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Pubblicato in data 2/5/2018 ● Articolo consultato 69 volte ● Archivio 3312 ILMOLISE.NET

Larino
Riapre al culto la monumentale chiesa di San Francesco a Larino


Giuseppe Mammarella ● ilmolise.net

Tracce di età angioina sotto la facies settecentesca del sacro edificio.

Grazie all’opera svolta dal Vescovo mons. Gianfranco De Luca, riapre al culto la chiesa di San Francesco d’Assisi a Larino. Aveva subito altri danni in seguito al terremoto del 2002. I lavori di ripristino del sacro edificio, uniti a quelli dell’antico convento francescano dei Frati Minori Conventuali (quest’ultimo fino alla prima metà degli anni Settanta del Novecento occupato dall’Arma dei Carabinieri), hanno consentito di riportare alla luce alcuni elementi che potrebbero aprire spiragli davvero interessanti sulla struttura absidale originaria del tempio risalente al primo ventennio del XIV secolo.
La scoperta fatta negli anni scorsi consiste, in particolare, in due monofore ed ai resti di alcuni affreschi posti lungo l’andamento poligonale dell’abside, il tutto risalente, con ogni probabilità, all’epoca in cui venne realizzata la chiesa.

Il vivo desiderio della popolazione, indusse il Re di Napoli Roberto d’Angiò a chiedere l’autorizzazione al Papa Clemente V di realizzare in Larino l’insediamento francescano; l’apposita Bolla pontificia fu emessa da Avignone il 7 luglio del 1312. Il complesso, che risultò già pienamente funzionante nel 1334, fu edificato proprio mentre erano in corso, a solo pochi metri di distanza, i lavori di ampliamento della cattedrale, giunti a termine nel 1319.

Una delle due monofore rinvenute al di fuori della chiesa, occupa l’intera parte centrale dell’abside e presenta l’arco a tutto sesto all’esterno e quello tribolato nella ghiera interna; l’altra, più piccola, anch’essa realizzata con conci in pietra, è posta lateralmente.
Anche i resti di quattro pilastri, formati da massi identici a quelli che mostrano le particolari finestre, ai quali erano certamente addossate delle colonnine, le cui basi sono emerse in seguito alla rimozione del coro, lasciano chiaramente intendere l’esistenza, sempre nell’abside, di una terza monofora.

In basso a sinistra, specialmente tra i primi due pilastri, sono affiorati avanzi di affreschi, anch’essi probabilmente trecenteschi, che offrono la visione di sei Personaggi: il Cristo in Croce con, alla sua destra la Madonna ed alla sua sinistra l’Evangelista San Giovanni; poco oltre, però senza volto, i Santi Apostoli Pietro e Paolo riconoscibili dalle chiavi e dalla spada poste le prime tra le mani dell’uno e l’arma tra quelle dell’altro; distaccato, a sinistra della Crocifissione, un Santo Vescovo. Tracce presenti altrove, lasciano supporre la presenza di altre pitture scomparse, probabilmente, quando fu realizzato il coro i cui stalli risultavano addossati a quelle appena descritte.
Questi nuovi elementi vanno ad aggiungersi a quei pochi già noti, come le “finestre strette e lunghe, chiuse nel muro meridionale” (piazza Roma) che permettevano di assegnare alla chiesa del XIV secolo uno “stile quasi orientale” (A.

Magliano, “Brevi cenni storici…”, Larino 1925, rist. Larino 1986, p. 54). Di epoca medioevale è anche la torre campanaria eretta su un arco a sesto acuto.

Nessun indizio è emerso, almeno finora, della tomba del Duca Francesco Carafa, Signore di Larino, vittima della nota congiura ai suoi danni compiuta il primo maggio del 1679. Il corpo del Carafa, come recita l’atto di morte compreso nell’apposito registro dell’anagrafe parrocchiale di San Pardo, “con gran pompa di funerali […] fu sepolto nella Chiesa del Convento di San Francesco, il terzo giorno, all’interno del coro presso la parete dietro l’altare maggiore”.

L’aspetto originario del tempio subì, nel corso del Seicento, notevoli trasformazioni, tanto da cancellarne o quasi l’organismo trecentesco.
Il larinese Giovanni Battista Berardicelli, che fu Ministro Generale dell’Ordine dei Conventuali, ricordato nell’epigrafe sormontata dal suo stemma posta a sinistra dell’ingresso, decise di restaurare il monastero e la chiesa, dotando quest’ultima di un soffitto in legno intagliato e dorato. Nella relazione di apprezzo del feudo di Larino redatta nel 1663, Salvatore Pinto la descrive “grande ad una nave e con honorevole ingresso guarnito di marmi e coverta a tetti e un soffitto nuovo con intagli, quadri sfondati in testa…” (G. e A. Magliano, “Larino…”, Campobasso 1895, p. 214).

Dalla Visita Pastorale compiuta nel 1684 dal Vescovo di Larino mons. Quaranta si rileva che in quell’anno la chiesa era munita, tra le altre cose, di sette altari, del coro, del pulpito, di acquasantiere marmoree e dell’organo posto, però, sopra l’ingresso; lo stesso documento indica che il campanile era fornito di due sacri bronzi (Archivio Storico Diocesano, sez. Larino, fondo curia, b. 5, f. 54).

Nel 1730, durante il governo di mons. Tria senior, il complesso monastico fu esentato dalla giurisdizione episcopale a cui era stato sottoposto in virtù della Bolla di Innocenzo X “Ut in Parvis” del 1654. Solo alcuni anni dopo, a partire dal 1746, la chiesa mutò completamente aspetto; venne subito sostituito il soffitto ligneo con la volta in muratura e l’anno seguente la cupola fu affrescata dal noto artista di Ripabottoni Paolo Gamba con lo stupendo scenario dell’Assunzione della Vergine sostenuto da quattro pennacchi raffiguranti gli Evangelisti. Contemporaneamente la volta venne ornata con stucchi e l’organo, “di notevole interesse storico-artistico, di autore ignoto e databile dalla fine ‘600 alla prima metà del ‘700” (G. Messore, “L’organo della chiesa di S. Francesco a Larino”, in «Conoscenze» 2 della Soprintendenza Molisana ai Beni Culturali, p. 35), probabilmente proprio quello di cui è fatto cenno nella Visita Pastorale di mons. Quaranta del 1684, fu spostato dall’area d’ingresso alla sommità dell’abside occultando, così, definitivamente le due monofore rinvenute, come già detto, all’esterno del tempio in ambienti che costituivano, fino a pochi decenni fa, la sede della Compagnia dei Carabinieri e danneggiando la terza, forse irrimediabilmente, attraverso la creazione della scalinata di accesso alla cantoria. Poi, nel 1752, la mostra dell’organo, interamente restaurato nei primi anni Ottanta del secolo appena concluso, fu decorata da Modesto Pallante (1721- 1794) di Oratino che, nello stesso anno, eseguì anche, in collaborazione con l’altro artista oratinese Ciriaco Brunetti (1723-1802), la decorazione della balaustra di cantoria della chiesa di Santo Stefano della città frentana e nel 1765, sempre insieme

al Brunetti, pure l’indoratura della cassa dell’organo della parrocchiale di Santa Maria delle Rose in Bonefro.
Tra le altre opere realizzate in quel periodo figurano: l’affresco di un San Francesco d’Assisi in estasi nella volta dell’abside; il nuovo altare maggiore in marmi policromi; i due altari fastosi dell’Immacolata Concezione e di Sant’Antonio da Padova ornati, nella parte superiore, con stucco dipinto rivestito da lamine dorate, che ospitano le pregevoli statue lignee dell’Immacolata, del noto artista napoletano Giacomo Colombo (1679-1718), e di Sant’Antonio, di autore ignoto, scolpita nel 1794; la cornice di stucchi sulla bussola d’ingresso (dove era posto l’organo) in cui fu inserito il dipinto raffigurante “la cacciata dei profanatori dal tempio”, ottima copia, probabilmente del Gamba, di un noto lavoro di Jouvené; il portale in pietra, sormontato dallo stemma francescano.

La soppressione degli ordini religiosi decretata da Gioacchino Murat nel 1809 interessò anche il convento dei Minori Conventuali di Larino; il complesso in questione fu adibito prima a quartiere di Gendarmeria e poi a caserma dei Carabinieri, il campanile fu acquistato da privati e la chiesa passò al Comune e destinata a varie funzioni. Il sacro edificio fu restituito al culto nella seconda metà dell’Ottocento e subì altri restauri resisi necessari per problemi che interessarono la volta e le pareti laterali. In seguito alle scosse telluriche registrate nell’agosto 1962 restò chiuso per altri diciotto anni e, proprio mentre erano in corso lavori di ripristino, restò nuovamente danneggiato dal sisma che colpì pesantemente questa zona il 31 ottobre e primo novembre 2002.

Il tempio, che vanta la presenza di altre opere d’arte come tele centinate, statue lignee tra cui un Crocifisso del XVIII secolo ed una pregevole Via Crucis ad olio su tela, nel 1929 fu dichiarato edificio monumentale.

[Giuseppe Mammarella, responsabile dell’Archivio Storico Diocesano di Termoli-Larino e della Biblioteca]

Foto www.diocesiditermolilarino.it  



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