Aggiornato:
28/02/2026 ● Cultura
Adone e Afrodite
Giorgio Senese ● 116
Anche Zeus, che che se ne dica, aveva l’onere di mantenere gli equilibri “olimpiani”, a legiferare e a emettere decreti divini, come quello bizzarro che dovette fare per Adone.
Ma andiamo con ordine.
La nascita di Adone è controversa. Si dice fosse figlio di Agenore di Smirna, ma anche che sua madre fu trasformata in albero dopo aver avuto un rapporto incestuoso con il padre, il re Cinira e che lui nacque dal tronco dell’albero. Anche sul nome c’è incertezza, potrebbe derivare dal termine semitico Adon, che significa “signore”.
Ad ogni modo quello che lo caratterizzava era una bellezza travolgente, un giovane uomo simbolo della bellezza maschile piĂą estrema.
Pensate che fece addirittura far girare la testa alla stessa Afrodite (Venere) a cui certo non mancavano argomenti per scegliersi tutti gli amanti che voleva. Lei invece, se ne innamorò perdutamente, divenendo la sua amante e tradendo il marito Efesto (Vulcano), Dio del fuoco, zoppo e deforme.
Avvenne però, com’è solito nei miti, un accadimento drammatico.
Durante una battuta di caccia Adone venne assalito da un enorme cinghiale che lo uccise.
Dal suo sangue appena fuoriuscito dal corpo, nacquero dei bellissimi fiori rossi che vennero chiamati “anemoni”.
Venere, disperata per la perdita, affidò Adone a Persefone (Proserpina), moglie di Ades (Plutone) e Signora del regno sotterraneo. Quello dove ci sono le ombre dei morti.
Lo fece perché lo custodisse, ma Adone anche da morto, era comunque bellissimo e Persefone a sua volta s’innamorò follemente del giovane.
Nacque così una disputa tra le due dee che obbligò Zeus a emettere il decreto di cui sopra.
Con grande saggezza mise fine alle tirate di capelli tra le contendenti stabilendo quanto segue:
Per un terzo dell’anno Adone sarebbe ritornato in vita e avrebbe passato il suo tempo con Afrodite, un altro terzo invece, tra i morti in compagnia di Persefone.
L’ultimo terzo lo lasciò libero e Adone il furbastro, scelse di passare anche quello con Venere.
Il mito è di origine probabilmente asiatico e simboleggia la natura che rigogliosa e fiorente in estate, viene uccisa dall’inverno (il cinghiale) per poi ridestarsi nuovamente in primavera.
Lo stesso Adone è una figura mitologica simbolo di bellezza maschile, giovinezza ma anche di rinascita della natura.
Nell’antica Grecia si celebravano le Adonie, feste in suo onore, in cui le donne piantavano semi in piccoli vasi (i “giardini di Adone”) che germogliavano rapidamente e altrettanto rapidamente appassivano, simbolo della sua breve vita.
Il Re dei Feaci (Antonio Scardocchia 2024)
