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Vivere (o sopravvivere) ai tempi del Coronavirus


Arcangelo Pretore
Pubblicato in data 25/3/2020 ● FUORI PORTA WEB © 2000

L’Occidente nel tempo storico ha costruito una realtà sociale complessa la cui rete relazionale pare essere perfino soddisfacente per larga parte degli Stati-nazione che ne condividono le istituzioni . Istituzioni a democrazia variabile ,comunque in grado di garantire ai cittadini un’accettabile sicurezza personale e sociale sia per il grado di benessere economico mediamente raggiunto sia per il livello tecnologico che in molti settori produttivi è in grado di dispiegare . Di entrambi gli aspetti fondanti l’organizzazione sociale , dell’apparato istituzionale e dei dispositivi tecnologici , siamo contemporanei attrezzati fruitori : comfort cui difficilmente sapremmo rinunciare . Nel volgere di poche settimane , a causa della comparsa dell’ospite indesiderato del Coronavirus tutto è cambiato nel nostro quotidiano . Le nostre consuetudini che solo ieri sembravano solide certezze sono state messe a dura prova . Noi no!.. non avremmo subito l’emergenza sanitaria che inizialmente si è avuta in Cina! Eppure, quelle desolanti immagini dell’aggressione del Coronavirus che prostrava sempre il più popoloso paese d’Oriente ci venivano trasmesse con insistenza ogni giorno ; questa specie di rivoluzione sociale senza rivoluzionari non poteva toccarci ! Chiosa lo scrittore Erri De Luca nel suo ultimo romanzo “ Impossibile” : ‘Impossibile è la definizione di un avvenimento fino al momento prima che succeda’. Certo è che per un sociale istituzionalizzato come il nostro il quale basa le sue conoscenze per larga parte sulla cultura oggettivata nei dispositivi che hanno reso fruibile internet , che consente con le sue strumentazioni ad alta tecnologia di guarire una discreta parte delle patologie tumorali , capace di lanciare nello spazio razzi-vettori ipertecnologici ( che hanno consentito dall’uomo di mettere piede sulla Luna ) , lascia sgomento oggi l’uomo comune la disarmante evidente constatazione che la medicina attuale non riesce ad avere ragione con tempestività e con certezza di risultati di un virus . D’altronde cos’è un virus? La definizione più semplice , a metà strada tra scienza e cultura popolare, e quella di “quasi-vivente” poiché dal punto di vista della Sistematica della biologia per la sua elementare struttura il virus trova collocazione tra il mondo inorganico e quello delle prime forme degli organismi viventi . Un virus è quasi solo informazione genetica ; utilizza il nostro identico alfabeto-codice genetico : è questa la legge dell’uniformità di tutti i viventi in biologia ; se così non fosse non potrebbe riprodursi nelle nostre cellule. Un codice genetico virale incapsulato in un involucro proteico che nel Coronavirus consiste in una specie di infinitesima teca a mo’ di pallina da golf ( l’abbiamo visto riprodotto più volte sui nostri abituali mezzi d’informazione) .Se il virus non inietta il suo materiale genetico ( DNA) su una cellula vivente non sopravvive poiché, l’infido , si replica ( non avendolo in proprio ) sfruttando tutto il complesso armamentario cellulare dell’ospite , riempiendo in poche ore la cellula infettata di centinaia di copie di se stesso fino a farla scoppiare . Da qui la pericolosità del virus che, presente nell’espettorato di chi , positivo ,tossisce, parla … trova una facile e veloce via di diffusione e contaminazione di soggetti sani . Se le cellule bersaglio sono quelle degli alveoli polmonari dell’uomo è giocoforza che la persona infettata, avendo la complessa trama alveolare compromessa abbia difficoltà respiratorie ; un paziente a cui può temporaneamente può essere d’ aiuto e sollievo un respiratore, posto che la sopravvivenza dell’infettato è affidata alla pronta reattività del suo sistema immunitario non essendoci ancora né un vaccino, né farmaci veramente efficaci per contrastarlo con efficacia . Se il virus espettorato finisce su una superficie inerte o “cade” sugli oggetti che correntemente utilizziamo nel nostro quotidiano ,essendo labile il virus senza un supporto organico, gli agenti chimici e fisici esterni minano la sua resistenza e il microrganismo in un tempo più o meno breve , si deteriora perdendo la sua capacità d’infettare altre persone . Sembra che prima d’infettare l’uomo il Coronavirus fosse specie-specifica : parassitava i pipistrelli ( Chirotteri) : mammiferi volanti le cui popolazioni oggi si sono notevolmente ridotte . Probabilmente i pipistrelli non rappresentavano più gli ospiti che potessero garantire al Coronavirus una vitale e ampia diffusione . Una favorevole provvidenziale mutazione ( le mutazioni sono il “ motore dell’evoluzione) ha consentito il passaggio all‘uomo .Trovato il” grimaldello “ per penetrare nella cellula umana : in questo consiste la mutazione virale ,il virus ha preso a bersaglio le cellule degli alveoli polmonari che regolano gli scambi gassosi : ossigeno/anidride carbonica ( dei circa duecento tipi di cellule che formano i tessuti e quindi organi , sistemi ed apparati dell’uomo , guarda caso , sono state proprio le cellule dell’apparato respiratorio quelle d’elezione attaccate dal virus ).Lo scopo degli organismi viventi è mantenersi in vita e, possibilmente, attraverso vari e diversificate modalità di riproduzione , diffondersi . E, quale miglior vettore di trasmissione se non quello umano poteva esserci in natura per irradiarsi in tutto il globo ? Perché dovrebbe essere a noi noto come gli umani nel corso del tempo storico facendo aggio delle conquiste scientifiche e tecniche hanno potuto rapidamente conquistare e popolare tutti i continenti . il Coronavirus ,prima confinato nell’habitat di vita dei pipistrelli, dopo lo spillover ( il salto di specie) ha avuto modo di viaggiare con l’ospite umano : si è accomodato in macchina, si è imbarcato i con la nave, con l’aereo . Da qui la sua (e nostra) inaspettata conquista di tutti i continenti in cui l’uomo, diventato global , viaggia per lavoro, per turismo , per altro . Non a caso un prodotto dell’umana intelligenza : la Rete Internet , oggi globalizzata quanto l’uomo , a seguito di attacchi degli hacker può subire una compromissione a volte irrimediabile dei programmi di un computer ; malware ( software in grado di rubare dati ) indotto dalla subdola penetrazione di un virus informatico ( quindi ancora una volta informazione, qui espressa nello stesso codice binario del computer , diverso dal nostro codice genetico invece, formato da quattro “lettere” ) E, ritornando al Coronavirus , c’è da chiedersi : quale miglior vettore se non quello umano per la trasmissione del virus non solo come poc’anzi si è detto , per la copertura geografica degli umani, ma soprattutto per l’aumentata densità abitativa degli stessi ,passata nel mondo da due miliardi al primo quarto del secolo scorso ai circa 7,7 miliardi di oggi e , in modo aggiuntivo, il concentrarsi del 50% della popolazione della terra nelle città, diventate aree collassate ad altissima densità abitativa , ne facilita enormemente la diffusione . Siamo in troppi e per lavoro o per altro scontiamo una prossimità, che sebbene favorisca la relazionalità sociale , per la diffusione delle infezioni rappresenta un aspetto che ne implementa a dismisura la trasmissione nonché la moltiplicazione della quarantene, poiché non essendoci, per adesso, un vaccino contro il Virus l’unica misura efficace è il distanziamento sociale ( meglio chiamarlo isolamento ragionevolmente forzato , non è una restrizione della democrazia, bensì un’emergenza a tutela della propria e dell’altrui salute,un’ eccezionalità prevista dalla nostra Costituzione) . Una misura quest’ultima potenzialmente efficace che eventualmente farebbe cadere il virus espettorato della persona portatrice dell’infezione o asintomatica fuori del fatidico metro ( meglio due) della zona di rispetto reciproco che è salutare mantenere tra le persone comunque raggruppate . In modo preliminare all’approccio sociale al Covid-19 ( acronimo di CoronaVirus Disease-2019)torna utile fare due precisazioni . La prima : il virus è un patogeno biologico che selettivamente , per sopravvivere alla scarsità delle altre specie cui in passato ha affidato la sua trasmissione , mutando ha fatto un salto di specie, ha infettato l’uomo e ciò gli consente una replicazione a larghissima diffusione , si dice non a torto “ esplosiva “ ed è in virtù della sua virulenza deflagrante infatti che si parla di “Bomba biologica” con la conseguente quasi militarizzazione della società . E’ ciò che accade quando si è in guerra : la bomba biologica virale del Covid -19 fa morti e feriti e, meno male , anche guariti . Alcuni capi di Stato , da Trump in Usa alla Merkel in Germania hanno sottolineato che le nazioni attaccate dal virus sono in guerra contro un nemico invisibile e per contrastarlo hanno schierato tutte le Armi di Difesa di cui dispongono : Carabinieri, Polizia … e, di recente, perfino l’Esercito , a mente del fatto che nel loro addestramento , soprattutto nell’Esercito, oltre alla professionalizzazione per la guerra convenzionale i militari vengono addestrati anche contro la guerra chimica ( è tristemente noto il Napalm utilizzato dai militari americani nella guerra del Vietnam) e anche contro la guerra biologica ( è probabile che si conservino ceppi di microrganismi altamente letali che potrebbero essere utilizzati da qualche “pazzoide” appunto in una ipotetica futura guerra biologica ). Da qui il traslato . Da questa “ bomba biologica” ci si difende come se fossimo in guerra . Non c’è il coprifuoco , ma qualcosa di simile; si esce per servizi di necessità , come per la spesa alimentare . E’ consentita e implementata una produzione di guerra, : mascherine , respiratori e quant’altro può essere utile per la protezione individuale e per soccorrere coloro che sono stati attaccati dal Covid-29 con la straordinaria trasformazione di interi settori ospedalieri in un speciali ospedali da campo : le tendopoli approntate dai militari fuori dagli Ospedali c.li regionali ne sono una dimostrazione. Il secondo punto è strettamente collegato al primo . La diffusione del Coronavirus nella specie umana è avvenuta sfruttando i meccanismi evolutivi che le specie pongono in atto per evolversi , come le ordinarie mutazioni , che la natura ( oggi anche artificialmente l’uomo) ha sempre utilizzato per mantenere un equilibrio ecologico all’interno degli ecosistemi della terra . Peraltro, non tanto a margine di quanto oggi ci tocca subire, la previsione di una pandemia virale era stata già anticipata da David Quammen , divulgatore scientifico americano dell’Ohaio che nel 2012 ha scritto un saggio in cui prevedeva ciò che oggi si è puntualmente verificato .Il testo è stato tradotto per la C. E. ADELPHI con il titolo “Spillover” ; in copertina, a riprova dell’esattezza della previsione, campeggia sul titolo, malaugurante ,un pipistrello. Le mutazioni rimaneggiano il patrimonio genetico del virus adattandolo alle mutate condizioni ambientali . perché per il virus il suo mutare si inscrive in una difensiva lotta per la sua sopravvivenza . Purtroppo, se gli effetti sulla specie umana danno conto di una morale poco edificante ” mors tua vita mea” , questo male definitivo ( quando culmina con la morte) si chiude all’interno di un giudizio morale esclusivamente antropico ( gli altri animali non hanno una morale!) : è la Natura , bellezza ! … che si difende reagendo alle crudeli ferite che l’incipiente antropizzazione di tutti i continenti le ha inferto . In natura il Coronavirus come si è accennato , in passato ha avuto come specie bersaglio un altro mammifero ; erano i pipistrelli a venire parassitati dal Coronavirus. C’e di nuovo che la loro nicchia ecologica oggi è stata notevolmente compromessa dall’uso massiccio dei fitofarmaci, in particolar modo dagli insetticidi che hanno notevolmente decimato le loro prede : gli insetti , riducendo così le popolazioni dei pipistrelli . A questo punto il virus è stato in qualche modo” obbligato” a fare il salto di specie , sfruttando un’occasionale mutazione che gli ha consentito di costruirsi “ gli attrezzi” in grado parassitare la specie umana . Ci si difende purtroppo “ a mani nude” dal Coronavirus , si è detto che nella lotta contro il virus in primis ci si deve affidare all’efficienza del proprio sistema immunitario poiché i respiratori sono utili palliativi volti a insufflare ossigeno nei polmoni largamente compromessi del paziente . l’inghiottitoio dei contagiati è assimilabile ad una specie d’imbuto separatore in cui i positivi dopo il trattamento ospedaliero si distribuiscono ( ciò , almeno fino ad oggi) più o meno equamente tra malati deceduti e malati guariti ( sperando che si azzerino i primi e aumentino gli altri). E , purtroppo nella disgrazia questa fase tremenda della scoperta della patologia, se trattabile, subito ospedalizzata, si carica di desolante tristezza poiché , senza il consolatorio conforto dei parenti il trattamento terapeutico dei pazienti si consuma in isolata, intubata solitudine , perfino quando l’esito è letale . A coloro che non ce la fanno spetta per giuste ragioni di sicurezza sanitaria dei vivi un commiato socialmente misero anche per la tumulazione . Cani ,gatti ed altri animali domestici , non sono infettabili, né tantomeno trasmettono l’infezione ; increduli stanno a guardare quegli umani prima gioviali , ad un tratto cambiati nei loro atteggiamenti . Con fare guardingo circoliamo ,furtivi , bardati con mascherine e guanti come fossimo il n’ 563-54…, i ladroneschi figuri della banda Bassotti, usciti da un classico riquadro un tempo godibile di un fumetto di Topolino . le città, i paesi, le strade, si svuotano , l’economia si ferma, e probabilmente sarà in sofferenza per chissà quanto tempo a venire . Si canta , affacciandosi di balconi romani e anche altrove , per esorcizzare la paura , per distrarsi, per rassicurarsi con reciproca solidarietà nello sgomento collettivo di vivere un male comune . Piccoli, grandi gesti d sentito , commosso altruismo perché ciò che oggi tocca all’altro ... domani potrebbe toccare a noi sia nella buona che nella cattiva sorte . Ci si attiva per dar forza e sostegno morale a chi è in prima linea nella lotta contro il virus che subdolo si è incuneato in una delle zone grigie della medicina epidemiologica virale alla cui scienza, pure avanzata per altre patologie, è nell’immediato impossibile produrre con le attuali biotecnologie il vaccino specifico : l’arma efficace per neutralizzare il Coronavirus. Istruzione, Commercio, ,industria , Turismo … quasi tutto ciò che innerva la struttura economica e istituzionale degli Stati visitati dal Covid-19 è andato in tilt in modo diffuso oramai in tutti i continenti , Nel Medioevo in tanti avrebbero letto questa catastrofe pandemica come un segno del Cielo , volto a colpire gli uomini responsabili dei troppi squilibri che si sono prodotti nel Creato, sia economici ( l’ iniqua distribuzione della ricchezza) che ambientali ( l’inquinamento). Oggi, tale castigante provenienza divina del flagello cui siamo potenziali bersagli nessuno può ragionevolmente sostenerla . La scienza epidemiologica oggi sa del perché e per come della pandemia e alla scienza è affidato il compito gravoso di liberarci da questa mortifera angoscia in cui in tanti di noi, se i tempi di controllo del virus diventassero esageratamente lunghi , potremmo cadere . E, concludendo. Cosa ci insegna oggi la pandemia del Coronavirus ? Almeno, dovrebbe farci ridimensionare il nostro sfacciato antropocentrismo che negli ultimi millenni impropriamente ci siamo ritagliati in natura e indurci a riflettere sulla nostra umana precarietà . Magari può essere utile a farci riscoprire la sana fortificante e vigile paura che attanagliava i nostri progenitori , tempi in cui si era maggiormente a contatto con le letali insidie dell’ambiente naturale: E soprattutto dovremmo dismettere la nostra artificiosa pretesa di sentirci “dei in terra” per via delle nostre mirabolanti protesi tecnologiche che correntemente applichiamo per ristrutturare a beneficio esclusivo della nostra specie la nostra realtà circostante . Questa preoccupante pandemia dovrebbe almeno ricordarci che il mondo non è solo dell’uomo e per l’ uomo , ma appartiene a tutti i viventi che ( come sta accadendo al Coronavirus ), a modo loro, per quanto apparentemente insignificanti siano a livello evolutivo reclamano anch’essi in quanto organismi il diritto alla vita “ hic et nunc “.Dobbiamo resistere poiché è umiliante essere messi a morte da un virus che in quanto a materiale organico è davvero poca cosa .

Arcangelo Pretore 23 c.m.  


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