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Lo scarto tra i valori e le azioni: la sinistra che non fa il suo mestiere


Sergio Sorella
Pubblicato in data 9/3/2018 ● FUORI PORTA WEB © 2000

Chi è di sinistra è per le opportunità e per i diritti. Chi è di sinistra vuole il cambiamento dello stato di cose presenti perché si batte per una società dove la giustizia e l’eguaglianza non siano enunciazioni vuote ma idee che devono concretizzarsi con proposte ed azioni. Chi è di sinistra ha come riferimento la partecipazione democratica e l’ascolto delle classi sociali che intende rappresentare. Chi è di sinistra non usa un linguaggio di destra.

La recente campagna elettorale ha messo in evidenza uno scarto enorme tra i valori di riferimento di sinistra e le azioni proposte. Il Pd in questi anni ha realizzato provvedimenti ispirati al neo liberismo: sul lavoro, sulla scuola, sui bonus, sull'Europa, sulla modifica della Costituzione, sulla legge elettorale. Ha sposato le politiche che hanno fatto ricadere la crisi sui ceti più deboli, con ricette che non hanno guardato al lavoro, alla sua tutela, al suo sviluppo. Solo precarietà.

Un individualismo sfrenato ed imperante ha caratterizzato le politiche neo liberiste che hanno prodotto risultati positivi soprattutto per i grandi gruppi finanziari, lasciando senza tutele e senza prospettive tanti giovani. Un modello di società nel quale si sono ridotte le garanzie sociali rendendo poco esigibili dei diritti costituzionali quali ad es. l’istruzione e la sanità. Politiche con le quali i ricchi sono diventati più ricchi ed i poveri, insieme al ceto medio, hanno pagato un prezzo salato senza averne colpe o responsabilità. Sono politiche che hanno generato diseguaglianze ed alimentato conflitti. Cambiare rotta significa richiamarsi alla necessità di un ruolo attivo dello Stato che deve dotarsi di una politica industriale con la quale dettare l’agenda economica del paese e le modalità degli interventi da effettuare.

In questa campagna elettorale in Molise non si è parlato di tante cose. Non si è parlato di istruzione e di formazione. Non si è discusso di politiche che guardassero all'innovazione ed alla ricerca come fattore di crescita e di sviluppo. Non si è parlato di lavoro, di come svilupparlo e di come tutelarlo. Di quali politiche attive occorresse portare avanti. Non si è parlato di crisi aziendali e di proposte per superarle. Si è registrato uno scarto evidente tra garantiti e non garantiti. La sinistra non è riuscita a parlare con questi ultimi; anzi li ha rimossi dal proprio vocabolario utilizzando un linguaggio che ha rincorso la destra, spesso giocato sulle promesse e sulle paure. Non è questo il compito che ci si è dati scegliendo i valori della solidarietà e dei diritti.

Eppure bisogna trarre un insegnamento da quanto è successo: la sconfitta del Pd e quella di LeU indicano la necessità di una profonda revisione di strategia politica, a partire dalle persone, che non possono essere buone per tutte le stagioni e che dovrebbero rappresentare un’area, divenuta sostanzialmente ininfluente rispetto alle scelte politiche degli elettori.

E’ indispensabile -ma anche urgente- una profonda analisi di quanto accaduto. Un cambiamento di linea politica, un cambiamento di uomini e donne che dovranno portare avanti le idee ed i valori della sinistra. Con proposte ed iniziative da realizzare con coloro che si vuole rappresentare e non nei salotti televisivi o nelle dichiarazioni alla stampa. Tornare a parlare con la gente, rappresentare i bisogni e dare una prospettiva credibile: è l'imperativo.

In assenza di questo saranno altri a dettare l’agenda politica. In tal modo si lascerà cadere l’idea di progresso che è insita nell'azione di chi si batte per consentire a chi sta indietro di avere voce e diritti in una società che deve essere solidale e democratica. La sinistra ha tante ragioni, deve solo realizzarle. E’ semplice, ma è la semplicità che è difficile da farsi, ricordava Bertolt Brecht.  


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