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CulturaGuglionesi
Pubblicato in data 28/5/2023 ● Click 637

Si è spento Antonino Di Cesare, lo scrittore guglionesano dell'opera "Dal Dialetto Molisano alla Lingua italiana"


Luigi Sorella © FUORI PORTA WEB

Pietro, un suo coetaneo di famiglia, passeggiando per un desolato corso Conte di Torino mi chiama facendo segno col bastone tremolante, per avvicinarmi a lui, e mi dice: «Luigi, devo darti una notizia». Mi avvicino ancora un po' e, dopo una breve pausa per riprendere il faticoso respiro, mi sussurra: «Lo sai che qualche settimana fa è morto Antonino?»

All’età di 91 anni (classe 1932) a Bologna, nella città di adozione, ci ha lasciato Antonino Di Cesare, autore guglionesano della straordinaria interpretazione filologica “Dal Dialetto Molisano alla Lingua italiana – Excursus in versi”, opera pubblicata da Timeo Editore di Bologna nell’anno 2006 [cfr FUORI PORTA WEB: “Dal Dialetto Molisano alla Lingua Italiana” di Antonino Di Cesare]. Per stima verso di me, personalmente mi aveva donato una copia del suo libro, che conservo con un certo orgoglio nella mia libreria, tra i doni di vari illustri scrittori, pensatori di cultura e maestri di vita del mio paese.

Nel suo libro-testimonianza ha raccontato fatti, luoghi, proverbi, parole e personaggi di Guglionesi con rara capacità narrativa, intrisa di suggestiva atmosfera, dedita e rivolta alla semplicità di una vita da “Stu Pajjesott” (citando il titolo di un componimento illustrativo dedicato al paese d’origine), dove «Vicchie o ggione, tutt assettate sopr’u Merajjone” praticano:

Una filosofia oltre,
oltre “Bave e Magnè” la filosofia du “Cancarejè”
e un’etica assoluta: “Hì da sta bbone assè!
»

Trasferitosi a Bologna nel 1951, dove ha svolto la professione di oculista e ha generato la sua famiglia con l’«Unica donna» della sua intensa vita matrimoniale, rimase particolarmente attratto dall’arte, «scosso da Piero de’ Franceschi nel paese di Raffaello», come segnalò nella presentazione al suo libro.

Dalla passione per l’arte, infatti, e soprattutto per il ristoro culturale della sua anima tanto sensibile alla bellezza riuscì nel tempo a creare una collezione di opere artistiche, passione che, insieme alla musica di ogni genere, condivise nella stessa città di Bologna con il suo amico del cuore nonché altro immenso autorevole scrittore di origini guglionesane, l’indimenticabile Giuseppe D’Agata, per gli amici “Pippo”.

Amante di stesure poetiche in quadri letterari, Antonino Di Cesare ridipinse nel suo immaginario e con parole dialettali il luogo dell’infanzia vissuta a Guglionesi con il componimento “U Chiene de Sant’Antonie”, dove emerge il complesso filologico della sua intuizione culturale: “ci sarà un’evoluzione del dialetto – sosteneva anche come raccomandazione - ma solo quando le vocali avranno avuto spazio e maggior rispetto”.

Lo ricordiamo culturalmente con un’altra sua opera di parole in scene vissute, immaginandolo ancora un po’ lì vicino a quella chiesa, della quale alcune immagini d'arte aveva inserito non a caso tra le prime figure del suo libro, con lo sguardo rivolto a quella vecchia, misteriosa, sacra e cara cripta, da quella piazza (sagrato) magari per l'abbraccio e il saluto ad un Maestro per sempre.

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Un po’ di Chiesa
di Antonino Di Cesare

A porte spalancate
la chiesa era un po' in piazza
e la piazza dentro la chiesa

il nostro andirivieni rimbomba passi brevi

foulards a più colori appoggiati su capelli vaporosi
ornavano sguardi di giovinette
donne dal pregare energico annodavano fazzoletti scuri
sotto la mandibola

panche allineate in doppia fila, le donne a sinistra.

una borsa cilindrica di pelle con manico di ottone
scuoteva monete dopo l'Elevazione

lenti gesti di offerta a mano chiusa

comunione a mani giunte e congiunte
occhi bassi sulle scarpe a controllarne lo scricchiolio
la fascia al braccio di noi piccoli calava oltre il gomito

dentro le orecchie un po' di schiuma secca di sapone

un contenitore appeso a catenelle
in oscillazione tre volte ripetuta
batteva tre volte sul metallo
e spandeva odore di incenso

sguardi improvvisi tra le due file: un cane è apparso all'ingresso


l'Ostensorio in corta processione
sotto un baldacchino rosaviolagiallodamasco
il Catafalco coi quattro ceri ai lati
sembrava un ornamento allegro

la vedova bisbiglia sul libro dei Salmi

Il Funerale
singhiozzi in prima fila
considerazioni a bassa voce
rumore di tacchi sulla strada a pavimentazione regolare
- tre passi ogni due lastre -
la saracinesca del negozio dei gelati abbassata a metà
mani dietro la schiena e flessione ritmica dei pollici
sbadiglio del conducente
muto allontanamento del carro un po' frenato
inchini
rapido dietrofront della gente al seguito
chi verso casa dell'estinto
chi con molli passi a oriente
a supporre che giornata sarà domani

requiem aeternam dona eis Domine

Natale
note d'organo
canti ad inspirazione prolungata
luci sulle navate laterali e splendori degli altari secondari
denso alitare della folla
odor di naftalina dai cappelli
sbirciare tra spalle la stella cometa sulla grotta

in tasca un mazzo di carte Dal Negro

Pasqua
caduta dei teli neri da Crocefissi
gonne plissettate e giacche chiare con fazzoletti nel taschino
sigarette piatte tra l'indice e il medio

la Resurrezione sempre coincide con la primavera

Rami di ulivo
bruciavano in piccoli mucchi
dalla parte dove non vinceva il colore verde

il tocco di campana solleva gruppi di piccioni

Pane bianco a forma di margherita
veniva offerto prima al Santo
in eleganti cesti di vimini
masticavamo a piccoli bocconi

c'era sotto una storia, una Grazia

mai abbiamo raccolto confetti di sposi
i nostri occhi erano su lei, scongiuro contro una falsità

ego coniugo vos...

Mi rivedo piccolo lì davanti
riflesso negli ottoni della banda
mentre guardo dentro una bassotuba
con curiosità.


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