Aggiornato:
21/01/2026 ● Agricoltura
Agricoltura dimenticata
Giorgio Scarlato ● 506
Anche stavolta l'agricoltura italiana è merce di scambio con il Mercosur, ma, si badi bene, senza reciprocità . Prima con il Green Corridor, poi col Ceta, l'accordo col Marocco e il mancato, ringraziando Iddio, Ttip. Tutti accordi a perdere.
L'accordo col Mercosur non vale nulla. Non porterà beneficio alcuno se non per i tedeschi. Sono i numeri a dire che l'accordo commerciale, di fatto abolisce gran parte dei dazi commerciali tra il Vecchio Continente e il blocco Argentina - Brasile - Paraguay - Uruguay interessando soprattutto gli esportatori tedeschi, ma per il resto è una intesa anti-economica.
Un accordo a perdere!
Il Comitato spontaneo Agricolo "Uniti per non morire", aderente al COAPI, Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani, nacque nell'ormai lontano 2009 proprio per denunciare la crisi del settore dovuta alla scarsa redditività del lavoro agricolo e stimolare chi di dovere sulla necessità di strategie di rilancio concrete e non aleatorie.
E' stato ed è ancora una voce di protesta e di proposta per il rilancio del settore, ma soprattutto per la dignità e la sopravvivenza del contadino di fronte a sfide economiche, sociali ed ambientali sempre più pressanti.
Ma perché il lavoro del contadino deve essere "a perdere"?
Bisogna che la politica tutta, indipendentemente dai colori politici, faccia quadrato per tutelare l'agricoltura con la sua salubrità alimentare!
Si badi bene che l'agricoltura non ha colori se non quelli della terra! Ci vogliono fatti concreti e non blateranti parole.
Di questo il "cafone" ne è stufo. Basta!
Con i prezzi iniqui delle derrate vendute sottocosto e gli alti costi per produrle, uniti agli alti costi di gestione, non si può andare da nessuna parte, se non soccombere.
Acqua irrigua, tributi fissi consortili, fertilizzanti, alti costi delle attrezzature e delle trattrici, contributi INPS, obblighi tecnocratici, adempimenti burocratici, insieme a tutte le altre spese varie, per fare cosa? Per avere una inesistente remunerazione?
Per far arricchire chi ci specula sopra con la logica perfida del profitto? E' ora di farla finita con questo gioco al massacro. Non è più sopportabile.
O parlare della concorrenza sleale?
Il settore è al collasso perché solo una minima parte, il 7% del prezzo pagato dal consumatore va al produttore.
Chi lavora la terra non campa ma permette enormi profitti alle catene di distribuzione.
Stanno svendendo terreni produttivi ai "potenti" dell'energia eolica e fotovoltaica per cercare di salvare il salvabile. Più sfruttati di così!
E nonostante tutto, non riescono a portare alle loro famiglie un tozzo di pane.
Dalle Istituzioni al Clero, parlano sempre di "dignità del lavoro" per tanti settori produttivi, sporadicamente, di quello agricolo. Per caso, quest'ultimo è figlio di un dio minore?
Dimenticanza voluta o addirittura ignorata? Migliaia e migliaia di famiglie monoreddituali contadine vivono non in povertà ma in miseria! Ma lo sanno? Perché nessuno se ne accorge?
SANNO, E QUESTO DA LUNGO TEMPO, CHE I "CAFONI" PRODUCONO SOLO DEBITI?
DOVE SONO LE COSCIENZE?
Termoli, 21 gennaio 2026
Giorgio Scarlato
Comitato Spontaneo Agricolo
"Uniti per non morire"/COAPI
