BLOG FONDATO NEL GIUGNO DEL 2000

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Un viaggio nella cultura non ha alcuna meta: la Bellezza genera sensibilità alla consapevolezza.

Luigi Sorella (blogger).
Nato nel 1968.

Operatore con esperienze professionali (web designer, copywriter, direttore di collana editoriale, videomaker, fotografia digitale professionale, graphic developer), dal 2000 attivo nel campo dell'innovazione, nella comunicazione, nell'informazione e nella divulgazione (impaginazioni d'arte per libri, cataloghi, opuscoli, allestimenti, grafiche etc.) delle soluzioni digitali, della rete, della stampa, della progettazione multimediale, della programmazione, della gestione web e della video-fotografia. Svolge la sua attività professionale presso la ditta ARS idea studio di Guglionesi.

Come operatore con esperienza professionale e qualificata per la progettazione e la gestione informatica su piattaforme digtiali in possesso delle certificazioni European Informatics Passport.

Il 10 giugno del 2000 fonda il blog FUORI PORTA WEB, tra i primi blog fondati in Italia (oltre 4.000.000 visualizzazioni/letture, cfr link).
Le divulgazioni del blog, a carattere culturale nonché editoriale, sono state riprese e citate da pubblicazioni internazionali.

Ha pubblicato libri di varia saggistica divulgativa, collaborando a numerose iniziative culturali.

"E Luigi svela, così, l'irresistibile follia interiore per l'alma terra dei padri sacra e santa." Vincenzo Di Sabato

Per ulteriori informazioni   LUIGI SORELLA


20/03/2026 ● Cultura

Achille e Ettore (2 di 2)

Viaggio nella mitologia.

  Giorgio Senese ● 86


Il vento solleva la polvere davanti alle mura di Troia.
Gli eserciti trattengono il respiro, così come fanno Priamo e Ecubea, i genitori di Ettore e Andromaca sua moglie con accanto Astianatte suo figlio.
I due contendenti si studiano occhi negli occhi, mentre piano girano in sincrono, descrivendo in senso orario lo stesso cerchio. La sabbia sotto i piedi scotta, il sole è alto e crudele.
Ettore sente arroventata l’armatura e l’elmo gli cola il sudore lungo la schiena.
L’odore è quello primordiale e animale del sudore umano.
Intorno non c’è rumore di battaglia, solo un silenzio teso, innaturale, come prima dell’arrivo di un temporale.
Si fa coraggio Ettore, “adesso non puoi più tiranti indietro†si dice con il pensiero.
Stringe la lancia così forte che le nocche sono bianche. Le mura alle sue spalle sembrano troppo lontane adesso. Da lassù qualcuno piange il suo nome.
Achille, splendente nell’armatura nuova forgiata da Efesto, gli ruggisce parole addosso mentre il suo scudo manda bagliori che gli feriscono gli occhi. Ad ogni passo Achille batte i sandali a terra e la terra si trema. I suoi occhi ardono di una luce feroce, più fredda del bronzo che lo riveste. Non è solo rabbia: è lutto, è sete di vendetta per Patroclo.
Un brivido attraversa la pelle di Ettore, incrocia ancora una volta lo sguardo del nemico e si rende conto che il suo, invece, tradisce una paura immensa, trattenuta a forza.
Si volta e, invece di combattere, le sue gambe si mettono a correre.
Con il fiato sempre più corto fugge costeggiando le mura di Troia, inseguito da Achille.
La polvere s’incolla alla bocca, gli secca la gola, il respiro è sempre più spezzato e Achille sempre più vicino. E’ dietro di lui, implacabile, sicuro che il tempo è dalla sua parte. Il più grande guerriero troiano inseguito dal più grande guerriero acheo. È già una sconfitta simbolica.
Fanno tre volte il giro delle mura, poi Ettore, esausto, si ferma di colpo.
Il suo cuore batte forte a forare la corazza, poi sembra calmarsi. Il difensore di Troia pianta i piedi nella terra, gonfia il petto e si raddrizza, e per un attimo tutta Troia sembra respirare con lui. Non fugge più. Con lo scudo saldo e la lancia stretta nel pugno, attende il suo destino.
“Se uno di noi deve morire, che l’altro onori il corpoâ€, dice al suo inseguitore, ma Achille non gli risponde, gli occhi sono freddi, vuoti.
Allora Ettore fulmineo scaglia con forza la sua lancia che colpisce lo scudo di Achille e rimbalza senza ferirlo.
Terrorizzato capisce che gli dei non sono più con lui, si sente ormai perduto, ma non arretra. Solleva la spada.
Achille avanza greve, non ha fretta.
Prende la mira, sa dove l’armatura di Ettore, che fu la sua rubata a Patroclo, lascia parti scoperte. Il tempo sembra rallentare. Il braccio si tende e i muscoli si contraggono allo spasimo. Il sole si riflette sulla punta di ferro un attimo prima di essere scagliato.
L’arma vola dritta e precisa come un giudizio inevitabile. Ettore cerca di spostarsi, ma è tardi.
La punta si conficca nella gola, là dove il collo si unisce alle spalle, trapassando la carne senza recidere del tutto la voce.
Cade in ginocchio e il sangue gli riempie la bocca, ma riesce ancora a parlare.
Chiede ancora che il suo corpo sia restituito al padre.
Achille con il petto ancora ansimante per la corsa e l’ira, lo fissa impassibile fino a quando cade pesantemente. Il suono sordo del corpo di Ettore sulla terra è definitivo.
Il vincitore ora mette il piede sul volto del malcapitato ed estrae con rabbia la lancia.
Il sangue schizza caldo sulla polvere e sulla sabbia, che se ne impossessa subito. Ettore è morto.
Dalle mura esplode un grido che perfora le orecchie. Andromaca urla disperata. Priamo crolla a terra. Astianatte è impietrito.
Achille adesso fa l’impensabile. Fora i talloni del corpo a cercarne i tendini e con una corda lo lega al suo carro. Sale su e frusta i cavalli. Il corpo di Ettore a braccia aperte viene trascinato via, sbattendo e rimbalzando sulla terra che aveva difeso. La polvere si alza a coprire in parte la vista dello scempio e tutti sono consapevoli che quello a cui hanno assistito, non smetterà mai di ritornare nelle loro menti fino alla fine dei loro giorni.
Per giorni Achille trascina il corpo di Ettore intorno alle mura di Troia, rifiutando di restituirlo ai troiani per i riti funebri.
Una notte poi, il vecchio re di Troia, Priamo, guidato dal dio Hermes, si reca di nascosto nell’accampamento greco e si intrufola nella tenda di Achille che chiederne il corpo.
Priamo si inginocchia davanti a lui e gli bacia le mani, quelle stesse che hanno ucciso suo figlio.
Poi gli parla di suo padre Peleo “…ricordati di tuo padre. Anch’io sono un padre che ha perso il figlio.â€
Queste parole colpiscono profondamente Achille che per la prima volta dopo la morte di Patroclo, sente che la sua rabbia si placa, riscopre la pietà e piange insieme a Priamo: uno per il figlio, l’altro per l’amico e per il padre lontano.
Il duello tra Achille ed Ettore rappresenta il culmine dell’epica dell’Iliade e uno dei momenti più tragici e intensi della letteratura antica.
La lotta fu impari. Furia contro dignità, un dio contro un uomo, la vendetta contro l’onore.
Paradossalmente, anche se Achille vinse, fu Ettore il vero eroe: colui che anche sapendo di non avere speranza di vittoria, combatte lo stesso per onore.



Achille uccide Ettore (Antonio Scardocchia 2026)



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