Aggiornato:
21/02/2026 ● Cultura
Iole e Illo
Giorgio Senese ● 156
Dal momento che mi è stata fatta l’osservazione, credo sia doveroso ribadire che i disegni di Antonio Scardocchia, sono relativi alla sua collana “Odissea†per cui potrebbero non avere nessuna diretta attinenza con l’articolo a cui è allegato. Vedi la descrizione sotto il disegno.
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Iole e Illo
E Iole? Che fine fece questa povera ragazza sventurata?
La sua non fu certo una storia d’amore, lei non scelse Ercole.
Fu trascinata via come prigioniera, come simbolo della vittoria e del desiderio.
Ercole che era già sposato con Deianira, si invaghì forse di lei, o forse, volle possederla per orgoglio più che per amore.
Prima di morire però, volle darla in sposa a suo figlio Illo ancora giovane, a cui lasciò Iole per moglie e un compito ben preciso.
Guidare gli Eraclidi (Heracles era il nome di Ercole per i romani), i figli di Ercole, destinati secondo l’oracolo, a perdere tutto e poi a tornare per riconquistare le loro terre.
Iole entrò quindi nella vita di Illo non come amante, ma come segno del passato.
Era la donna per cui Ercole aveva distrutto una città e che aveva scatenato, senza volerlo, la gelosia di Deianira e, di conseguenza, la stessa morte dell’eroe.
Secondo alcune tradizioni, Illo sposò Iole non per passione, ma per destino e politica.
Sapeva che dalla loro unione sarebbero nati i discendenti di Ercole che un giorno avrebbero governato il Peloponneso.
I figli di Iole e Illo diventarono gli Eraclidi, i capostipiti delle grandi stirpi doriche.
Il mito accetta il loro matrimonio, imbarazzante per tanti versi, come risposta a un ordine più grande, in cui le persone diventano strumenti del fato.
Così Iole, che non aveva mai scelto nulla, né Ercole, né la guerra, né la tragedia, diventa la madre di re e di popoli.
E Illo, figlio dell’eroe, non eredita la forza del padre, ma il suo peso: vivere per compiere una profezia.
È una storia che non parla d’amore, ma di continuità , di come il sangue degli eroi sopravviva anche quando tutto il resto è ormai bruciato.
La tela di Penelope (Antonio Scardocchia 2024)
