BLOG FONDATO NEL GIUGNO DEL 2000

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Un viaggio nella cultura non ha alcuna meta: la Bellezza genera sensibilità alla consapevolezza.

Luigi Sorella (blogger).
Nato nel 1968.

Operatore con esperienze professionali (web designer, copywriter, direttore di collana editoriale, videomaker, fotografia digitale professionale, graphic developer), dal 2000 attivo nel campo dell'innovazione, nella comunicazione, nell'informazione e nella divulgazione (impaginazioni d'arte per libri, cataloghi, opuscoli, allestimenti, grafiche etc.) delle soluzioni digitali, della rete, della stampa, della progettazione multimediale, della programmazione, della gestione web e della video-fotografia. Svolge la sua attività professionale presso la ditta ARS idea studio di Guglionesi.

Come operatore con esperienza professionale e qualificata per la progettazione e la gestione informatica su piattaforme digtiali in possesso delle certificazioni European Informatics Passport.

Il 10 giugno del 2000 fonda il blog FUORI PORTA WEB, tra i primi blog fondati in Italia (oltre 4.000.000 visualizzazioni/letture, cfr link).
Le divulgazioni del blog, a carattere culturale nonché editoriale, sono state riprese e citate da pubblicazioni internazionali.

Ha pubblicato libri di varia saggistica divulgativa, collaborando a numerose iniziative culturali.

"E Luigi svela, così, l'irresistibile follia interiore per l'alma terra dei padri sacra e santa." Vincenzo Di Sabato

Per ulteriori informazioni   LUIGI SORELLA


02/04/2026 ● Eventi

I riti sacri del Mercoledì, Giovedì, Venerdì e Sabato Santo

Con i “Cantores” nella antica Cattedrale di Guardia e nella forma preconciliare

  Vincenzo Di Sabato ● 111


Maestose solennità e uso esclusivo del latino (intuitivo e affascinante), caratterizzavano i riti della Settimana Santa, vissuta così fino alla riforma di Pio XII del 1955. E’ stato già meditato, nei giorni scorsi, il senso e lo splendore della “Dominica in ramis”.
Dal Mercoledì Santo. Nelle - ore pomeridiane in Cattedrale – il Clero ed i Cantori, officiano il “Mattutino delle tenebre”, in tre notturni: nove Salmi e nove “Lectio”, così suddivisi: tre lamentazioni di Geremia; tre “ex tractatu” sancti Augustini episcopi e tre “epistulae ad Hebraeos”. Sacerdoti e Coristi – prima con dolcezza espressiva, poi man mano con fortezza polmonare - si rimandano gli assoli, intervallati da struggenti responsori. L’unisono del primo “ex tractatu” di Sancti Agustini Episcopi, è ipotecato da Angelo Jovine (il papà dello Scrittore Francesco) o da Vincenzo Bucci (più noto per la costruzione del Campanile); mentre una Epistula ad Hebreos è personalizzata dalla vocina vibrante ed espressiva di Federico Di Rocco.
L’Ufficio Divino, così strutturato, è ripetuto, con “profezie” diverse, nei successivi due “Giorni di Dio”.
Il Giovedì Santo: rivive (al mattino), il rituale della “Coena Domini”, l’ultimo pasto di Cristo e la prima Messa del mondo: l’istituzione cioè dell’Eucarestia e del Sacerdozio. Tutti i Cantores impersonano gli apostoli nel rito della lavando dei piedi e, al pomeriggio – come per il Mercoledì Santo – cantano l’Ufficio Divino e, a turno, fino a sera inoltrata, presidiano in adorazione il Sepolcro, scorretta definizione del vero altare della riposizione.
Il Venerdi Santo, soprattutto nella liturgia preconciliare, presentava un’atmosfera cupa, triste: statue velate, altare nudo senza tovaglie e senza candelabri. Il tempio in penombra, il tabernacolo vuoto, acquasantiere vacanti. Unico giorno “aliturgino” perché manca la Consacrazione del pane e del vino. Stava tutto qui il ricordo della passione e della morte di Gesù nell’abbandono di Dio: “Eloì, Eloì lamma sabactani!” (Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?).
Gli strenui cantori dopo le lodi, nella successiva “Azione Liturgica”, intonano antifone e, di nuovo “la turba” durante la proclamazione del “Passio” secondo Giovanni: un poema di bellezza incomparabile scaturito dall’animo giovanile di Giovanni, il discepolo prediletto e, testimone ai piedi della Croce con Maria della morte di Cristo. I coristi affiancano i preti nel flectam genua” durante la preghiera universale poi, mentre i fedeli adorano e baciano la croce, essi modulano gli “Improperi” ossia le domande che Cristo rivolge al modo: “Popule meus, quid feci tibi? Responde mimi!” (Popolo mio che male ti ho fatto? Rispondimi).
Ala calar del sole s’avvia la processione verso il Calvario. Nell’anno 1949 due giovani preti alleviano l’ufficio sacerdotale di don Natale e nuove voci di giovani irrobustiscono quelle dei più anziani nel vigoroso canto del Miserere. Al discendere essi dànno fiato ad antichi canti popolari. Ai tuoi piedi o bella Madre”, “Gesù mio con dure funi”, “La passione del Signore”, “O fieri flagelli”, “Perdono mio Dio” . (G. Pascoli).
E ripenso anche a rito patetico, intenso sul Calvario di Guardialfuiera, quello della deposizione di Gesù dalla Croce. Don Giulio Di Rocco cinge le braccia cadenti di Cristo e lo adagia sul lettuccio. Poi esordisce e stupisce col sermone ancor vivo nella memoria comune: “In questo stesso giorno, in questo stesso luogo, in questa stessa ora…!”
Il Sabato Santo i primi raggi di sole scivolano dai colli e inondano lo sconfinato entusiasmo di giovani e di fanciulli che saccheggiano dai casolari, ceppi, sterpi, fascine e ciocchi per allestire l’imponente rogo sul sagrato della chiesa. Nell’attesa del “Gloria”, essi preparano il “Fuoco Santo”, il “fuoco nuovo” perché sanno, per consuetudine” che infiammerà i cuori di rinnovato calore e spiritualità. Ritengono per fede che il “Cero del Risorto” acceso da una fiammella scaturita dal Fuoco Santo, riporterà la “Luce e Vita” sulla oscurità del mondo.
Gli strenui Cantatori “cantano” nella funzione culminante della redenzione. Subito dopo l’ “Exultet” e prima di innovare il fonte battesimale, essi ripercorrono la Storia della Salvezza in dodici profezie rese stimolanti da traduzioni e didascalie introduttive.
La 12^ Lectio è l’ultima ed è tratta dal libro di Daniele (è stata ora soppressa dalla Congregazione del Culto Divino, perché ridotte da 12 a sole 4 Lectio. Era però la più avvincente per contenuto, per sfumatura armonica e alternanza di voci. Vi è narrata la spettacolare inaugurazione e l’adorazione forzata ad una statua d’oro alta 60 cubiti (pari ad un palazzo di dieci piani) nella città di Babilonia, dove imperava Nabucodonosor, re sanguinario e tracotante. Egli ordinò a prefetti, governanti, tesorieri e consiglieri e a tutti i sudditi di adorare il Colosso di Babillonia, la statua eretta a suo onore. Tutti si prostrano in adorazione, eccetto tre intrepidi bambini ebrei: Azaria, Anania e Misaele, i quali affermano. “Non serviremo questi dei, né adoreremo il tuo simulacro risplendente!”. E, per tal rifiuto, essi vengono scaraventati dentro una fornace ardente, il cui fuoco supera di sette volte quello normalmente attizzato, tanto che i servi - spargitori di bitume, stoppa e pece - vengono inghiottiti dalle fiamme. I tre fanciulli, invece, passeggiando illesi tra le vampe, respirano un venticello pieno di rugiada.
La “Lectio” riferisce che il re, i strapi e i dignitari, accostati alla bocca della fornace, rilevano sbigottiti l’incolumità dei bimbi. E Nabucodonosor, esterrefatto, rivolgendosi a Dio di i ogni vita risorta, esclama: “Quanto grandi sono i tuoi prodigi e straordinarie le tue meraviglie!”.
In un giorno lontano forse i Cantores incuriositi si saranno domandati “ma a quale nostro asèendente sconosciuto, a quale Confratello del Sacramento, cantore e musicista dobbiamo riconoscenza per aver messo in musica questo straordinario capitale antropologico, volto a ridicolizzare quel dèsposta di Babilonia, così minutamente caratterizzato nella 12^ lectio del Sabato Santo”? Per ben nove volte il profeta Daniele, in poche righe, insiste con sberleffo nel nominare Nabucodonosor, offrendogli lo sprezzante titolo di Re! E per ben nove volte in chiesa, la squillante voce di Giovanni Mastroberardino, con schermo, canta: “Nabucodonosor rex!”, a cui rispondono le maschie laringi dei Cantores.
***
Sabato Santo 1951. Torna da Roma don Carmine Frascatore di Guardialfiera, novello prete dell’Ordine di don Orione. Egli è in chiesa a celebrare da diacono la liturgia del Sabato Santo. Al saluto conclusivo della Messa egli ha cantato il doppio Alleluja di Pasqua e non fa rientro in sacrestia assieme agli altri officianti ma, vestito ancora di dalmatica bianca, facendosi largo a gomitate tra la folla, anticipa i Coristi in uscita dalla scalinata della cantoria. “Che prodigio, ma che bravi voi!!”, esclama da esperto studioso di melodie e laureato in storia della musica, “Ma vi rendete conto come il “Nabucco”, incentrato sulla figura di Nabucodonosor, il tiranno babilonese, è l’Opera che ha decretato nel 1842, il grande successo di Giuseppe Verdi?. Pensate come “Va pensiero sull’ali dorate” cantato in coro dagli Ebrei prigionieri in Babilonia, è più o meno contemporaneo al canto del vostro e nostro Nabucodonosor rex? E come la 12^ Lectio del Sabato Santo (il testo sacro di Daniele) è stata orchestrata seguendo quella stessa regola del Nabucco, cioè dell’unisono e del canto vostro collettivo?”

Bello ricordare questo episodio di due incomparabili ed analoghe ispirazioni.

I Cantori escono dalla chiesa mentre le “Campane sciolte dal silenzio di Giovedì Santo” risuonano a distesa. E’ mezzogiorno ed essi si recano tutti in casa di Peppiniello il Sacrestano, attesi da frizzamti bocchettoni di “montepulciano” e da “guantiere” stracolme di tarallucci salmastri, portati lì da un ortolano di Dio: Peppe Pomposa!



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