Aggiornato:
19/05/2026 ● Mitologia
La Titanomachia
Giorgio Senese ● 128
Nella pillola di oggi, facciamo un passo indietro.
Tutti conosciamo Zeus (Giove), padre e guida degli dei olimpici.
Ma vi siete mai chiesti, cosa c’era prima di lui? Ve lo dico io.
All’inizio del mondo regnavano i Titani, che erano figli delle divinità primordiali. Urano (il cielo) e Gea (la terra). Si chiamavano Oceano, Iperione, Giapeto, Temi, Mnemosine, Teti, Rea, Crono e c’erano altri discendenti come Atlante, Elios e Prometeo.
Il più potente tra loro era Crono (Saturno), che su consiglio della madre Gea, tese un agguato terribile al padre Urano e, con una falce, gli tagliò i genitali.
Detronizzato suo padre Urano si fece dunque Signore del mondo, governando l’universo insieme alla moglie Rea (anch’essa figlia di Urano e Gea, quindi sorella dello stesso Crono), destinata a essere la madre di tutti gli dei.
Crono, avendo avuto la terribile profezia secondo cui uno dei suoi figli lo avrebbe rovesciato, ogni volta che Rea partoriva, divorava il bambino.
Lo fece molte volte, ma Rea che non si rassegnò a questo destino, decise di salvare almeno l’ultimo figlio, che portava ancora in grembo.
Così, quando arrivò il tempo di partorire si allontanò da Crono, partorì un figlio maschio e si ingegnò a nasconderlo. In contemporanea, prese poi una grossa pietra, l’avvolse con le fasce facendola sembrare un neonato. Consegnò poi come al solito, il fagottino a Crono che lo ingoiò in un sol boccone, senza sospettare nulla.
Il bambino venne chiamato Zeus, fu portato sull’isola di Creta e nascosto in una grotta sul Monte Ida. Ad allattarlo ci pensò Amaltea, una capra divina che lo fece crescere forte e venne protetto dai guerrieri Cureti che facevano continuamente rumore con armi e scudi per coprire il suo pianto. Così facendo Crono non lo sentì mai i suoi pianti o vagiti e non seppe della sua esistenza.
Una volta cresciuto, però, Zeus aiutato da una divinità astuta e saggia (Meti) ingannò suo padre.
Gli fece bere una pozione fortemente emetica che lo costrinse a rigurgitare i suoi fratelli che incredibilmente, tornarono in vita uno dopo l’altro. Poseidone, Ade, Era, Demetra e Estia.
Alla fine vomitò anche la pietra che aveva ingoiato al posto di Zeus.
Una volta riuniti, Zeus e i suoi fratelli dichiararono guerra ai Titani, in quella che venne chiamata la “Titanomachia”.
I Titani guidati da Crono, contro gli dei Olimpici guidati da Zeus. La guerra durò dieci anni.
Zeus per manforte liberò anche i terribili giganti chiamati Ecatonchiri (con cento braccia) e i Ciclopi che erano stati imprigionati dai Titani. Così furono proprio i Ciclopi a creare le armi divine.
Il fulmine per Zeus, il tridente per Poseidone, l’elmo dell’invisibilità per Ade e con queste armi fantastiche, gli dei olimpici vinsero la guerra.
Al termine della quale Zeus imprigionò Crono e i Titani nel Tartaro, il luogo più profondo degli inferi e mise, a guarda della prigione, gli Ecatonchiri.
Poi Zeus e i suoi fratelli, da vincitori, si divisero il mondo. Zeus il cielo, Poseidone il mare e Ade il regno dei morti. Presero quindi possesso del Monte Olimpo e da lì iniziarono a governare, diventando le principali divinità della mitologia greca.
Meti (Metide), divenuta dea della saggezza, divenne compagna di Zeus.
Una profezia diceva però, che il figlio di Meti sarebbe diventato più potente di Zeus.
Per paura, allora, Zeus ingoiò Meti mentre era ancora incinta, ma subito dopo ebbe un terribile mal di testa.
Il dio fabbro Efesto (Vulcano) gli venne in aiuto. Gli spaccò la testa con un’ascia e da lì uscì Atena. Già adulta, armata con elmo, scudo e lancia.
Quando il Titano Crono tagliò i genitali del padre Urano, li gettò nel mare.
Dalla schiuma del mare (in greco aphros) nacque Afrodite (Venere), la dea dell’amore e della bellezza. Lei emerse dalle acque vicino all’isola di Cipro e arrivò sulla riva su di una conchiglia, già adulta e bellissima.
Era (Giunone), divenne la moglie di Zeus e fu, a ragione, era molto gelosa.
Zeus si unì a Latona, una titanide e quando Era lo seppe, le proibì di partorire su qualsiasi terra.
Cosi alla fine lei trovò rifugio sull’isola di Delo dove nacquero i gemelli divini. Prima Artemide (Diana, dea della caccia e della luna) e poi Apollo (dio del sole, della musica e delle arti).
Ancora una volta Zeus fece il malandrino e si unì alla ninfa Maia.
Nacque un bambino furbo con un’astuzia incredibile. Nel suo primo giorno di vita, fuggì dalle fasce e rubò cinquanta le mucche ad Apollo. Si chiamava Ermes (Mercurio), dio dei viaggiatori, dei commercianti e dei ladri.
Ares (Marte), dio della guerra violenta, è uno dei pochi dei nati in modo normale.
Infatti è figlio naturale di Zeus e Era e rappresenta il lato più brutale e sanguinoso della guerra.
Non pago, Zeus si volle accoppiare anche con una mortale, Semele.
Era, convinse Semele, ingannandola, a chiedere a Zeus di mostrarsi nella sua forma divina.
Quando Zeus apparve tra fulmini e fuoco, Semele nella fragilità umana, morì.
Zeus però salvò il bambino. Lo cucì nella propria coscia finché non fu pronto a nascere.
Per questo Dioniso (Bacco, dio del vino e della festa) è chiamato “il dio nato due volte”.
Alla fin fine, gli dei che governarono dal Monte Olimpo furono dodici:
Zeus – re degli dei, Era – dea del matrimonio, Poseidone – dio del mare, Demetra – dea dell’agricoltura, Atena – dea della sapienza, Apollo – dio della luce e delle arti, Artemide – dea della caccia, Ares – dio della guerra, Afrodite – dea dell’amore, Efesto – dio del fuoco e dei fabbri, Ermes – messaggero degli dei e Dioniso – dio del vino.
I miti sulla nascita degli dei, servivano agli antichi greci, per spiegare fenomeni naturali, valori o anche paure.
Infatti molte storie sono strane, tragiche, inquietanti, scioccanti e spesso violente.
Gli dei olimpici e gli eroi non sono perfetti.
Potenti sì, ma anche fragili nelle loro gelosie, con la voglia di vendicarsi e imprevedibili nelle reazioni. Forse però, è proprio questa loro umanizzazione che li rende simpatici.
La Titanomachia (Antonio Scardocchia 2026)
