Aggiornato:
08/04/2026 ● Cultura
La Chimera e Bellerofonte
Giorgio Senese ● 110
La fantasia nei miti greci è davvero la protagonista.
D’altra parte, come abbiamo detto, il mito è nato proprio per andare “oltre la scienza per dare un senso alla realtà â€.
Oggi parliamo di un essere mitologico che veniva descritta composta da più animali.
Aveva la testa da leone, una seconda testa da capra che spuntava sul dorso, la coda di serpente e sputava fuoco.
Un vero mostro a cui diedero il nome di Chimera.
La poveretta non aveva colpa visto che i suoi genitori, a loro volta, erano dei mostri.
Tifone, che aveva cento teste di drago e Echidna sua madre, che era per metà donna e metà serpente. Anche per quanto riguarda i suoi tanti “fratelli†‘c’era poco da sorridere, visto che tra loro c’erano Cerbero, Idra di Lernia e Ortro.
Ma torniamo a Chimera, che ha tutto meno che un buon carattere.
La troviamo a devastare la regione della Licia, distrugge campi, bruciare raccolti, villaggi e uccidere chiunque al incontrava.
Ma non sa ancora che il suo destino è legato a quello di un grande eroe greco che si chiamava Ipponoo e alla citta di Corinto.
Il nostro eroe, dopo aver ucciso accidentalmente un uomo che si chiamava Bellero, venne rinominato Bellerofonte.
L’uomo ucciso era il figlio di Glauco re di Corinto e Bellerofonte dopo l’omicidio dovette rifugiarsi presso il re Preto.
La moglie del re, Antea, si innamorò di lui mentre era ospite alla corte del marito e ci provò con lui in tutti i modi, perché diventasse il suo amante.
Bellerofonte, invece, per rispetto delle leggi dell’ospitalità , la respinse.
Lei offesa, tramò la vendetta e raccontò al marito che Bellerofonte si era approfittato di lei e che l’aveva violentata.
Era falso, ma la calunnia ebbe gravi ripercussioni in quanto spinse Preto a ideare un modo per vendicarsi, uccidendolo.
Non potendolo fare direttamente senza violare l’ospitalità che era sacra, lo mandò dal suocero, il re licio Giobate con una lettera cifrata in cui si chiedeva al re stesso, di farlo per conto suo.
Giobate aveva il grandissimo problema di Chimera e allora con un colpo di genio, gli assegnò una serie di imprese impossibili da compiere tra cui: uccidere la Chimera.
Bellerofonte sapeva bene che per avere qualche speranza, doveva chiedere aiuto e lo ebbe da una creatura straordinaria: Pegaso, il cavallo alato. Nato dal sangue che uscì dal collo di Medusa quando Perseo la decapitò, era una creatura divina che volava libera nel cielo.
Bellerofonte sapeva che spesso si recava alla fonte di Pirene, un luogo sacro, dove scendeva per bere e più volte aveva tentato di catturarlo, ma senza successo: Pegaso era troppo veloce e indomabile.
Fu allora che intervenne la dea Atena. In sogno gli donò una briglia d’oro, un accessorio magico capace di domare il cavallo.
Grazie alla briglia divina, Bellerofonte riuscì finalmente ad avvicinarsi a Pegaso. Mentre il cavallo si abbeverava, gli infilò piano la briglia e riuscì a montarlo.
Pegaso in principio strepitò, ma poi si calmò, accettò il suo nuovo padrone e da quel momento i due divennero inseparabili.
Bellerofonte, consapevole della pericolosità di Chimera, non l’affrontò frontalmente.
Grazie a Pegaso, riusciva a combattere dall’alto, restando fuori dalla portata delle fiamme.
Volando sopra il mostro, lo colpiva con frecce e giavellotti, evitando i suoi attacchi.
Ma questo non bastava a ucciderla: la Chimera resisteva.
Allora Bellerofonte ebbe un’idea ingegnosa. Fissò un blocco di piombo sulla punta della sua lancia e, durante un attacco in picchiata, la conficcò nella gola della Chimera.
Il mostro, nel tentativo di bruciarlo con il suo fuoco, finì per fondere il piombo con il proprio stesso respiro infuocato e il metallo liquefatto colò nelle sue viscere, uccidendola dall’interno.
Fin qui ci si aspetterebbe che la storia di Bellerofonte finisca felicemente, ma non è così.
Giobate gli affidò altre missioni quasi impossibili tra le quali combattere i Solimi e sconfiggere le Amazzoni. Bellerofonte vinse tutte le battaglie.
Alla fine Giobate capì che gli dei lo proteggevano e gli diede sua figlia in moglie.
Ma dopo molte altre imprese, diventò troppo orgoglioso e decise di volare con Pegaso fino all’Monte Olimpo, la dimora degli dei.
Ma Zeus non tollerò questa arroganza: fece pungere Pegaso da un insetto.
Il cavallo si imbizzarrì e Bellerofonte cadde dal cielo. Sopravvisse… ma rimase storpio e visse il resto della vita nell’isolamento.
Cosa ci insegna questo mito?
Che il coraggio e l’intelligenza riescono in imprese che sembrano impossibili, ma che l’eccessivo orgoglio può portare alla rovina.
P.S. Dopo la caduta di Bellerofonte, Pegaso continuò a vivere tra gli dei e fu accolto da Zeus, che lo trasformò nella costellazione di Pegasus.
La Chimera e Bellerofonte (Antonio Scardocchia 2026)
