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 Guglionesi 
Le forze democratiche non commettano l’errore di lasciare solo il Quirinale


Pietro Di Tomaso
Pubblicato in data 12/3/2010 ● FUORI PORTA WEB © 2000

Può essere discussa quanto si vuole la controfirma da parte del presidente della Repubblica sul decreto c.d. ‘interpretativo’, ma occorre essere consapevoli che il Quirinale non è l’anticamera della Corte costituzionale o del Tribunale amministrativo. Il nostro ordinamento, come quelli delle democrazie liberali, è un sistema di pesi e contrappesi. I poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario, cui si aggiungono le funzioni della Corte costituzionale e le prerogative del capo dello Stato) si contrappongono e mantengono in equilibrio il sistema, ad evitare che un potere prevalga sull’altro. La capacità di iniziativa che la Costituzione attribuisce al presidente riguarda, dunque, la “forma” (giuridica), non il “contenuto” (politico) delle leggi. Accusare il presidente di non fare l’arbitro e di firmare leggi che non dovrebbe firmare vuol dire accusarlo di violare la Costituzione, cioè di sovversione.
Spiace che Di Pietro non vada oltre le reazioni istintive che forse soddisfano la parte più ‘antipolitica’ della popolazione, senza concentrarsi su proposte positive finalizzate alla difesa intransigente delle istituzioni. Il presidente emerito Ciampi ha recentemente dichiarato: “Che senso ha adesso sparare sul quartier generale? Al punto in cui siamo, è nell’interesse di tutti non alimentare le polemiche sul Quirinale, e semmai adoperarsi per proteggere ancora di più la massima istituzione del Paese”. Sempre nell’intervista al Corriere della Sera aggiunge: “Strage delle illusioni, massacro delle istituzioni”. Questo è lo scenario attuale dell’Italia. Ci ammonisce altresì dicendo che da quindici anni l’Italia è uscita dai binari della democrazia progressiva, ed è entrata “in un altro tunnel, diverso”.
Pertanto, l’errore che oggi si potrebbe commettere è lasciare ancora una volta solo il Quirinale, non comprendendo che occorre far prevalere l’esigenza di salvaguardare le uniche istituzioni che hanno difeso, nei limiti previsti dal nostro ordinamento, le regole della democrazia. E’ dunque da condannare, a mio avviso, l’atteggiamento e/o la pretesa di chi propugna l’obiettivo del “fiat iustitia et pereat mundus” (sia fatta giustizia e perisca pure il mondo). Ma che giustizia è quella che manda in rovina il mondo? Si rischia che in rovina vadano sia la giustizia che il mondo.
Quindi, una più stretta alleanza popolo-istituzioni appare essere l’unico baluardo che possa meglio garantirci.
Il presidente Napolitano sta esercitando la sua funzione con intelligenza e moderazione. Di Pietro – con la pretesa che il capo dello Stato si arroghi un diritto che non ha – manifesta una inclinazione autoritaria. Qualcuno dovrebbe farglielo notare. In punto di Costituzione.
Sabato 13 marzo a Roma ci sarà la manifestazione del centrosinistra in difesa dei “valori non negoziabili” della Costituzione: a cominciare dal lavoro (articolo 1) e per gli altri diritti (scuola, informazione, cittadinanza, giustizia, sicurezza sociale), nonché per le istituzioni della democrazia (presidente della Repubblica, Corte costituzionale, tribunali vilipesi, parlamento ridotto a ratificare gli editti del sovrano). Se qualche oratore non si asterrà dal fare la pipì fuori dal vaso, sarò tra quelli che lasceranno la piazza per recarmi presso la vicina terrazza del Pincio, ormai risistemata, ed ammirare il panorama di Roma.  


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