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04/05/2026 ● Cultura
Un canto di amore e di calore nei versi e nella prosa di Vincenzo Cirella
Vincenzo Di Sabato ● 129
Per il 1° maggio - nel 39° anniversario della morte precoce di Vincenzo Cirella, funzionario Enel, romanziere, poeta e storico molisano di Guardialfiera - riascolto la bobina del mio amicale vivere con lui.
Era consuetudine, per noi studenti, compiere ai primi d’ottobre un pic-nic, uno star bene insieme al “Casino Leandoâ€, verso il bosco, nella fattoria Peppino Giacomodonato, dolce amico scomparso solo da qualche mese. E lì, nel 1954, ad ebbrezza inoltrata, venne lo sghiribizzo a Vincenzo Cirella di incidere, a grosse lettere, sulla facciata della masseria, la seguente epigrafe. “Pro aeterna memoria carneficina caponiâ€. Per “commemorare†ed evocare quelle stragi crudeli di polli arrosti ed al ragù.
Risfogliando adesso e rileggendo i suoi grattacapi e le sue elevazioni, io respiro di nuovo quell’aria sana di allora; rintraccio l‘idillio tra il piccolo mondo antico e questo mediocre mondo nuovo. E, fra il ricettario di cose semplici o complicate, scovo da “Un cuore che batte†(1968), “Dal niente al nulla†(romanzo del 1981), fino a “Che sarà di noi†(1986), cos’èra e cos’è l’essenza della vita e in un paese civettuolo, con gli antichi mestieri, i giochi infantili, le liturgie religiose e profane, l’olezzo del fieno, le corse selvatiche nella natura. C’è in Vincenzo Cirella un umorismo casereccio e bonario, quasi una terapia capace di scongiurare preoccupazioni e conciliante con un vivere irriflessivo, non tormentato dai sofismi e falsità . Sia dalla poesia o dalla prosa raffiora una rassegna commossa di affabilità ; una oleografia, un album di vecchie figurine neppure immaginate dalla mitologica “Paniniâ€.
