Aggiornato:
27/03/2026 ● Cultura
La maledizione di Edipo
Giorgio Senese ● 170
La storia di Edipo è uno dei miti più famosi della mitologia greca e racconta una tragedia legata al destino, alla colpa e alla ricerca della verità .
Da questa storia deriva anche il concetto psicologico del “Complesso di Edipoâ€, elaborato da Sigmund Freud. È nota grazie alle tragedie di Sofocle, soprattutto la celebre opera “Edipo Reâ€.
In quel tempo, la città di Tebe era governata dal re Laio e dalla regina Giocasta.
Laio un giorno volle consultare l’Oracolo di Delfi, circa il futuro del suo regno e sicuramente non si aspettava che gli facesse invece, la più terribile delle profezie:
«Tuo figlio ti ucciderà e poi sposerà tua moglie Giocasta, sua madre».
Laio riferì la cosa a Giocasta e spaventati, quando nacque il bambino decisero di liberarsene.
Lo affidarono a uno schiavo con l’ordine di legarono per i piedi e abbandonarlo sulla montagna Citerone, perché morisse.
Ma lo schiavo non ebbe il coraggio di fare l’infanticidio fino in fondo e lo affidò alle cure di un pastore corinzio che lo portò al suo re e alla regina di Corinto, Polibo e Merope, che non avendo figli, lo adottarono. Lo chiamarono Edipo, nome che significa più o meno “dai piedi gonfiâ€, per via delle ferite causate dalle corde.
Quando Edipo fu grande, l’oracolo gli disse quello che aveva detto al re Laio.
«Ucciderai tuo padre e sposerai tua madre».
Pieno di orrore Edipo, per evitare quel destino, fuggì convinto che i suoi genitori fossero Polibo e Merope.
Si diresse a Tebe e durante il viaggio incontrò un uomo anziano, il re Laio, con la sua scorta a un incrocio di strade.
Nacque una lite furibonda per ragioni di precedenza e Edipo lo uccise senza sapere chi fosse.
Così la prima parte della profezia si avverò.
Arrivato a Tebe la trovò terrorizzata dalla Sfinge, un mostro che aveva il corpo di leone con le ali e il testa da giovane ragazza. Dimorava sopra una rupe vicino alla città e uccideva tutti quelli che non indovinavano l’enigma che essa proponeva:
«Qual è quella cosa che ha voce, che la mattina va con quattro piedi, a mezzogiorno con due e alla sera con tre?»
I tebani promisero la signoria della città a chi avrebbe indovinato l’enigma, perché solo allora, secondo l’oracolo, la Sfinge si sarebbe precipitata dalla rupe e avrebbe tirato le cuoia.
Edipo interpellato dalla Sfinge rispose:
«Questa cosa è “l’uomo†che da bambino gattona, da adulto cammina su due gambe e da vecchio usa il bastone». La Sfinge si suicidò e Tebe fu liberata.
Così per gratitudine, i tebani offrirono a Edipo il trono e la mano della regina vedova: Giocasta.
Edipo la sposò senza sapere che era sua madre, realizzando così la seconda parte della profezia.
Con lei procreò parecchi figli tra cui Antigone e Eteocle.
Passarono molti anni felici quando una pestilenza colpì Tebe e Edipo si recò a consulto dall’oracolo:
«La città di Tebe è maledetta perché l’assassino del re Laio vive lì. La peste passerà solo quando costui sarà bandito dalla città »
Indagando, pezzo dopo pezzo, Edipo scoprì la verità tramite l’indovino Teresia e cioè che era stato lui a uccidere Laio, suo vero padre e che Giocasta, sua moglie, era sua madre.
Quindi il colpevole era lui.
Giocasta, disperata, si tolse la vita impiccandosi.
Edipo si accecò con le fibbie del vestito della madre e lasciò il trono, andando in esilio fino alla morte.
La maledizione di Edipo (Antonio Scardocchia 2026)
