FUORI PORTA WEB
BLOG FONDATO NEL GIUGNO DEL 2000

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Un viaggio nella cultura non ha alcuna meta: la Bellezza genera sensibilità alla consapevolezza.

Luigi Sorella (blogger).
Nato nel 1968.

Operatore con esperienze professionali (web designer, copywriter, direttore di collana editoriale, videomaker, fotografia digitale professionale, graphic developer), dal 2000 attivo nel campo dell'innovazione, nella comunicazione, nell'informazione e nella divulgazione (impaginazioni d'arte per libri, cataloghi, opuscoli, allestimenti, grafiche etc.) delle soluzioni digitali, della rete, della stampa, della progettazione multimediale, della programmazione, della gestione web e della video-fotografia. Svolge la sua attività professionale presso la ditta ARS idea studio di Guglionesi.

Come operatore con esperienza professionale e qualificata per la progettazione e la gestione informatica su piattaforme digtiali in possesso delle certificazioni European Informatics Passport.

Il 10 giugno del 2000 fonda il blog FUORI PORTA WEB, tra i primi blog fondati in Italia (oltre 4.000.000 visualizzazioni/letture, cfr link).
Le divulgazioni del blog, a carattere culturale nonché editoriale, sono state riprese e citate da pubblicazioni internazionali.

Ha pubblicato libri di varia saggistica divulgativa, collaborando a numerose iniziative culturali.

"E Luigi svela, così, l'irresistibile follia interiore per l'alma terra dei padri sacra e santa." Vincenzo Di Sabato

Per ulteriori informazioni   LUIGI SORELLA


28/10/2026 ● Cultura

Dimenticare non è una virtù

Gli orrori della guerra nell’autunno 1943

  Vincenzo Di Sabato ● 164


“Quelli eran giorni”! Ma non quei giorni felici cinguettati da Gigliola Cinguetti nel 1968. Eran giorni infelici, terribili, nell’ottobre e a novembre dell’anno 1943. Maria “Cirella” (figliola di ‘Ndino Cola-Cirella”) - più grandicella di me – per caso me li riporta in mente in primavera, a poche settimane dal suo migrare verso la Città Futura, avvenuto il 28 aprile scorso. Il delizioso confabulare vespertino, spalanca la mia memoria bambina e – frugandola in profondità - rintraccio una teoria di innocenze e di orrori – e ahimè - anche le maglie ferrigne dei primi grossi camion “Tiger” della Germania nazista, che irrompono in paese; e dei tre carri armati corazzati, che raspano e sgranano la mansuetudine della nostra bella Piazza; ne imprimono lunghi tatuaggi e rasentano l’antica elegante fontana a doppio getto, realizzata nel 1889 ma che, assieme alla sua acqua limpida, forse anch’essa, in quel funesto <1° ottobre 1943, venerdì!> - avrà croccolato infausti presagi.
Intanto qui, a Guardialfiera, discendono da Casacalenda autocolonne tedesche e riversano squadroni di mìliti, che sfondano infissi e porte alle case, le sconquassano; le saccheggiano. Altri plotoni, più garbati, vanno in cerca di edifici decorosi per installarvi comandi, reparti, pattuglie, telefoni. Due “guerriglieri”, con fucili mitragliatori ed elmetto, chiedono del Podestà. Lo rintracciano, e da lui esigono uova, pollame, lardo. Verso mezzogiorno i cieli fiammeggiano di bombardieri calati, ‘sta volta a bassissima quota, e preceduti dai due caccia d’avanguardia, scatenando in paese inquietudine e scompigli.
Al primo pomeriggio vengono reclutati trenta uomini per traslocare a spalla numerosi soldati feriti attraverso una mulattiera sgangherata – lunga 18 km - fino a Castelmauro, dov’era allestito un ospedale da campo. L’aria è lacerata da fischi e fragori di cannonate incessanti, provenienti dalle truppe alleate appena arrivate sul Colle Cece di Casacalenda, e puntano in direzione di drappelli germanici, in ritirata, nell’altra sponda del Biferno, Noi siamo nel mezzo.
Si ha notizia, intanto, di Peppe Pepe, cantore in Cattedrale e impavido contadino il quale, illuso di poter spaventare due soldati in movimento verso la sua masseria, imbraccia un vecchio fucile da caccia, ma è preceduto da raffiche di mitra che lo straziano riverso. Filomeno Fiorilli e Giuseppe Listorti, scambiati per spìe, son ritrovati giorni dopo, con toraci squarciati, in due fosse adiacenti, scavate dalle loro stesse mani. Altro proiettile si schianta nei pressi d’una costruzione rustica, in contrada “Colle Falcone”, e sconquassa una famiglia di mezzadri. Gli alleati seguitano, frattanto, a bombardare le periferie di Guardialfiera e colpiscono a morte due fratellini: Agelomichele e Antonio d’Elisijs, di sedici e quattordici anni. C’è panico! Le autorità spronano l’evacuazione dal paese. E fu davvero “Guerra nel Molise”, guerra in casa nostra, proprio com’è il titolo che Ada Trombetta, assegna nel 1993 al suo straordinario e sostanzioso volume celebrativo.
Fra lo sgomento, le nostre donne, racimolate e sistemate l’essenzialità dentro cesti e canestri, chiudono le case, e se li pongono sul capo. E adulti, bambini, e somari, capre e maiali - tutti in cammino - verso ignoti tuguri, o casette, o masserie: luoghi disparsi e dispersi, rifugi segreti ma che, in quei giorni, si rivelano i più adatti a salvaguardare il popolo dal peggio.
Nelle varie stamberghe c’è fame nera. E, in quella miseria comune, rifulge la ricchezza di una solidarietà spontanea. Donne e uomini sconosciuti, si dividono e condividono, nel dolore, l’unico pezzo di pane, dando vita ad una istintiva e commovente fratellanza. Attorno ad un grande falò acceso nel “mandrone”, cioè nel recinto per il gregge, don Antonio Lalli ci narra questo raccontino di Oscar Wilde:
“Un usignolo decide di sacrificare la propria vita, per consentire ad un giovane studente innamorato di avere una rosa rossa da far dono alla sua ragazza prediletta". Ma ne trova solo una bianca. Ma l’uccellino stringe il suo petto contro una spina, fa uscire qualche goccia del proprio sangue, per colorare di rosso la rosa bianca, e cantando tutta la notte, fino a morire”.



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