Aggiornato:
16/03/2026 ● Eventi
Francesco vive
Giorgio Senese ● 185
In occasione dell’VIII Centenario della morte del santo, l'ostensione pubblica delle sue spoglie mortali, iniziata il 22 febbraio 2026 nella chiesa inferiore della Basilica, durerà fino al 22 marzo prossimo.
Trenta giorni intensi di partecipazione e devozione con numeri di visitatori biblici.
Guardare ai resti mortali di Francesco “vuole essere un invito a considerare la vita personale di ciascuno in un’ottica analoga: come Francesco ciascuno è chiamato a donarsi generosamente nelle relazioni, per diventare quest’albero vivo di fraternità che continua a donare frutto nella storia della Chiesa e del mondoâ€, così ha presentato l’evento fr. Marco Moroni OFMConv, Custode del Sacro Convento, intervistato dai giornalisti in occasione della conferenza stampa offerta poco prima dell’evento.
Il 7 marzo scorso in cui la nostra comunità di Guglionesi, guidata da Don Stefano, è andata in pellegrinaggio ad Assisi, i giornali locali parlavano di 35.000 persone prenotate.
Personalmente con la mia famiglia, alle 5.30 di mattina ho attraversato Assisi, che era ancora al buio e vuota, ma da lì a qualche ora potevi buttare un chicco di grano in aria ed essere sicuro che non sarebbe caduto a terra.
Non vi dico le difficoltà di circolazione, parcheggi, alloggi e le speculazioni economiche messe in atto, ma…all’interno della basilica, mentre la folla in code ordinate si accingeva a onorare quei poveri resti di un gigante alto meno di un metro e mezzo, il silenzio ci ha avvolti e ogni fatica è sparita, disponendo i cuori a quel breve, ma intenso attimo d’incontro con lui, con Francesco.
Da noi si dice: « kul è nu sant k n fa mraqul! ».
Un po’ come si dice di tanti nostri “politiciâ€, San Francesco è un santo che non fa miracoli.
Per intenderci e fare un irriverente paragone, non è come Sant’Antonio da Padova che, pur essendo un ramoscello nato dalla radice del poverello d’Assisi, nel campo dei miracoli non lo batte nessuno.
Ma allora, perché San Francesco che tutti chiamano Francesco a testimonianza di una vicinanza umanamente basilare, è così amato e seguito?
Un giorno Frate Masseo vide Francesco che usciva divincolandosi dalla selva selvaggia e irta della Porziuncola.
Lo avvicinò e a bruciapelo gli chiese:
« Perché a te? Perché a te? Perché a te? »
« Cosa vuoi dire?» rispose Francesco.
« Dico perché a te tutto il mondo viene dietro e ogni persona pare che desideri vederti, udirti e ubbidirti? Tu non sei bello, non sei di grande scienza, non sei un nobile, dunque perché tutto il mondo ti viene dietro? ».
San Francesco, tutto allegro per il triplice spiacevole complimento, alzò gli occhi al cielo e rimase un pezzo assorto, poi s’inginocchiò lodò e ringraziò Dio e finalmente rivolto a Frate Masseo, disse:
« Vuoi sapere perché a me? Vuoi sapere perché a me? Vuoi sapere perché a me tutto il mondo viene dietro?
Perché gli occhi dell’Altissimo Iddio non hanno veduto tra i peccatori nessuno più vile, né più insufficiente, né più grande peccatore di me; ed a fare le opere meravigliose che intende fare ha eletto appunto me, per confondere la nobiltà , la grandigia, la fortezza, la bellezza, la sapienza del mondo, perché si sappia che ogni virtù ed ogni bene viene da Lui e non dalla sua creatura ».
(Maria Sticco, San Francesco d’Assisi, Edizione O.R., Milano 1987)
Venerdì 20 febbraio scorso, in occasione del 50°anniversario della presenza dei frati, nella chiesa di San Francesco a Termoli, ho partecipato alla tavola rotonda su “I cappuccini a Termoli e nel basso molise: dalle origini ad oggiâ€. Ho avuto modo di vedere il bellissimo corto “La scintillaâ€, del regista Simone D’Angelo, prodotto dal Comune di Castelmauro.
Nell’opera si racconta la storia della fondazione della Provincia cappuccina di Sant’Angelo avvenuta nel 1530. Nell’intervento storico di Ettore Fabrizio si è fatto solo cenno, per quanto riguarda Guglionesi, alla presenza del Convento S. Maria delle grazie dei frati cappuccini nella villa comunale di Castellara, dove prima troneggiava il Castello da piedi.
… costruita dai Duchi Caracciolo nel 1649 e soppresso nel 1809, per essere poi riaperto al tempo della Restaurazione borbonica e di nuovo soppresso nel 1868 per essere adibito a carcere mandamentale…
(Fernando Gizzi, Luigi Lemme, Guglionesi, ediz. Enne, 1989 Monza)
In realtà noi sappiamo che la presenza della famiglia francescana da noi è stata molto più incisiva.
Nel 1444 la ex Certosa di San Giovanni in Eremo venne affidata ai padri minori osservanti.
Fu saccheggiata dai turchi e ricostruita dalla Regina di Napoli che l’affidò ai frati francescani riformati, per essere chiusa definitivamente nel 1806. Oggi l’area è adibita a cimitero.
Senza dimenticare il convento di San Francesco dei frati francescani conventuali, con annesso il convento di Santa Chiara che sorgeva dove oggi c’è il palazzo comunale e il serbatoio dell’acquedotto. Resta la chiesa oggi intitolata a Sant'Antonio da Padova dove dal 1832 è attiva la Confraternita omonima.
…con adeguata probabilità , si può affermare che la fondazione francescana di Guglionesi possa risalire alla seconda metà del duecento e che la sua struttura, realizzata in stile gotico, sia stata rilevante, volumetricamente, rispetto alla sua popolazione.
…nel 1655 il convento venne soppresso… costituzione apostolica “Inter coetera†di papa Innocenzo X
(Gabriele Morlacchetti, Domenico Aceto, Lucia di Santo, Dora Catalano, Luigi Sorella- Il convento di San Francesco- Palladino Editore, Campobasso 2003)
Chiudo l’articolo che avrei voluto fosse più breve, ma quando si parla di San Francesco è difficile.
Mi affido dunque alle parole del mio romanzo per trasmettervi l’atmosfera che ho immaginato ci fosse nel nostro convento al municipio, sotto la guida forte e amorevole del suo Priore Teofilo.
“…tu padre non parli e non chiedi, ma i tuoi occhi vedono quel che non si vede…a volte mi fai sentire a disagio con tutti i peccati che mi porto dentroâ€â€¦ Padre Teofilo si alzò, girò intorno al tavolo e si andò a sedere accanto al giovane.
“Sai bene che nessuno è senza peccato e tutti abbiamo bisogno della misericordia di Dio†e aggiunse, “Dio è padre di ognuno e ci ama tutti allo stesso modo… e pensa! ...di un amore infinito! “ affermò sbarrando gli occhi e dondolando piano il capo.
Poi gli parlò all’orecchio.
“Io ti conosco e conosco il tuo buon cuore, se così non fosse stato, non avrei esitato a denunciarti alle guardie insieme alla tua amataâ€.
… Un candelabro affogato da scolature di candela e una candela in uso, ridotta al lumicino, testimoniava la costante lettura che il frate faceva nottetempo.
L’unica finestra della stanza, si trovava dal lato del convento che guardava il mare.
Da lì si vedeva il cielo violaceo che montava dal sacro monte di San Michele sul Gargano, preannunciando l’arrivo del nuovo giorno.
La cella era così silenziosa, che si potevano udire i tarli erodere il legno.
Infatti, essi furono i soli ad ascoltare la confessione di padre Atanasio.
Egli aprì il suo cuore in un confronto che finì per essere, non tra confessore e penitente, ma tra sinceri fratelli di fede, consacrati alla vita religiosa in nome dello stesso Dio.
Quel Dio che ama l’umanità fino a dare suo figlio per essa e che sceglie i peggiori per farne lavoratori umili ma instancabili, nella sua vigna.
Quelli che l’amore di Dio Padre, trasforma in ‘strumenti di grazia’.
Padre Atanasio uscì da quella piccola cella bastonato a sangue nel suo ego, ma anche rinfrancato e incoraggiato dalle parole di Padre Teofilo.â€
(Giorgio Senese- Cave a Signatis- Tau Editrice, Todi 2024)
Mi auguro che in futuro anche la nostra “storia†possa accedere, come le spetta di diritto, a consessi autorevoli per rimpossessarci della nostra dignità di comunità millenaria.
