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19/05/2026 ● Cultura
Immaginaria chiacchierata con Mario Gramegna
Vincenzo Di Sabato ● 153
La vera tristezza non è quando scende la sera, ma quando al mattino non trovi più l’amico e non ricevi più da lui la carezza del buon giorno. La solitudine non è il focolare spento, ma è la realtà del non trovar più il fiammifero a portata di mano per riaccenderlo. Dopo di te, caro Mario, la brace s’è smorzata e la musica è finita. Và pora soltanto dal sottosuolo delle memorie, il tuo “dolce dire”. E così risento il sospiro della tua prima telefonata: marzo 1957! Ero giovane e bisognevole di stimoli per ristorare le mie incertezze.
Tu – preside e presidente di Storia Patria del Molise, saggista, poeta, dialettologo - ereditasti da Gaetano Tartaglia, anche la pagina regionale de “Il Popolo”. Ettore Bernabei ti proclamò Capo Redattore per il Molise. Ed io, assistito da te, incominciai a scarabocchiare carte, inviandoti il “fuori Sacco” due/tre volte la settimana. Facevo altrettanto per Corrado Caluori corrispondente del “Messaggero”, assieme al quale tu mi insegnasti a scrivere con la virtù della sintesi. “Proteggiti – mi ordinasti - dalla morbosa voluttà di notizie chiassose che ti faranno sordo alla “bella notizia”. Renditi operatore di quella ecologia giornalistica, che dà gusto al silenzio, dentro il quale maturano le grandi parole della vita”.
Fu la prima esortazione che mi consegnasti, seduti per un momento al “Lupacchioli” di Campobasso, 69 anni fa. Cessò, poi la bella storiella – interrotta per trent’anni, in seguito al mio sopravvenuta impiego alle Poste Italiane.
Poi, a sorpresa e da pensionato, ci ritrovammo, a Guardia, il 22 luglio 1988, assieme a tutti gli amici di prima, per inventare il “Centro Studi Molise 2000” che, da quel giorno con il tuo conforto, con quello di Sabino d’Acunto, di Emilio Spensieri, Corrado Caluori e di Luciano Gentili, ho potuto servire con umiltà fino al 2018.
Si sgomitolarono, man mano, idee e azioni che hanno dato originalitĂ e arditezza alla cultura del Molise.
“Perciò
Il 26 dicembre 1990 ci fu in Cattedrale il Concerto di Natale suonato dall’Orchestra Filarmonica di Plovdiv (Bulgaria), cantato da le Voci del Danubio e da Boris Cristov, il basso allora più acclamato del mondo. Sotto la regia di Carlo Savini, Presidente dell’Unione Europea dei Critici d’arte di Bruxelles, realizzammo subito, e per quattro anni, la “Rassegna Molisana d’arte contemporanea” che, a primavera, radunava gli artisti qui e, nei primi giorni d’autunno, a Roma per esporre i loro stupori presso le Gallerie più eleganti d’Europa. E, dopo di che, ne facemmo di tutti i colori, né c’è spazio per poterli sfiorare ed elencare.
Devo salutarti indimenticabile Mario, fidando nella tua misteriosa e rassicurante presenza. Offrimi edizioni aggiornate delle tue grandi virtù: la semplicità , la tenerezza, la misura delle parole, l’ètica. Fammi riscoprire la gioia antica del fermarci, confabulando con amici, come facevo con te, senza guardare l’orologio.
Ispirami parole e gesti di coraggio e non farmi tremare la voce quando, a dispetto di tante furbizie che invecchiano il Molise, osiamo annunciare tempi migliori. Obbligami a pagare, a piccole rate, il prezzo di dignitose azioni. E moltiplichiamo le nostre energie per investirle nell’unico affare ancora redditizio della civiltà : l’amicizia, la solidarietà , la poesia suggestiva, magari dialettale e pura di bellezze e di amore. Ciao Mario!
Vincenzo
