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Rapporto SVIMEZ 2017 sull’economia del Mezzogiorno: il Molise esce con le ossa rotte


Sergio Sorella
Pubblicato in data 8/12/2017 ● FUORI PORTA WEB © 2000

Ci sono sembrati fuori luogo gli entusiasmi del ceto politico regionale dopo la pubblicazione del Rapporto 2017 dello SVIMEZ. Siamo andati a rileggerci il corposo documento, con le relative tabelle, e sono emerse tante criticità che, volutamente lasciate in ombra, non lasciano ben sperare.

Scriveva Leonardo Sciascia “I nodi vengono sempre al pettine….quando c’è un pettine”. Dalle parti nostre si sta occultando il pettine. Chi governa dice che le cose vanno bene. Chi ha governato ed adesso sta all’opposizione, sia di destra (ovviamente con maggiori responsabilità) che di sinistra, rimuove le scelte fatte. Manca il pettine, per citare Leonardo Sciascia. E fino a quando non lo avremo, difficilmente riusciremo ad invertire una tendenza negativa.

Allora vediamo cosa dice il Rapporto SVIMEZ. La variazione del Pil in Molise dal 2008 al 2014 è con il segno meno. E’ diminuito addirittura del 21,6%. Un dato terribile considerato che, per lo stesso periodo, la media del Mezzogiorno è del 13%. Dire che c’è la ripresa è un eufemismo. Con uno striminzito 1,6% in più rispetto allo scorso anno, dovremo aspettare almeno 15 anni per recuperare quanto perso per ritornare ai livelli di produzione del 2008. Mentre il mondo va avanti. Una prospettiva che fa rabbrividire ed intanto aspettiamo, ormai dal 2014, la salvifica immissione di investimenti con l’arrivo, sempre annunciato e non ancora realizzato, delle risorse per l’area di crisi complessa.

In attesa di tali investimenti, i redditi scendono. La media del reddito pro capite è in Molise di € 17,800; siamo agli ultimi posti nel Mezzogiorno, dove ci si attesta a € 18,200, lontanissimi da quella dell’Italia che è di € 27,600 pro capite.

In questo contesto le previsioni sono di un drastico spopolamento. Nel 2065 sono previsti in Molise 230.000 abitanti, ovviamente, in prevalenza anziani.

La struttura pubblica regionale, che pur assorbe una buona quantità di addetti, sembra non godere di buona salute. Infatti, nell’indice della qualità della pubblica amministrazione siamo, come regione, abbondantemente all’ultimo posto nel Mezzogiorno. Dunque i cittadini hanno un rapporto complicato con gli uffici pubblici e servizi non all’altezza di quanto dovuto.

Se poi passiamo alle dotazioni infrastrutturali, lo SVIMEZ certifica una cosa che i cittadini molisani conoscono benissimo. La difesa del territorio non è una priorità, le vie di comunicazione sono spesso fatiscenti, la messa in sicurezza degli edifici pubblici, a partire dalle scuole, è decisamente insufficiente. Infatti, siamo collocati all’ultimo posto nel Mezzogiorno per dotazioni infrastrutturali. Fatto 100 il dato dell’Italia, il Molise si colloca ad un desolante 13.

Altri dati documentano il declino della nostra regione. Basti qui ricordare che prosegue la politica della rendita e non degli investimenti: solo il 64% dei depositi bancari viene prestato, con tutto quello che significa per il sistema produttivo. Lo stato di disagio delle famiglie, neanche a dirlo, è tra i più alti, con il 25% della popolazione che è a rischio povertà.

Insomma, un quadro che dovrebbe far riflettere profondamente sullo stato delle cose, sulle responsabilità politiche di coloro che si sono succeduti nel governo regionale e sulle proposte da mettere in atto per invertire una tendenza che, lasciata così com’è, porta ad un inesorabile declino della nostra regione.

Accanto al declino si concretizza l’impossibilità di esigere diritti costituzionalmente garantiti, quali quello alla salute, all’istruzione, al lavoro, alla tutela del territorio. Diritti che dovrebbero essere al centro degli interessi di chi ci governa. Il resto è solo propaganda, con la quale si possono anche raccogliere consensi ma non si risolvono i problemi, come documentano chiaramente i dati 2017 dello SVIMEZ.

Sergio Sorella
Presidente nazionale Proteo Fare Sapere
 


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