Aggiornato:
24/06/2026 ● Mitologia
Gli eroi
Giorgio Senese ● 64
Oggi, analizziamo, focalizzandola meglio, la figura dell’eroe nella mitologia greca.
In realtà è un elemento centrale ed è più complesso di quanto potremmo immaginare.
Non è un “supereroe†nel senso moderno, ma un individuo straordinario che si muove tra il mondo umano e quello divino, a volte pagando un prezzo alto per le sue imprese.
Spesso sono dei semidei, figli di un dio e di un mortale e la consapevolezza di ciò, spesso li porta ad essere speciali ma al tempo stesso tormentati, perché si rendono conto di non appartenere a nessuno dei due mondi.
Un esempio può essere Ercole con le sue dodici fatiche o lo stesso Achille di cui abbiamo già parlato quando abbiamo raccontato della guerra di Troia.
Essi, insieme a tutti gli altri, condividono alcune caratteristiche che si ripetono:
Sono esseri eccezionali che posseggono forza, intelligenza e abilità fuori dal comune, ma non sono né perfetti e né invincibili. Potenti ma fragili. Guidati da destini più grandi di loro, la loro storia serve a mostrare fin dove può spingersi l’essere umano nello sfidare gli dei.
Ogni impresa comporta per loro sofferenza con dolore e perdite e la morte è sempre al loro fianco. In genere hanno un legame stretto, ma anche ambiguo con gli dei, da cui possono ricevere aiuto, ma anche punizioni severe.
Gli dei dell’Olimpo, si sa, sono spesso bizzarri e incostanti, così l’eroe è costretto a destreggiarsi tra favori e vendette divine.
Ad ogni modo però, la categoria degli eroi era fondamentale nella cultura greca, perché rappresentavano dei archetipi di comportamenti, sia nel senso positivo che in quello negativo.
Si, perché l’eroe greco non è quello nobile medioevale, infatti può essere anche falso e bugiardo.
A lui una sola cosa importa, primeggiare in guerra e per farlo, non ha scrupoli nel mettere da parte anche valori alti come lealtà e rispetto dei patti.
Quando si trova di fronte a un nemico armato, non c’era principio morale che lo possa condizionare e non si vergogna di mostrare il limite che gli deriva dalla sua parte umana.
Emblematico è quello che dice Achille al disgraziato Ettore che sta per morire: «Non supplicarmi, o cane. È inutile che mi cingi le ginocchia e che fai appello ai genitori. Rabbia e furore mi spingerebbero a farti a pezzi per poi divorare la tua carne cruda!».
Gli eroi però, erano importanti che spesso venivano associati a culti locali e venerati quasi come divinità . Quello greco era un mondo in cui c’era la diffusione della violenza in guerre continue e cicliche, dove si rischiava di essere uccisi o di finire in schiavitù. La presenza di un eroe a favore, era dunque, una specie di polizza sulla vita. Alle volte bastava la sua sola fama per spaventare i vicini combattenti e ciò era valido anche quando l’eroe era morto ormai e sepolto. Bastava mettere in giro la voce che lui continuava a combattere sotto forma di demone e questo spargeva il terrore tra gli aggressori più superstiziosi.
Intendiamoci, in questo caso, la parola “demone†non è da intendere come demonio, ma anima del defunto o fantasma.
La stessa anima che poi, nei periodi di pace, diventava la “buonanima†e diventava una specie di santo protettore che faceva da tramite tra gli umani e gli dei dell’Olimpo.
Erodoto stesso racconta che nel periodo dell’invasione persiana di Serse, al santuario di Delfi, furono visti due guerrieri giganteschi uscire dalle rispettive tombe e battersi come ossessi; erano i demoni di Filaco e di Autonoo, due eroi locali morti alcuni anni prima.
Le tombe degli eroi erano veri e propri santuari dove la gente andava a pregare e a fare offerte che consistevano in animali sacrificati, ma anche generi di conforto come vino o latte per fare in modo che anche nell’aldilà , l’eroe potesse usufruirne.
C’erano anche tombe vuote, perché magari l’eroe era andato a morire lontano dall’Egeo, durante una impresa eroica. Ma, anche in questo caso, la città natale non rinunciava al privilegio di erigergli una tomba in patria. Così si spiegano le tante tombe doppie di Achille, di Iolao, di Cimone, di Taltibio o di Pandione.
Sulle stesse tombe, costituite da un semplice e grosso blocco di marmo, si celebravano anche riti propiziatori in caso di guerre o di altre calamità .
Durante le preghiere poi, si poteva interloquire con gli eroi stessi e non era escluso che, interpellati con devozione, rispondessero.
Questo perché un eroe non moriva mai completamente e aveva sempre un posto assicurato tra gli dei.
Gli eroi (Antonio Scardocchia 2026)
