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Giocate bambini, giocate: in fondo, la vita è tutta un gioco!


Arcangelo Pretore
Pubblicato in data 29/5/2017 ● FUORI PORTA WEB © 2000

Il gioco spontaneo , solitario o condiviso , soprattutto nella prime età della vita rappresenta un’attività formativa libera che, ad esclusione degli oggetti materiali in uso ,è sottratta alla disciplina dell’economia di mercato . In seguito , alcuni dei “puer ludens” , i più capaci e promettenti , anche nella vita adulta (in realtà pochissimi), formati alla spensierata palestra dell’infanzia del ”gioco fine a se stesso”, continuando l’attività sportiva ( da professionisti) trasformano quella che durante l’infanzia era stata un intrattenimento ricreativo in un” lavoro” formalmente mercificato e talvolta anche ben remunerato da società sportive private. Si entra così , gradualmente, per serie successive ,nel grande Mercato del calcio ( così , tanto per citare lo sport da noi maggiormente visto o praticato ) che nella sua ampia stratificazione societaria offre possibilità di guadagno e successo personale .Un mercato atipico in cui entità dell’ingaggio dipende dalle categorie sportive di appartenenza . Intraprendendo altri percorsi dello sport , soprattutto per le discipline sportive cosiddette “ povere” , come l’atletica , la corsa , ma anche lo sci ( sport invernale di limita praticabilità) avviene con una certa frequenza che gli atleti più promettenti ( con un atto di generosa applicazione da parte dello Stato del concetto delle pari opportunità nello sport ) gli atleti vengano reclutati in alcuni settori militari : Carabinieri, Polizia … che a margine delle rispettive finalità istituzionali , anche al fine di avere una propria promozionale visibilità , garantendo ai militari-atleti in forza tra le loro file una dignitosa copertura economica , permettono loro di allenarsi , di partecipare alle competizioni sportive . Pertanto, com’è noto ai più , a lato, ma non ai margini, delle consuete attività lavorative che ogni giorno attraverso le canoniche, portanti , professioni danno corpo e strutturano la nostra economia : manifatturiere , artigianali, commerciali, formando la maggior parte del volume del Pil dell’ economia nazionale , si struttura un’economia derivante dalle professioni sportive ; soprattutto degli sport di squadra (molto seguiti : calcio, basket, pallavolo, tant’è che i quotidiani più venduti , per quanto paradossale il dato possa sembrare , sono in genere quelli sportivi ) . E, al riguardo appare emblematico e rappresentativo l’esempio dei calciatori professionisti che avendo cominciato ad avere la “palla al piede” sin da bambini , di abilità in abilità hanno continuato altrettanto abilmente a trattenerla ,a passarla , a scagliarla a vincere a rete .Tuttavia, si accennava, al di là di un’iniziazione allo sport disinteressata , pressoché generalizzata durante infanzia, sono poi davvero pochi i fortunati che riescono ad eccellere nel Calcio , a continuare il gioco nazionale praticato da ragazzi, diventando apprezzati professionisti ; entrando così nel mondo dorato e “divizzato” del Calcio-mercato . Ovviamente , lo stadio canonico delle professioni sportive che vengono significativamente integrate dal punto di vista societario nell’economia nazionale è rappresentato dal Campionato Nazionale e per ampliamento, Internazionale, con le varie coppe in ballo e tante partite-spettacolo in calendario disputabili . Tuttavia il massimo di visibilità personale o di gruppo da parte degli sportivi professionisti raggiungibile nella certificazione dei risultati ottenuti nelle diverse specialità in competizione viene conseguito nel corso delle Olimpiadi : una sintesi mondiale delle qualità fisiche individualmente coltivate attraverso faticosi allenamenti nelle diverse discipline dai tanti talenti sportivi di genere maschile e femminile dalla specie Homo sapiens (che talvolta, come accade nell’equitazione , a residuale ricordo del tempo andato, da fantino si accompagna nelle gare sportive con il cavallo o da ciclista inforca una bicicletta , emblema del progresso ottocentesco che integra la forza fisica del corridore con la tecnica della macchina semplice del velocipede ). Sono risultati da podio, quelli conseguiti nelle competizioni mondiali ; primi posti, orgogliosamente “ momenti di gloria” , immortalati dal lento alzarsi sul pennone olimpico della bandiera al ritmo aulico e irrigidente dell’inno nazionale nazionale ; primi posti assegnati ai punti, misurati in metri , centimetri, chilometri , cronometrati in velocità … con o senza attrezzi ,sempre tenendo conto dei limiti umani nell’estensione muscolare massima delle masse muscolari dei partecipanti ( record in progress stabiliti al tempo attuale), accordata universalmente ai migliori individui della specie nelle prestazioni sportive che li vedono sportivamente competere sotto le rispettive bandiere nazionali . Pertanto, il gioco, un’innata attività ludica, peraltro comune a molte specie animali , cui tutti noi tutti da bambini con diversa intensità e varietà di impegno abbiamo partecipato ( la scuola, dal punto di vista istituzionale, nel suo strutturare i saperi in materie, non prevede il gioco come attività formativa bensì l’educazione fisica che assomma non poche rigidità educative di tipo militaresco), indirettamente ha rappresentato una piacevole palestra educativa e formativa con evidenti aspetti relazionali e sociali che in modo più formale ciascuno di noi avrebbe ritrovato nella sua vita lavorativa adulta . Non sfugge , infatti ,soprattutto nei giochi di squadra la messa in campo durante la partita delle “regole del gioco” ; una codificazione di semplici modalità di comportamento che sostanziano e caratterizzano ogni gioco , che comportano il rispetto di una certa disciplina relazionale sia con i compagni di squadra sia con gli avversari . Non sfugge neppure un altro aspetto che coglie la dimensione ambientale della” rappresentazione” ( quasi un teatrale” gioco” dei ruoli) che in genere si tiene su un terreno di gioco appositamente predisposto , spesso all’aperto ( dopotutto il gioco più essere inteso anche come spettacolo, visto che generalmente prevede degli spettatori , e capita talvolta che qualche goal sia “spettacolare”) . E, tornando a citare il calcio a mo’ di esemplificazione è facile rilevare come la sua matrice ambientale sia sostanzialmente scientifica : il terreno di gioco è un rettangolo ; il pallone è una sfera che calciato segue una traiettoria ( magari a parabola), il corner è l’angolo da cui si calcia il pallone … E per quanto attiene le regole del gioco , tacitamente condivise e ampiamente interiorizzate , le stesse, durante la partita devono essere rigorosamente rispettate ( poiché ci sono anche i calci di rigore!) altrimenti, qualora un giocatore viene colto in fallo c’è sempre un direttore di gara , un arbitro … che subito, fermato il gioco , tenendo conto della “giustizia sportiva”, commina una punizione ai danni del giocatore che commette l’infrazione , dando l’immediato risarcitorio vantaggio alla squadra avversaria ( senza attendere il terzo, annoso , grado di giudizio , come spesso avviene nelle controversie istituzionali civili e penali che, specie in Italia ,con una certa frequenza possono impegnare nel “fuori gioco“ della vita istituzionalmente formalizzata i comuni cittadini ). In ogni gioco che abbia una regolamentata struttura interna, a fine partita, ci sono vincitori e vinti o una situazione di pareggio . E’ciò che parimenti accade anche in altri giochi aleatori che sempre più impegnano nelle giocate tanti nostri concittadini , per lo più adulti, come il lotto, le slotmachine ; e, guarda caso : il totocalcio. Giocate in cui in ballo ci sono scommesse in denaro che consentono ai giocatori di puntare somme, spesso esigue, su probabili combinazioni vincenti nell’aspettativa , generalmente delusa, di un mutamento epocale nella propria vita ordinaria operata dalla sorte . Come nei giochi di squadra in cui i giocatori mettono in campo la loro materiale fisicità , in questi ultimi giochi appena citati in cui è in ballo soprattutto il mentale astratto ( che a differenza del ” calcio giocato” può avere per alcuni persino risvolti patologi: una psicopatologia dovuta alla compulsività, alla reiterazione forsennata delle giocate, alla dipendenza psicologica che i giochi aleatori possono indurre nel tempo ) ci sono di certo tanti anonimi perdenti, qualche identificabile vincente( premiato) ed un sempre vincente, che è lo Stato, il quale attraverso la tassazione sovrintende e disciplina le diverse lotterie legali . Giochi aleatori, come il lotto ,il Super-Enalotto… legati alla combinatoria matematica delle uscite vincenti in ragione della loro intrinseca caratterizzazione impegnano transazioni in denaro certificate da una ricevuta ; introitano e versano denaro per conto di interposte società commerciali , e pertanto a differenza dell’agonismo sportivo dell’infanzia o a quello più meritorio finalizzato alla raccolta fondi per finanziare attività di ricerca ( ad esempio la oramai nazionale consolidata” partita del cuore!” ) di fatto disputano un gioco a ” partita doppia” che in modo trasposto , in economia rimanda alla nostra attuale struttura sociale la cui stratificazione lavorativa vede in modo analogo : i vincenti . in alto nella gerarchia sociale , i perdenti in basso , con la democratica aleatoria possibilità ,” mettendo in campo” le proprie attitudini e competitività , sfruttando con oculata accortezza la mobilità sociale … di tentare di progredire e affermarsi all’interno del contesto socio-economico di appartenenza . E, per quanto attiene l’insinuante affermazione che i giochi siano un divertente preludio all’attività lavorativa nella vita adulta , almeno per corroborare quanto scritto sopra , di necessità , devo citare il filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein al fine di dare agli stessi un denominatore comune ( altrimenti non si chiamerebbero tutti : giochi ) il quale così si esprime al riguardo : “Considera i processi che chiamiamo giochi : Intendo i giochi di scacchiera , giochi di carte , giochi di palla, gare sportive … Se li osservi vedrai somiglianze, parentele , anzi ne vedrai tutta una serie . Hanno in comune regole interne al gioco che sono diverse , pur tuttavia rappresentano un sistema intrinseco, altrimenti non c’è gioco . Ci sarà alla fine del gioco un vincitore , un vinto, uno stallo ( pareggio)”. Dopotutto il gioco sia nella vita infantile che in quella adulta lungo tutto il cammino delle civiltà ha rappresentato una parte importante del tempo libero o” liberato “dai bisogni primari più impellenti che, in tutte le civiltà note, dal punto di vista sociale, direttamente o indirettamente hanno storicamente impegnato l’uomo . Anzi, ancora oggi per gli appartenenti alle residuali tribù di aborigeni australiani , polinesiani… la componente ludica rappresenta una parte consistente e largamente strutturata del tempo sociale ; senza poi trascurare storicamente il “panem et circensis “dei romani, riportato da Giovenale o i giochi cavallereschi medioevali ...Tuttavia, al di là di questa brevissima cronistoria della festosa giocosità che ha da sempre accompagnato il cammino delle civiltà , la formalizzazione accademica attualmente più rilevante è sicuramente da attribuire alla “ teoria dei giochi “ di quella mente meravigliosa che l’ha ideata il matematico John Nash ( dalla sua biografia è stato tratto un bel film, uscito nel 2001 , appunto “A beautiful mind” , per la regia di Ron Howard , attori protagonisti: Russel Crowe e Jennifer Connelly ….) cui nel 1994 è stato assegnato il Premio Nobel per l’economia, morto nel 2015. La teoria dei giochi ha ridisegnato e integrato scientificamente ampi settori dell’economia ,della politica della sociologia della biologia e ne rappresenta oggi la parte innovativa più promettente . E, avviandomi a concludere questa mia un po’ estemporanea divagazione sul gioco ( ma non tanto) viene spontaneo osservare : se il gioco riesce a permeare anche una scienza “triste” , com’è stata definita l’economia, che è la quintessenza della nostra organizzazione sociale , rinvigorendola , rendendola più giocosa , allora … è lecito suggerire a quanti sono ancora in tenera età : giocate , giocate bambini ; in fondo la vita è tutta un gioco, e come tale , fine a se stessa , con un sicuro perdente e… senza tempi supplementari.  


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