Aggiornato:
01/06/2026 ● Eventi
L’architetto del Colosseo, santo e protettore
Vincenzo Di Sabato ● 89
<“Possiamo suonare?” “Suonate”. “Possiamo sparare?” “Sparate”> replicava Flaminio Grande, il calzolaio scaltro, organizzatore di feste religiose a Guardialfiera. E suonavano e sparavano. E la gente – lì - ad affollare strade e vicoli e piazze – e a darsi di gomito per mangiare e bere, a sentire la banda e godere lo show della sonnambula: maga di venture e di sventure; per assistere alla scena degli orsi che ballavano e dei “giocolieri di tre carte” che abbindolavano la plebe, senza riuscire, però, ad infinocchiare Il contadino molisano, quello “dalle scarpe grosse e dal cervello fino”. Piuttosto erano i “cafoni” con furbizie geniali, e saggezza pratica, a “fregare” gli imbroglioni e a svaligiarli del bottino.
A sera tutti ubriachi! Donne con occhi cerchiati di fiacchezza, e uomini riposati e saziati. E mentre, sulla cassarmonica la banda effonde le note dell’ultimo melodramma, già corone fragorose e fiammeggianti di fuochi pirotecnici, saettano il cielo come asteroidi impazziti.
E’, questo, più o meno l’eloquio e l’enfasi straripante che Francesco Jovine, rovesciò a pag. 189 su “La Festa Eterna”, quella di San Gaudenzio martire riportata fra i “Racconti” dalla “Einaudi” del 1960.
“La festa” – dunque, rilevava anche Ennio Flaiano – “è un fenomeno universale che crea ogni forma di ilarità, di svago . E’ felice coesione e rafforzamento d’una identità culturale. E’ interruzione al tram tram di ogni giorno. E’ un bisogno profondo, sentito, radicato, che agisce come specchio della comunità, riflettendone valori e storia”.
E questa è anche l’avventura del nostro Santo Protettore, per cui si fa festa a Guardia il 1° e il 2 giugno, nella solennità di San Gaudenzio martire, giovane architetto che, al tempo dell’Imperatore Vespasiano, venne affidato l’incarico di progettare l’Anfiteatro Flavio, definito molto più tardi “il “Colosseo”, per le sue colossali proporzioni.
Nel martirologio romano, risulterebbe fra i Santi del primo secolo e, come per gli altri vissuti agli albori del cristianesimo, non si hanno notizie copiose e certe. E’ sicuramente un “testimone” di Cristo.
Nella “Guida ai Misteri e Segreti di Roma” (Ediz. Sugarno 1980, pag. 76) così narra Longfellow - poeta americano deceduto nel 1882- : “è diffusa l’opinione secondo la quale l’architetto del Colosseo si sarebbe chiamato Gaudenzio. E, perché svelatosi cristiano, fu ricompensato con l’essere gettato vivo fra le bestie feroci”. Nello stesso libro a pag LXXXIV, Mario Spagnol (brillante editore ligure) parlando del Marchese de Sode in visita a Roma, così ne conferma l’ipotesi.
Largite dal Pontefice Benedetto XIV, vennero prima poggiate a Napoli e, composte in pregevole urna d’argento e di cristallo, e da lì il 7 aprile 1751, giunsero a Guardialfiera, traslate a spalla, da frati zoccolanti. Un Atto Notarile rogato da notar Lionardo de Quiciis da Castelluccio Acquaborrana (oggi Castelmauro), descrive l’ingresso solenne in Cattedrale delle reliquie di San Gaudenzio e la proclamazione a Protettore principale della Città. Altri cinque verbali stipulati dal medesimo notaio, narrano di guarigioni prodigiose avvenute dinanzi al “sacro deposito”, e che riguardano Antonia Colacicco di Colle d’Anchise, Barbara Principe di Guardialfiera, Carlo Natarelli di Acquaviva Collecroce, Leonardo Di Stante e Tommaso Di Santo da Palata.
Accurate ricerche storiche inedite, circa l’assegnazione delle Reliquie e dell’intronizzazione a Guardialfiera, son raccolte e trascritte in un pregevole fascicolo, dal compianto e caro studioso Antonio Antenucci, nell’anno 2008.
