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27/05/2026 ● Mitologia
Zeus contro Tifone
Giorgio Senese ● 97
Ma per Zeus le battaglie non erano ancora finite e quella tra lui e Tifone è certamente una delle battaglie più grandi e violente dell’intera mitologia greca.
L’obiettivo dei mostri primordiali era semplice, distruggere gli dei del Monte Olimpo.
La dea Gea, dopo che Zeus aveva sconfitto i Titani nella Titanomachia, nutriva rancore e rabbia verso di loro. Escogitò un piano diabolico per vendicarsi e per farlo non esitò a generare il più terribile mostro mai esistito. Tifone.
Secondo i miti (raccontati da Esiodo), Tifone era gigantesco e potentissimo. Alto quasi quanto il cielo, con cento teste di drago e occhi che lanciavano fuoco. Al posto delle gambe aveva dei serpenti ed era dotato di ali enormi. Emetteva terrificanti suoni, di animali diversi: ruggiti, sibili, latrati.
Arrivò il giorno in cui Tifone si palesò attaccando l’Olimpo. Gli dei, impreparati a tanto orrore e violenza ne furono terrorizzati. Molti di essi fuggirono in Egitto e, per nascondersi, si trasformarono in animali secondo quanto raccontato soprattutto in epoca ellenistica. Così la cultura greca e quella egizia si incontrarono.
Apollo si tramutò in corvo, Artemide prese le sembianze di un gatto, Ermes divenne un ibis, Afrodite e Ares in pesci che nuotavano nel Nilo.
Lo stesso Zeus si trasformò in ariete, ma non potendo abbandonare il trono, si fece forza e coraggiosamente decise di combattere.
Lanciò su Tifone i suoi fulmini, poi i tuoni e infine ci provò anche con una falce divina.
La battaglia fu così violenta che spezzò montagne e spianò colline, tutto il cielo tremò sotto i colpi di Zeus e il mare ribollì. Ma Tifone gli tenne testa e addirittura durante lo scontro, contro ogni aspettativa, riuscì a sopraffare Zeus. Ma non si limitò solo a batterlo.
Dopo averlo ferito con spietatezza, gli strappò i tendini delle mani e dei piedi, rendendolo completamente impotente e incapace di muoversi.
Poi lo trasportò in una grotta in Cilicia e ne affidò la custodia a un mostro femminile, spesso identificato come Delfine (o Dracaina).
Con la disfatta di Zeus tutto faceva pensare alla caduta definitiva degli dei, ma fu allora che due divinità si decisero a dar manforte al pover’uomo, anzi, al poverdio “stendinato”.
Hermes, dio astuto e messaggero degli dèi, e Pane, divinità dei boschi e dei pastori, escogitarono un piano per recuperare i tendini strappati.
Pane, con il suo caratteristico e improvviso grido (da cui deriva la parola “panico) spaventò il drago così tanto che si distrasse dal fare la guardia a Zeus. Fu giusto il tempo necessario a che Hermes, si introducesse nella grotta e rubare i tendini.
Una volta recuperati, li “rimisero” al loro posto, restituendo a Zeus forza e mobilità .
Rinato nella sua potenza, Zeus tornò, con nuovo vigore, a combattere Tifone che fuggì fino in Sicilia.
Stavolta Zeus non gli diede tregua e lo colpì ancora e ancora.
Gli scagliò infine addosso una tempesta così gigantesca di fulmini, da seppellirlo sotto l’Etna.
Adesso si trova ancora lì e quando Tifone si agita sotto la montagna ce ne accorgiamo, perché avvengono le eruzioni vulcaniche.
Infatti questa sono il prodotto del respiro alterato dalla rabbia del mostro imprigionato.
Con la vittoria definitiva di Zeus, “l’ordine” venne finalmente a trionfare sul “Caos”.
CuriositĂ :
Quando la cultura greca e quella egizia si incontrarono, i greci notarono che molte divinitĂ egizie avevano teste di animali.
Ad esempio Anubi con la testa di sciacallo, Horus quella del falco, Bastet quella del gatto e Thot quella di un ibis. Proprio per spiegare questa somiglianza, inventarono il mito secondo cui gli dei greci si erano nascosti proprio in quelle forme animali.
Zeus contro Tifone (Antonio Scardocchia 2026)
