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14/03/2026 ● Cultura
Achille e Ettore (1 di 2)
Giorgio Senese ● 155
Tra tutti gli eroi mitologici, quello che ho sempre amato fin dalle medie è Ettore di Troia.
Ritengo che sarebbe stato un personaggio perfetto, per una canzone di Faber.
Anzi, ora che ci penso mi sembra strano che gli sia sfuggito.
Ma vediamo di raccontare la lunga vicenda, nel modo piĂą corto possibile.
Omero, nell’Iliade, ci dice che il duello tra Achille ed Ettore, è il risultato di una lunga catena di eventi segnati da orgoglio, offese e desiderio di vendetta.
All’inizio del poema, durante la guerra di Troia, un violento conflitto scoppiò tra Achille e il comandante greco, Agamennone.
Agamennone, per compensare la perdita della sua schiava Criseide, rubò ad Achille la sua schiava Briseide. Achille non la prese bene, si sente profondamente umiliato e offeso nell’onore.
Per ripicca decise di ritirarsi dalla battaglia, rifiutandosi di combattere per i Greci.
Sapeva bene che senza di lui, il guerriero più forte, l’esercito acheo avrebbe avuto delle grosse difficoltà . Infatti da subito cominciarono a subire pesanti sconfitte, anche perché, dall’altra parte il principe troiano Ettore, era anche lui un guerriero di grande valore.
Così, approfittando dell’assenza di Achille, Ettore guidò i suoi contro i Greci con grande valore.
Riuscì a respingere l’esercito acheo fino alle navi, mettendo seriamente in pericolo l’intera spedizione.
Vedendo la situazione disperata i greci tornarono a implorare Achille perché tornasse a combattere ma lui ancora una volta si rifiutò.
Patroclo, il suo amico più caro, chiese così ad Achille il permesso di andare in battaglia indossando la sua armatura.
“Quando i troiani mi vedranno in testa all’esercito si spaventeranno, penseranno che tu sei tornato e la vittoria sarà nostra!”.
Achille e Patroclo erano amici d’infanzia, erano stati allevati insieme da Peleo, e non seppe dirgli di no. La raccomandazione fu quella di mostrarsi senza esporsi troppo.
Patroclo invece si buttò anima e corpo nella battaglia e lottò valorosamente contro i troiani terrorizzati, fino a quando si trovò davanti a Ettore.
Costui non aveva paura, era il migliore tra i suoi, e come tale non gli diede scampo.
Dopo averlo ucciso gli tolse l’elmo e con grande sorpresa e rammarico si accorse che quell’uomo non era Achille. Preoccupato per questa stranezza non infierì oltre sul corpo, ma gli sfilò la bella armatura e la prese per sé.
Achille, appena avuta la notizia della morte dell’amico, ne fu sconvolto e quasi impazzì di dolore. Pur di vendicarsi superò anche il suo orgoglio ferito e tornò tra le schiere di Agamennone.
E ora eccolo qui che sotto le porte di Troia freme, assetato del sangue di chi ha ucciso Patroclo. Non è qui per l’onore stavolta, ma per consumare la più tremenda delle vendette.
Uccidere non gli basterà , vorrà anche umiliare quel principe Troiano che ora indossa quasi a sfregio, l’armatura che fu la sua.
Achille è figlio di Peleo e della dea Teti che lo aveva immerso nello Stinge, rendendolo del tutto invulnerabile (a parte il famoso tallone per il quale lo teneva).
Ettore figlio primogenito di Priamo. Generoso, magnanimo; marito e padre affettuoso; figlio devoto. Sa chi ha di fronte e sa di non avere scampo. Ma è un vero uomo e come tale si comporterà fino alla fine. De Andrè avrebbe detto che regalò “una goccia di splendore all’umanità ”. Alla prossima pillola vedremo come finisce la storia.
Achille e Ettore (Antonio Scardocchia 2026)
