Aggiornato:
12/02/2026 ● Cultura
Ercole e Deianira
Giorgio Senese ● 139
Caro Direttore:
La nuova rubrica, si arricchirà dei disegni realizzati del noto artista locale, nonché nostro comune amico, Antonio Scardocchia, che mi ha autorizzato a pubblicare, a mia discrezione, alcuni dei disegni della sua collana “Odissea”. Sono veramente grato e onorato ad Antonio per questa concessione così…a fiducia!
***
Ercole e Deianira
Nella pillola precedente abbiamo visto come Ercole rapisce Iole, la figlia di Eurito, re di Tessaglia, un uomo fiero e famoso per la sua abilità con l’arco.
Era la donna per cui Ercole aveva distrutto una cittĂ e che aveva scatenato, senza volerlo, la gelosia di Deianira sua moglie, figlia di Eneo re degli Etoli.
Ercole amava davvero Deianira, ma il destino, come spesso nei miti greci, aveva giĂ preparato il colpo basso.
Un giorno, durante un viaggio, Ercole e sua moglie arrivarono al fiume Eveno che era in piena.
Su quelle sponde viveva il centauro Nesso, figlio di Issione e di una nuvola, che aiutava i viandanti ad attraversare il fiume in cambio di un compenso.
Ercole si fidò e lasciò che Deianira montasse in groppa al centauro (creatura mezzo uomo e mezzo cavallo, pensate all’icona del segno zodiacale del sagittario), mentre lui attraversava a nuoto il fiume.
Ma Nesso tradì la fiducia: invece di accompagnarla sull’altra sponda, tentò di rapirla per possederla.
Deianira si mise a gridare chiedendo aiuto ed Ercole, eroe per antonomasia, accorse.
Con il suo arco scoccò una freccia avvelenata intinta con il sangue dell’Idra di Lerna e uccise il centauro che però, prima di spirare, si vendicò.
Disse a Deianira che il suo sangue era un filtro d’amore, capace di garantirle per sempre la fedeltà di Ercole. Deianira, ci credette e cadde nell’inganno.
Spaventata all’idea di perdere il marito e ignara del veleno, ne conservò un po’.
Quando Ercole s’invaghi di Iole, Deianira, divorata dalla gelosia e dalla paura, decise che fosse giunto il tempo di usare il filtro amoroso.
Impregnò una tunica con il sangue di Nesso e appena Ercole la indossò, il veleno si attivò.
Il tessuto gli si attaccò alla pelle e cominciò a bruciarlo dall’interno con dei dolori insopportabili. Lui cercò di strapparla via con rabbia, ma peggiorò solo la situazione.
Deianira capì l’orrore di ciò che aveva fatto e dell’inganno in cui era caduta.
Sopraffatta dal rimorso si tolse la vita impiccandosi in solitudine, nelle sue stanze.
Ercole, ormai stremato e senza speranza, fece costruire una pira sul monte Eta.
Salì su di essa e coraggiosamente ordinò che fosse accesa.
Il suo corpo mortale bruciò, ma gli dei ebbero pietà : Zeus lo accolse sull’Olimpo, rendendolo immortale. Un eroe invincibile sconfitto non da schiere di nemici, ma da un inganno, dalla gelosia e dall’amore mal riposto.
La gara di Ulisse (Antonio Scardocchia)
