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Pensieri dal Molise: Ucraina, tra bellezza e brama di primavera…


Vincenzo Di Sabato
Pubblicato in data 5/3/2022 ● FUORI PORTA WEB © 2000

Pensieri dal Molise
Ucraina, tra bellezza e brama di primavera – Scelleratezze e follie dell’uomo imbestialito dalla guerra

Sul declinare di febbraio, il più breve d’ogni mese, tutto esplode di bellezza, e marzo sembra spingersi già con i suoi capricci dentro la nuova stagione. Dalla corona dei monti scivolano fragranze godevoli di tepori che s’allargano e si disperdono sui pianori, lungo il fiume e nel lago, in grandi carezze colorate. Strepiti di mandorli in fiore. S’avverte la brama d’una primavera, ansiosa di ricominciare.
Ma l’indomani, d’improvviso, i dispetti. Tornano cieli grigi, invernali; fiocca a Campobasso e qui, ceffoni in faccia di bora siberiana. Acquazzoni. E di nuovo nevicate il 1° marzo pure a Guardia e percezione di brividi convulsi lungo la schiena. Tremori. Non tanto di natura meteorologica, ma di freddo psicologico discendente dai Monti Urali e dalla follia e dalla scelleratezza agghiacciante dell’uomo, imbestialito a sbranare, per dispetto, un altro uomo, attraverso la ferocia d’una guerra apocalittica. E siamo a marzo, in quel mese che prende il nome da Marte - dio romano della guerra – e, durante il quale, nell’antichità, iniziarono le stoltezze e le barbarie delle grandi lotte armate e fratricide.
Anche a Chernobyl c’è guerra che strozza la libertà! C’è fuoco armato pure in quei luoghi sui quali 36 anni or sono si scatenò la più rischiosa tragedia nucleare d’ogni tempo, un disastro classificato al massimo della scala catastrofica. Ora, come in quella sventura del 1986, il cuore molisano pulsa di bene. Accolse allora e adottò centinaia di bimbi intossicati da sostanze radioattive. La nostra gente buona torna ancora desiderosa d’abbracciare, in questa quaresima, un po’ di quella croce che grava sulle spalle di quei “poveri cristi” ucraini. Un nuovo esodo biblico svuota l’Ucraina di vite umane. Una fuga straziante di bambini, al cui pianto persino Giuseppe Stalin, l’uomo bolscevico - ritenuto durante la mia adolescenza, il più brutale di tutta la Russia imperiale e sovietica - perfino quel “Baffone” avrebbe compiuto un gesto di pietà. E né mai l’aberrazione d’un sanguinario individuo, suo omologo di oggi.
Mi viene in mente un “rigo” di Jean Rostand, biologo francese del secolo scorso: “se si uccide un uomo, si diventa assassino. Se si ammazzano centinaia di uomini, si vien chiamati conquistatori”. E i libri di storia son zeppi di personaggi che hanno inondato le strade del mondo con fiumi di sangue, e nonostante questo, forse proprio per questo, essi son celebrati come geni politici, conquistatori ed eroi!
Però nel cuore dell’uomo – scrive Ravasi – c’è anche un anelito di pace, di serenità. Ed è proprio questo respiro dell’anima a far capire quanto sia assurda la guerra, la devastazione, la morte, e quanto sia frutto di perversa invenzione, lo spreco immane delle risorse terrene nella corsa alle armi.
Torniamo, orsù, a stupirci dei mandorli in fiore di febbraio e a incoraggiare la brama d’una primavera ansiosa di ricominciare.

Vincenzo Di Sabato

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La Pace è Donna e va difesa e rispettata;
chi la profana compie un’azione scellerata.


ACCANTO AL POPOLO UCRAINO
Rattrista e addolora la notizia
di quei tredici bambini bruciati
dal fuoco dei missili e cannoni,
calcinati fra i rottami delle case
crollate; penso e mi addolora
la notizia che altri hanno visto
la luce accecante calare dal cielo
e spandersi tra le mura domestiche,
bruciare i loro sogni di vivere
il diritto alla vita e alla libertà.
Rattrista e addolora il passo
del vecchio che cerca scampo
nella fuga dal fragore delle bombe
che si susseguono a ritmo ossessivo
e calcolata precisione. Ovunque
neri segni di morte e distruzione.
Avvilisce e addolora la fretta
delle donne e dei bambini
di raggiungere un autobus, un treno
un mezzo sicuro per sfuggire
dalla spirale atroce della guerra
e presto raggiungere una terra amica,
un fuoco per scaldare le membra,
un pasto per vincere il digiuno,
un letto per sedare il tremore
del corpo, la paura della morte.
Sgomenta e rattrista l’attesa
dei soldati e patrioti ucraini

d’immolarsi per un ideale di libertà,
presente e godibile laddove
non vige la legge dell’oppressione,
non incombe l’ombra tetra del boia
al soldo di un criminale dittatore,
ma brilla il sole del dialogo,
fiammeggiano amore e solidarietà.
Rattrista e addolora il crudele
pestaggio che si fa del diritto alla fede
nei valori della propria terra e civiltà,
la barbara devastazione di villaggi e città,
la famelica arroganza del lupo
che ha decretato il martirio dell’agnello.
L’Europa, novella Maddalena,
è prostrata dolente ai piedi della croce,
con gli occhi al Cristo che le chiede
angosciato: “Perché mi hai abbandonato?”
Più eloquenti d’ogni silenzio,
le mani tese ad accogliere gente
che fugge dalle spire del grande serpente,
dalle granate esplodenti e strazianti,
dall’apocalisse aizzato dall’angelo nero.
Chi attizza quel fuoco infernale
non può essere un essere umano.
Non può sedere sul trono dell’onore
chi si vota alla profanazione della pace;
egli non otterrà né gaudio né gloria,
ma vile caduta nel fango della storia.
Scelleratezze e follie dell’uomo imbestialito dalla guerra…  

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