Aggiornato:
05/05/2026 ● Mitologia
Pane e Siringa
Giorgio Senese ● 111
L’Arcadia è una regione della Grecia, famosa per i suoi paesaggi naturali ed è anche il luogo dove viveva, tra montagne e foreste selvagge, il dio Pane (Pan). Un dio davvero tra i più strani.
Era figlio di Hermes, il messaggero degli dei, e una ninfa, Dryope, che appena lo vide fuggì per l’orrore.
Il nascituro aveva zoccoli al posto dei piedi e corna di capro, i capelli incolti, il naso schiacciato, il corpo velloso e finanche la coda.
Hermes, a differenza di sua madre, lo trovò invece “carino” e lo portò sul Monte Olimpo per mostrarlo agli dei, che si divertirono molto nel vedere il suo aspetto bizzarro.
Come carattere però, Pane non era affatto tranquillo, il suo era un umore selvaggio e rumoroso.
Gridava attraverso le foreste e i monti e in fatto di costumi non era uno stinco di santo, ma piuttosto libertino. In lui la sessualità era gestita dall’istinto ed è proprio questa propensione che lo portò a incrociare il suo destino con quello di Siringa (Syrinx).
Un giorno Pane, vagando tra i boschi, vide una ninfa bellissima chiamata Siringa.
Lei era una ninfa dei fiumi e dei boschi. Seguiva la dea Diana e come lei, era una vergine cacciatrice, inseguiva le fiere nelle foreste, amava la libertĂ e rifuggiva ogni intenzione di sposarsi o di avere amanti.
Ma Pane, che era istinto puro, quando la vide rimase affascinato dalla sua bellezza e cercò di avvicinarla e di parlarle. Siringa invece, fuggì spaventata, perché Pane era famoso per insidiare le ninfe. Lui la inseguì tra boschi, rocce e ruscelli. La corsa durò a lungo, fino a che Siringa, stremata, non si fermò sulle rive di un fiume.
Prima di diventare preda di Pane, non avendo più forze per fuggire, pregò le ninfe dell’acqua e gli dei del fiume, di salvarla.
Così, proprio quando Pan stava per raggiungerla, il suo corpo si trasformò in un gruppo di canne palustri che cresceva sulla riva.
Pan abbracciò le canne pensando di stringere la ninfa, ma si rese conto che tra le braccia aveva solo piante mosse dal vento.
Sconfortato, rimase ad ascoltare il suono che il vento stesso produceva, passandoci attraverso.
Era una musica dolce e malinconica e lui ne fu molto colpito.
Allora ebbe un’idea geniale, tagliò alcune canne di lunghezza diversa, le legò insieme e creò uno strumento musicale.
Questo strumento fu chiamato “Siringa”, dal nome della ninfa e per noi è il famoso “Flauto di Pan”. La sua musica rappresenta la voce della natura e il ricordo eterno della sfortunata ninfa.
Spesso Pane viene rappresentato proprio con questo strumento, mentre danza con satiri e spiriti dei boschi e la sua forma, idealmente, ricorda un’ala di uccello aperta.
Pane fu anche protettore del bestiame minuto, dei pastori, dei cacciatori e cacciatore egli stesso.
Conosceva l’arte di guarire e il futuro, che poteva anche rivelarlo agli uomini.
Ultima curiosità : secondo i miti, Pane poteva provocare una paura improvvisa e irrazionale nei viaggiatori nei boschi o nei soldati in battaglia. Da questa idea nasce la parola moderna “panico”, cioè una paura improvvisa e incontrollabile.
Inoltre è palese che il suo aspetto ha influenzato anche l’immagine medievale del diavolo.
Pane e Siringa (Antonio Scardocchia 2026)
