Aggiornato:
07/02/2026 ● Cultura
L’arco di Ulisse
Giorgio Senese ● 232
Caro Direttore,
adesso che sono andato in pensione ho più tempo per me e per le mie passioni.
Sicuramente ne userò buona parte per scrivere e oggi, se ti fa piacere, vorrei inaugurare questa piccola rubrica che non ha velleità particolari se non quella di incuriosire e spronare all’approfondimento dei vari miti classici che tanto hanno da insegnare anche al nostro tempo e che sono visti da un’angolatura non ortodossa da uno come me che rifugia ogni conformismo.
* * *
L’arco di Ulisse
Dalle medie in poi, tutti ci ricordiamo della gara con l’arco nel palazzo di Ulisse.
Le scene viste al cinema chissà quante volte ci hanno fatto esultare e il finale, cruento, violento ma liberatorio al tempo stesso. L’eroe ha ristabilito l’ordine. Giustizie è fatta!
Perché è innegabile che tutti abbiamo sempre parteggiato per Ulisse.
I Proci avevano fatto cantiere nel palazzo e si stavano letteralmente mangiando tutte le sue ricchezze. Penelope non aveva più scuse per rimandare la scelta del sostituto al trono e avrebbe dovuto obbligatoriamente sposare chi avesse vinto quella gara.
Ma l’arco era troppo duro da tendere, gli mancava il suo padrone, un re, che lo
piegasse al suo volere. Dopo vent’anni d’assenza, Ulisse che era tornato sotto mentite spoglie tese l’arco e scagliò la freccia attraverso le dodici asce allineate per poi fare una strage di quei giovani nobili e arroganti.
Si dice che l’arco risultò essere rozzo, massiccio e rigido, tanto che nessuno dei Proci, che pur erano giovani e forti, riuscì neppure a tenderlo.
Ci provarono e riprovarono, ma ogni tentativo fu goffo e umiliante.
Ma che tipo di arco era? Sembra che fosse di legno d’olivo e che Ulisse dovette scaldarlo alle fiamme prima di usarlo. Ma da dove veniva, chi lo aveva
costruito? Cosa ci dicono le fonti classiche?
Il Mito ci viene incontro dicendoci che quello non era un arco qualsiasi.
Molti anni prima, suo padre Laerte aveva mandato Ulisse come ambasciatore ai Messeni perché gli restituissero le greggi che costoro avevano rubato. Lui aveva contrattato con Ifito, figlio di Eurito, re della Tessaglia ed era stato proprio lui a fargli dono dell’arco di suo padre come parte del risarcimento. Era quindi
un arco regale, appartenuto a un uomo valoroso che era anche il miglior arciere del mondo allora conosciuto.
Il mito racconta però che Ercole (Heracles per i romani), dopo le dodici fatiche e libero dalla schiavitù si recò in Tessaglia per domandare proprio al Re Eurito, la figlia Iole in sposa.
Eurito, sicuro della sua maestria, fece una promessa azzardata: avrebbe dato Iole in sposa a chiunque fosse riuscito a batterlo nel tiro con l’arco.
Era sicuro che nessuno ci sarebbe riuscito, ma Ercole lo fece e quando Eurito si rifiutò di mantenere la promessa, in un accesso di furore, Ercole gli uccise il figlio Ifito, proprio quello che aveva dato l’arco a Ulisse.
Come ammenda, l’oracolo di Delfi impose a Ercole di servire per tre anni Onfale, figlia di Iardano, regina della Lidia, che lo mise a filare tra le sue ancelle… vestito da donna.
Ercole abbozzò, ma successivamente organizzò una spedizione punitiva contro Eurito e l’uccise portando con sé prigioniera, Iole.
L’arco restò inutilizzato a Itaca perché nel frattempo, Ulisse era stato convinto da Agamennone a partecipare alla guerra troiana.
Dopo anni e tante peripezie però, il manufatto regale gli tornò utile. Eccome!
