manifestazioni della Pietà Popolare, tipiche del Popolo di Dio della nostra Diocesi. Nel colore e nella, per me, inusuale gestualità che le caratterizza, ho colto un profondo coinvolgimento emotivo e collettivo che mi hanno richiamato immediatamente “ad altro”; mi hanno aperto il cuore al Mistero. È ancora il Papa che mi aiuta a interpretare la mia sensazione interiore: “Si tratta di una spiritualità incarnata nella cultura dei semplici. Non è vuota di contenuti, bensì li scopre e li esprime più mediante la via simbolica che con l’uso della ragione strumentale.”
Proprio l’esperienza vissuta nell’incontrare queste realtà, mi ha reso attento ad esse, mi ha responsabilizzato nel volerle conoscere più a fondo, nel custodirle nella verità della loro origine e valorizzarle nella potenzialità di trasmissione della fede che hanno.
Ho scritto nel Direttorio Liturgico-Pastorale: “La Pietà Popolare è una modalità legittima di manifestare la fede, un modo concreto di sentirsi parte della Chiesa e partecipi della sua missione. In una società secolarizzata è ancora un segno concreto della confessione del Dio vivente che agisce nella storia e anche un canale di trasmissione della fede, veicolo di evangelizzazione popolare. Però occorre esercitare una funzione di vigilanza, innanzitutto con uno sguardo positivo che porta a cogliere le dimensioni interiori della Pietà Popolare, a evidenziarne la matrice di fede che ne è l’origine, oltre che purificarla da elementi sincretistici o paganeggianti. Se questo avviene ci si accorge che essa costituisce un imprescindibile punto di partenza per la maturità e la profondità della fede del popolo. In secondo luogo occorre essere gelosi custodi di questa matrice e non permettere che l’elemento esteriore sfoci in un folklore senza senso, incline a derive superstiziose, e a volte irriguardoso nei confronti del Mistero che celebra.
Questo studio a più voci, che presento all’attenzione e alla riflessione di tutti, risponde a questa esigenza e a questo impegno. E una prima concretizzazione per conoscere, custodire, promuovere, un’unica manifestazione: La Traslazione delle reliquie dei Santi e le Carresi, che, in modi diversi, si vive in alcune comunità della nostra Diocesi.
Ne danno lettura e resoconto con dovizia di particolari e di riferimenti storici Giuseppe Mammarella e Luigi Sorella. Per la retta comprensione e il giusto collocamento dell’origine e del significato di queste manifestazioni religiose è fondamentale lo studio di Giuseppe De Virgilio che con dovizia di particolari e rimandi biblici ci aiuta a cogliere come esse abbiano forti e profondi riferimenti nel testo biblico, tanto da poter chiaramente affermare che proprio in esso vadano cercate le loro origini e individuato il loro fondamento. Va comunque superata una lettura “ideologica” riduttiva tendente a enfatizzarne le origini pagane o a riferirle solamente al senso religioso dell’uomo. Gli interventi di Marcello Paradiso e di Antonio Mastantuono aprono ad una lettura della dimensione teologica e della dimensione antropologica di queste manifestazioni della Pietà Popolare. Ne scaturiscono conseguenze pastorali che vengono ben individuate e prospettate nell’intervento di Antonio Mastantuono e saranno piste sulle quali siamo chiamati a fare un cammino comunitario.
Mi piace evidenziare che i contributi offerti in questo volume sono tutti di persone della nostra Diocesi, due laici appassionati e competenti, tre presbiteri qualificati e di sicura professionalità, docenti in Facoltà Teologiche. Hanno in comune l’amore per questa Chiesa, la sua storia, le sue tradizioni e la passione per la trasmissione della fede alle nuove generazioni.
Nel Direttorio Liturgico-Pastorale ho ancora scritto: “Quella delle Carresi è un’antica tradizione che affonda le radici nella coniugazione del sentimento religioso inverato nella fede cristiana e manifestato nelle forme di una civiltà contadina. Costituiscono un patrimonio di fede e cultura intimamente connesse, come tali vanno custodite, valorizzate e illuminate, perché continuino a svolgere anche la dimensione pedagogica di trasmissione della fede e di fonte identitaria delle singole comunità. Va con ogni cura evitato che vengano consegnate al folklore, ma, pur nell’accoglienza di contributi diversi, vanno gelosamente custodite nella loro natura di espressione autentica della religiosità e della fede del popolo cristiano. Per questo è bene anche vigilare su una eccessiva spettacolarizzazione e una esasperata competizione, che rischiano di contravvenire al naturale rispetto degli animali, che nella civiltà contadina sono alleati degli uomini e non strumenti di competizione, e che snatura il senso della Carrese stessa. Va reso merito a quanti con sacrificio, abnegazione e disinteresse si adoperano per tenere vive queste tradizioni.
Ritengo che questo lavoro sia uno strumento concreto in questa direzione. Ringrazio ciascuno di questi fratelli che hanno scritto il loro contributo e chi con discrezione e spirito di servizio ha contribuito alla sua realizzazione.

Mons. Gianfranco De Luca, vescovo della Diocesi di Termoli-Larino

 



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