10/09/2026 ● Agricoltura
Lettera aperta di un contadino ai Vescovi molisani
Giorgio Scarlato ● 1592
Eccellenze
Reverendissime,
sono Giorgio Scarlato un contadino settantaduenne, nativo delle Puglie ma
residente da ben 54 anni a Termoli dove per gli ultimi 17 anni, in modo
assiduo, con il Comitato spontaneo Agricolo "Uniti per non morire" ho
cercato di dare voce attraverso la stampa locale e meridionale, al mondo
agricolo dei "senza voce".
Mi rivolgo a Voi pubblicamente con profondo rispetto istituzionale e filiale
devozione, animato unicamente dal desiderio di condividere questa grave
sofferenza che affligge le nostre comunità rurali da oltre due decenni.
Venne interessato nel novembre del 2009 l'allora Arcivescovo Metropolita di
Campobasso Monsignor Bregantini e, in seguito, con altri due scritti e nel
luglio del 2014 lo stesso Papa Francesco. CI furono vicini.
Oggi la famiglia contadina monoreddituale fa fatica a tirare a sopravvivere, è
vicina al collasso. Vendere il grano, quando lo vogliono, a 21 - 22 euro al
quintale, il pomodoro da industria a 13 euro al quintale o il latte bovino a
meno di 40 centesimi al litro significa lavorare costantemente in perdita. E
così per l'olio o il vino.
Non si tratta di una crisi passeggera ma dello squilibrio generato da trattati
internazionali che riducono il cibo a mera merce di scambio, calpestando la
dignità di chi coltiva.
In un momento così drammatico si avverte il bisogno di sentire la Chiesa
vicina, come custode attenta degli "ultimi" e della Dottrina Sociale,
così spesso richiamata da Papa Francesco contro "una economia che
uccide".
Nella nostra Fede, il Pane e il Vino non sono merci qualunque: sono i frutti
della terra scelti da Cristo per farsi Eucarestia, Suo Corpo e Suo Sangue. C'è
un legame indissolubile tra il miracolo dell'Altare e la fatica quotidiana dei
campi.
Se il lavoro dietro "quel Pane e quel Vino" vengono umiliati e
svalutati, si spezza una catena che è insieme economica - culturale e
spirituale.
Per questo, con umiltà rivolgo un accorato appello affinché siate Voi, con la
Vostra autorevolezza , a stimolare i parroci delle nostre Diocesi ad un gesto
di forte sensibilizzazione.
Sarebbe un segno straordinario se, durante il momento solenne dell'Offertorio,
quando si presentano il Pane e il Vino "frutto della terra e del lavoro
dell'uomo", si ricordasse brevemente ai fedeli il valore etico e sacro di
quei doni e la necessità di difendere chi li produce.
Non si tratterebbe di fare politica, ma di dare un'anima e una voce alla
sofferenza delle nostre famiglie contadine, quel mondo contadino delle piccole
e medie imprese che sono in estrema povertà .
Se la Chiesa unisce la Sua voce a quella dei contadini, le nostre comunitÃ
rurali troveranno la forza morale per non arrendersi.
Confidando nella Vostra paterna attenzione e nella Vostra preghiera, Vi porgo
da parte del mondo rurale vero e mio i più Devoti Saluti.
Giorgio Scarlato
Comitato spontaneo Agricolo
"Uniti per non morire"/ COAPI
