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"Con la luce della Fede, e la forza della Parola" (lettera per emergenza coronavirus)


Gianfranco De Luca
Pubblicato in data 11/3/2020 ● FUORI PORTA WEB © 2000

“Con la luce della Fede, e la forza della Parola”
Emergenza Coronavirus e sospensione delle attività pastorali, lettera del Vescovo Gianfranco De Luca alla comunità

Come comunità cristiana viviamo una specie di esilio: dalle nostre celebrazioni, dai nostri appuntamenti settimanali, dagli eventi che accompagnano tradizionalmente il nostro cammino quaresimale, anche dalle iniziative di carità programmate per la quaresima e da alcune tradizioni popolari tipiche di questo tempo, e abbiamo la sensazione di essere, come ha ben espresso Papa Francesco, ingabbiati; ma non è solo una sensazione, di fatto siamo impotenti, in isolamento.
Proprio domenica scorsa, quando questa situazione ha avuto il suo inizio, il Vangelo ci presentava la meta del nostro cammino verso la Pasqua: la trasfigurazione della nostra vita e delle nostre relazioni in Cristo Gesù. Come i tre apostoli nell’episodio della trasfigurazione, anche noi ci siamo trovati faccia a terra e presi da grande timore (cfr Mt.17,1-9).

Alzatevi e non temete” le parole che Gesù ha rivolto a Pietro, Giacomo e Giovanni, le ha rivolte a noi per illuminare e accompagnare quanto siamo chiamati a vivere in questa ora della nostra vita e della nostra Nazione.
Innanzitutto: “Alzatevi”, non c’è da entrare in prostrazione e da rimanere paralizzati dal senso di impotenza e di precarietà che tutti avvertiamo. In questo imperativo di Gesù colgo due chiamate per me e intendo proporle a voi tutti, carissimi fratelli e sorelle.

Innanzitutto mi sento chiamato all’unità solidale e premurosa. L’emergenza che viviamo come cittadini italiani, raggiunge ciascuno, nel proprio nido, nella propria nicchia di relazioni, nel proprio orizzonte di vita e di visione ideale e sociale, e mette in risalto che siamo tutti esposti, nessuno può dirsi al sicuro, dinanzi alla virulenta diffusione del contagio. Si tratta di una verità incontestabile, che dice una realtà che spesso dimentichiamo: il bene comune viene prima di quello personale e questo passa attraverso quello. E’ certamente importante la specificità di ciascuno, ma va accolta e vissuta nell’orizzonte dell’insieme. In questa logica è necessario avvertire l’obbligo morale di seguire le indicazioni che le autorità propongono e attenerci ad esse con convinzione. Stiamo costruendo il bene comune, nel quale c’è anche il nostro bene. Ho aggiunto due aggettivi al sostantivo unità: solidale e premurosa. L’essere solidali ci rende consapevoli del patto di alleanza che regola il vivere umano e gli permette di rimanere tale: io sono per te, tu sei per me, e in piena libertà ci riconosciamo e ci accogliamo. La premura dice la qualità della solidarietà: qualunque cosa vuoi che sia fatta a te falla all’altro. La premura porta a prendersi cura dell’altro con la stessa attenzione con la quale ci prendiamo cura di noi, a volere e perseguire il suo bene come vogliamo e perseguiamo il nostro.

In secondo luogo mi sento fortemente chiamato a tornare al centro del mio esistere. La fragilità e la precarietà, evidenziate dalla situazione, ci rimettono nella verità della nostra finitezza, che per noi cristiani è la creaturalità.
L’esperienza del limite ci apre all’esperienza dell’Assoluto. Questo può accadere se non ci lasciamo possedere dalla paura ed evitiamo di chiuderci nel nostro io. L’irrompere del coronavirus e la sua imprevedibilità, evidenziano la nostra realtà di essere limitati, e lo resteremo anche dopo il passaggio dell’epidemia. C’è la sollecitazione a riscoprirci e ad accoglierci come dono, e a vivere la nostra esistenza come risposta al dono ricevuto: siamo figli per vivere da fratelli. Tutto il resto è vanità, secca come erba al sole.

Inoltre Gesù invita, forse è meglio dire ordina, “ … non temete”

In questo secondo imperativo mi sento fortemente chiamato a purificare la mia idea di Dio e a testimoniare il Dio di Gesù Cristo, e con ciò la possibilità di aprire uno spiraglio per superare l’ateismo o l’indifferenza che a volte avverto nei fratelli e nelle sorelle che incontro.
Non esiste un Dio che manda il male o che manda punizioni per richiamarci a sé. Una simile visione non ha niente a che fare con il Vangelo.

Dio vuole il Bene e non può fare il male.
A tal punto vuole il bene, che si è fatto carico, una volta per sempre, del nostro male, del nostro peccato, lo ha fatto suo per amore, inchiodandolo sulla croce.
Dio, il Padre non è indifferente dinanzi alla situazione che viviamo, la soffre in noi, la soffre con noi. Possiamo accogliere questa vicinanza e aprirci, nell’invocazione, al Suo aiuto: perché ci sostenga, dia forza e pace ai fratelli e sorelle colpiti dalla malattia, illumini la mente dei governanti per fare scelte giuste, dia forza e coraggio ai medici e agli operatori sanitari, illumini i ricercatori nel loro lavoro per individuare rimedi, e ci liberi dalla paura e dall’egoismo che affliggono la nostra esistenza.

Anche quella scelta che magari ci fa soffrire di più e che ancora meno riusciamo a comprendere: la sospensione delle Celebrazioni eucaristiche, paradossalmente risulta una chiamata speciale e in quanto tale fonte di grazia e di conversione. Questo “digiuno eucaristico”, che la liturgia Ambrosiana prevede in ogni venerdì di quaresima e che la liturgia romana vive il Sabato santo, è un invito, come suggeriva il card. Scola in una intervista, a entrare nell’esperienza del “sentire in profondità la mancanza di Cristo vivo in mezzo a noi, come fattore che costruisce in definitiva il volto di ciascuno e che rende indispensabile la Chiesa, la comunità cristiana, al di là dei difetti degli uomini che la compongono. E a far crescere così in noi la fame della Parola di Dio e dell’Eucaristia”.

Carissimi, Gesù non ci lascia soli, soffre in noi, specialmente nei malati, soffre con noi disorientati, impauriti e turbati; è con noi totalmente perché ci ama; e nella misura in cui riconosciamo e accogliamo la Sua presenza, ci porta oltre; non fuori, togliendolo di mezzo, ma oltre, dandoci la forza di attraversare questo momento, e rendendolo un’occasione di crescita nel nostro essere uomini e donne, nella nostra socialità e anche nella nostra fede.

Concludo consegnando alla vostra preghiera una invocazione a Gesù composta da Mons. Bruno Forte:

Signore Gesù, Salvatore del mondo, speranza che non ci deluderà mai, abbi pietà di noi e liberaci da ogni male!
Ti preghiamo di vincere il flagello di questo virus, che si va diffondendo, di guarire gli infermi, di preservare i sani, di sostenere chi opera per la salute di tutti.
Mostraci il Tuo Volto di misericordia e salvaci nel Tuo grande amore.
Te lo chiediamo per intercessione di Maria, Madre Tua e nostra, che con fedeltà ci accompagna. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.


Prego con voi e per voi. Il Signore vi benedica, faccia rispendere su di voi il suo Volto e vi dia Pace.

+ Gianfranco, vescovo  


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