BLOG FONDATO NEL GIUGNO DEL 2000
Tra i primi blog fondati in Italia
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Un viaggio nella cultura non ha alcuna meta: la Bellezza genera sensibilità alla consapevolezza.

Luigi Sorella (blogger).
Nato nel 1968.

Operatore con esperienze professionali (web designer, copywriter, direttore di collana editoriale, videomaker, graphic developer), dal 2000 è attivo nel campo dell'innovazione, nella comunicazione, nell'informazione e nella divulgazione (impaginazioni d'arte per libri, cataloghi, opuscoli, allestimenti, grafiche etc.) delle soluzioni digitali, della rete, della stampa, della progettazione multimediale, della programmazione, della gestione web e della video-fotografia. Svolge la sua attività professionale presso la ditta ARS idea studio di Guglionesi.
Il 10 giugno del 2000 fonda il blog FUORI PORTA WEB, tra i primi blog fondati in Italia. Le sue divulgazioni digitali a carattere culturale, nonché editoriali, hanno superato 2.500.000 di visualizzazioni/letture, riprese e citate in varie pubblicazioni internazionali.

"E Luigi svela, così, l'irresistibile follia interiore per l'alma terra dei padri sacra e santa." Vincenzo Di Sabato

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Cultura

“Rinuncia di Benedetto XVI”: la medaglia in mostra a Tokyo



La medaglia di Felice Paolone, ricordando il Papa emerito Joseph Ratzinger con don Stefano Chimisso in San Pietro.




Guglionesi, 4/1/2023     416


La mattina, 31 dicembre 2022, notando don Stefano Chimisso, il giovane parroco di Guglionesi, nei pressi dei giardini pubblici di Castellara, contornato da alcuni amici, mi sono avvicinato, semplicemente, per salutarlo.
Subito dopo mi ha chiesto se la medaglia della “Rinuncia” al Pontificato di papa Benedetto XVI, di cui vide la foto, era ancora a Tokyo, sede della XXXVI Mostra internazionale della Fidem (la Federazione internazionale della medaglia d’arte).
Ho risposto che doveva essermi ancora riconsegnata, mentre il catalogo, già prenotato, avrei dovuto ancora chiederlo, più che altro per vederne la resa grafica e per poter apprezzare quelle presentate dai medaglisti delle varie nazioni. Mostra e congresso che, a causa della pandemia generata dal Covid-19, slittarono dal dicembre del 2020, allo stesso mese dell’anno dopo.
Specificato ciò, il Parroco mi ha annunciato che il papa emerito, Benedetto XVI, era morto alle ore 9,34 di quel 31 dicembre 2022, notizia di cui ero completamente all’oscuro.
Poco dopo Antonio Mammarella, mi ha chiesto: “…Non hai sentito le campane?” e, continuando: “…Prima pochi rintocchi lenti d'avvio”, malinconici, come quelli d’uso nei funerali, quando si saluta una persona cara, “… Poi la campana grande di sant’Adamo, ha suonato a distesa” per circa 10 minuti.
Ma tutto questo, purtroppo, non l’avevo percepito se non, forse, collegandolo ad un probabile rito matrimoniale.
Vista la circostanza, non avendolo fatto prima, mi sono affrettato a digitare il presente articolo, integrandolo con la descrizione più estesa che volli inviare alla Delegata per l’Italia: Silvana Balbi De Caro, al fine di spiegarle meglio i numerosi simboli, quasi nascosti nel lavoro plastico, visto che avrebbe dovuto presentare, nel catalogo, i medaglisti italiani.
Infatti, quella che inviai nelle schede (anche in Inglese), era in forma troppo succinta, visto il numero obbligatorio di battute che veniva richiesto.
A differenza della precedente mostra, tenuta ad Ottawa, in Canada, che si tenne nel 2018, dove il tema prefissato era “La donna”, quella di Tokyo era a tema libero.
Riemerse allora, d’istinto, la necessità di rappresentare la “Rinuncia di Benedetto XVI”, avvenimento che mi aveva colpito.
In quell’anno, mentre in ambito politico veniva ribadito, quasi ossessivamente: “…Non mi dimetto”, il penultimo successore di San Pietro, invece, lo faceva semplicemente e con grande umiltà, rinunciando così al Pontificato.
Ma come rappresentare la “Rinuncia”, annunciata d’improvviso, in maniera quasi “raggelante”, “spiazzante”?
Solo il suo segretario sapeva!
E come rappresentare il “distacco”? Con quel saluto commovente a braccia sollevate?
Come farla con l’informe plastilina, con i suoi grumi, che all’inizio forma estetica non ha?
Certo, la formazione specifica mi è stata di grande aiuto, sia quella all’Accademia di belle arti di Roma (corso di Scultura, con il maestro Emilio Greco), sia quella alla Scuola dell’arte della medaglia, dell’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, a Roma, (con la prof.ssa Laura Cretara).
La pratica e l’esperienza acquisita, generata dalla partecipazione a mostre e concorsi, hanno poi affinato e reso più sicura la tecnica di esecuzione.

Procedure ed esperienze che ho cercato di trasmettere anche agli allievi delle diverse scuole ad indirizzo artistico (gli Istituti statali d’arte di Vittorio Veneto, Trento, Rovereto, Pozza di Fassa, Cortina d’Ampezzo, Cencenighe Agordino e i Licei artistici statali di Treviso e Udine). Ogni tanto portavo a scuola la medaglia in formazione, al fine di rendere partecipi gli studenti, svelando tecniche e confidando intuizioni, problemi e soluzioni, vista l’attinenza con la materia d’insegnamento: Discipline plastiche e scultoree.
Una modellazione in itinere che prendendo forma poco per volta si modificava continuamente a causa dell’insoddisfazione e della eccessiva morbidezza della plastilina grigia.
Come modulare piani e volumi?
Come trattare le superfici, ora lisce e spigolose, ora ondulate, mosse e texturizzate?
Come rappresentarle nella medaglia dove anche il colore è assente, se non quello del bronzo e delle sue patine?

Il procedimento
La prima cosa da fare era trovare la necessaria documentazione.
Fornitomi del necessario, ho subito tracciato i primi schizzi, per fissare quelle intuizioni e verificarne l’efficacia, anche a livello di equilibrio compositivo, decidendo così di rappresentare le due scene.
La medaglia, come ogni altra opera d’arte, all’inizio non esiste, essendo presente solo nella mente dell’artista.
Si fissa poi sulla carta tramite schizzi. Con il chiaroscuro a matita (luce e ombre) l’opera assume un aspetto illusoriamente tridimensionale visto che, nel disegno, il volume è assente.
Poi mi sono subito messo all’opera, vista anche la scadenza.
Schiacciata e spianata la plastilina, eliminata l’eccedenza con un apposito compasso e incise le linee essenziali del disegno, ho ottenuto un sommario graffito dall’aspetto piuttosto piatto.
Ma è solo aggiungendo il materiale plasmabile, all’interno delle linee essenziali che si giunge, poco per volta, all’opera finale, facendo uso delle dita e degli appositi attrezzi: stecchi, spatoline metalliche flessibili, mirette e attrezzi per l’incisione.
Quando si è soddisfatti non resta che effettuare il calco con il gesso.
Infatti, cosa puoi fartene di un rilievo circolare modellato in plastilina, che non si essicca mai?
Fosse stato in argilla, si sarebbe potuto almeno lasciarlo essiccare e cuocere in un forno per ceramica, per la trasformazione in terracotta!
Ma questa volta venivano accettate solo opere in metallo.
Dopo la modellazione, per ottenere il negativo in incavo, era necessario il calco in gesso, seguita dalla realizzazione delle scritte previste in rilievo, prima disegnate su carta lucida.
Attraverso il ritocco, eliminando anche le sporgenze in “sottosquadra”, al di sotto dei 90°, che potevano incastrarle, utilizzando preventivamente l’isolante e il distaccante, si poteva ottenere finalmente il positivo in rilievo, ricavabile dal negativo in incavo.
Staccate le due parti tutto divenne in rilievo.
A questo punto occorreva, realizzare anche le scritte previste in incavo, effettuare tutti i ritocchi necessari, eliminare il bordo di sicurezza e restaurare le parti danneggiate o lacunose, dovute alla presenza di bolle d’aria.
Nella fonderia artistica, finalmente è stata fatta la fusione, seguita dalla finitura e dalla realizzazione della patina, al fine di mettere in risalto le parti superficiali, quasi dorate, che si contrastano con il fondo più scuro.
Ma, in questa medaglia monoface, dal diametro di mm 150, come sono state rappresentare le due distinte scene?

Descrizione della medaglia e dei simboli
In basso il Papa Benedetto XVI depone le chiavi simboliche (le chiavi del regno dei Cieli) e una interpretazione del pallio (la striscia di lana, simboleggiante la pecora posta sulle spalle del Buon pastore, mentre le croci rosse o nere su cui si innestano tre chiodi, rimandano alle piaghe di Cristo).
Gesto che ricorda quello già fatto dal Pontefice sull’urna del santo papa molisano, Celestino V, nel suo viaggio a L’Aquila, del 28 aprile 2009.
Quasi un presagio!
La tiara o triregno, assente per la prima volta anche dal suo stemma (visto l’abbandono del rito dell’incoronazione) è sostituito dalla mitra del Vescovo di Roma che, per continuità storica, mantiene le tre fasce.
In alto, invece, ho raffigurato il gesto commovente del saluto da parte del Pontefice, corrisposto dai fedeli dei quali si distinguono solo le impronte delle mani. Quasi un ricordo!
La cupola di San Pietro che circonda il Papa (evocata e rappresentata in incavo), indica sia la sede per esercitare il Ministero petrino, sia il luogo della rinuncia e del saluto.
Infatti la cupola, come accertato dall'indagine archeologica e dallo studio epigrafico, nella nuova basilica (ricordandolo bene), sorge proprio sulla tomba dell'apostolo Pietro, sovrastata nel tempo dai vari altari, dal nuovo enorme e sontuoso baldacchino in bronzo, di Gian Lorenzo Bernini e dalla cupola michelangiolesca. Il baldacchino bronzeo sostituisce quello in marmo della stessa foggia, con colonne tortili decorate, sistemate nei pressi sui due balconi. Ulteriore testimonianza che la storia non si cancella.
La concavità della cupola, quasi absidale, in qualche modo lo avvolge, lo ingloba e lo isola, alludendo già al ritiro di Papa Benedetto XVI nel monastero “Mater Ecclesiae”: “… Nel recinto di San Pietro”, per dedicarsi allo studio e alla preghiera.
D’altronde il nome stesso, scelto per il Pontificato: Benedetto, rimanda al fondatore del monachesimo benedettino.
Per questi motivi, a mio parere, la cupola doveva essere necessariamente rappresentata in incavo.
Continuando a descrivere, tutta la parte centrale della medaglia e l’interno della cupola sono resi con il fondo liscio. Infatti, mentre modellavo, pensai di rappresentare il Papa distaccato, come nel vuoto, a simboleggiare la "sorpresa" al raggelante annuncio. Le ruvidità, poste alle estremità alludono, invece, ai "problemi" immaginati.
L’onda/drappo indica: "sconvolgimento" e accoglie i dati riferiti al Pontificato: PAPA BENEDETTO XVI - 265° SUCCESSORE DI S. PIETRO - 19.4.2005 - 28.2.2013 e lo stemma.
D’altronde non trovavo altro spazio vista la grande quantità di scritte da inserire.
La cupola, la sua figura e l’onda sono posti verticalmente. La scritta distanziata: R I N U N C I A solca orizzontalmente il Pontefice formando una croce (cosa, forse, poco percepibile).
Intorno, le parole pronunciate dal Papa in quei giorni: NON ABBANDONO LA CROCE MA RESTO IN MODO NUOVO PRESSO IL SIGNORE CROCIFISSO (realizzate in rilievo nella parte bassa e in incavo nella parte rialzata).
In basso a sinistra ho posto i dati riferiti all’autore: F. Paolone e l’anno: 2019.
Quando don Stefano ne vide la foto, integrata dalla descrizione a voce, egli sottolineò anche l’importanza di presentare in Giappone, nel centrale Museo di Tokyo “Hyakudan Kaidan” una medaglia che in qualche modo riconduce al Cristianesimo.
È in quell’occasione che mi fece vedere una foto dove egli, studente di "Diritto canonico" presso la Pontificia Università Lateranense, a Roma, prestò servizio con un altro collega, ai primi vespri della solennità della Madre di Dio, con l'Adorazione eucaristica e il canto del “Te Deum”, il 31 dicembre 2010, officiata dal papa Benedetto XVI che: “…Aveva uno sguardo penetrante!”.
Il Parroco (che ringrazio per le foto divulgate per l’occasione) intanto, era andato a trovarlo anche dopo la “Rinuncia”.
Inoltre, all’inizio del 2020, poco prima della “chiusura” per la pandemia, mi telefonò per annunciarmi la sua intenzione di voler donare al Papa emerito una copia della medaglia che avremmo dovuto portare personalmente in Vaticano, se la sua salute lo avesse permesso.
Ma la pandemia ha reso nulla questa intenzione, per la quale avrei effettuato anche alcuni perfezionamenti dovuti alla fretta per la scadenza e reso più riconoscibile il pallio.
Esattamente dodici anni dopo i primi vespri e il “Te Deum” del 31 dicembre 2010, officiati in San Pietro, nella mattina del 31 dicembre 2022, il Papa emerito cessava di vivere.

In Santa Maria Maggiore in Guglionesi, nello stesso giorno, durante l’omelia comprendente, tra l’altro, l’elencazione dei defunti dell’anno che si è chiuso, il Parroco lo ha voluto ricordare: “Stasera devo citare alcune parole del papa Benedetto XVI di venerata memoria. Ai primi vespri della solennità della Madre di Dio e il canto del “Te Deum”, celebrati in Vaticano nel 2010, da diacono, ho avuto l’onore di prestare il servizio liturgico durante il rito di ringraziamento presieduto dal pontefice Benedetto XVI”: “Cari fratelli e sorelle, siamo invitati a guardare al futuro e a guardarlo con quella speranza che è la parola finale del Te Deum: In te, Domine, speravi: non confundar in aeternum! Signore, Tu sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno. A donarci Cristo, nostra Speranza, è sempre lei, la Madre di Dio: Maria santissima. Come già ai pastori e ai magi, le sue braccia e ancor più il suo cuore continuano ad offrire al mondo Gesù, suo Figlio e nostro Salvatore. In Lui sta tutta la nostra speranza, perché da Lui sono venute per ogni uomo la salvezza e la pace. Amen!”.

Con la descrizione della medaglia dedicata alla “Rinuncia” ricordiamo il Papa emerito.
Ci lascia una persona umile e di alto profilo, signorile, colta e gentile, un grande teologo, il penultimo successore del capo degli apostoli.
Il Papa emerito Benedetto XVI lascia un vuoto, ma per i credenti, com’è noto, ciò rappresenta un distacco, non un annientamento.

Guglionesi, 4 gennaio 2023 (integrato in data 12 gennaio 2023)
Felice Paolone


Medaglia in bronzo, realizzata da Felice Paolone e presentata alla XXXVI Mostra internazionale di Tokyo

Basilica di San Pietro in Vaticano, solenne celebrazione dei primi vespri e del “Te Deum” (31 dicembre 2010), con il servizio liturgico dell'allora diacono don Stefano Chimisso



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