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 Guglionesi 
Viaggio nella “preistoria” di Guglionesi


Luigi Sorella
Pubblicato in data 25/9/2006 ● FUORI PORTA WEB © 2000

Apriamo l’articolo con un invito a tutti i guglionesani: visitate - se è possibile più volte - uno dei grandi eventi culturali del III millennio dedicati alla nostra cittadina.

Visitare la mostra allestita al Palazzo Massa [l’ingresso è libero], inaugurata Sabato 23 Settembre 2006 in occasione delle “Giornate Europee del Patrimonio 2006”, regalerà un’emozione rara, soprattutto alla curiosità di coloro che amano rileggere concretamente le antiche pagine dell’archeologia locale. Sono trascorsi ormai più di venti anni dall’ultima “rassegna” archeologica dedicata a Guglionesi. Ricorreva infatti il 1984 (tra il 1° Agosto e il 30 Settembre) quando il gruppo promotore aprì lo “scrigno preistorico” alla “Storia di Guglionesi attraverso documenti e reperti archeologici”(titolo della mostra), in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Culturali del Molise, del Comune di Guglionesi e della Pro Loco “Colleniso”.
Gli studi erano stati innescati dai contadini. Difatti alcuni reperti furono consegnati proprio dai contadini al parroco Don Carlo Maglia, ed oggi (ad esempio un grande vaso quasi integro) sono integrati nella mostra. “Le ricognizioni di superficie, effettuate nel 1974 da un gruppo di studiosi inglesi dell’Università di Sheffield – scriveva Domenico Aceto, ricercatore archeologo per passione, sull’opuscolo della mostra 1984 - hanno rilevato la presenza di una serie di siti preistorici distribuiti sulle terrazze che dominano le valli del Biferno e del Sinarca. Gli strumenti raccolti in superficie documentano la presenza dell’uomo nel territorio di Guglionesi nell’ultimo periodo del paleolitico (...). Tra il VI e il VII secolo e la prima metà del V secolo A. C. un cospicuo nucleo abitativo si addensava attorno all’altura di S. Margherita [una contrada alla periferia di Guglionesi], dove rinvenimenti antichi e recenti documentano la presenza di sepolture arcaiche ad inumazione, notevoli per quantità e qualità degli oggetti”.


Dopo quella prima “rassegna” sono stati rinvenuti altri reperti. Delle note “sepolture di Santa Margherita”, scoperte nella seconda metà degli anni Ottanta dello scorso secolo, la mostra di Guglionesi ne illustra tutta la magnificenza e la valenza storica, in particolare della cosiddetta “sepoltura del sacerdote”, ricostruita così come fu rinvenuta, la quale conserva reperti che ormai sono celeberrimi nel panorama dell’archeologia frentana.
Il grande vaso dipinto della “sepoltura del sacerdote” è stato oggetto di numerose recensioni nazionali in materia, citiamo la mostra di Milano dedicata, qualche anno fa, al mondo dei Sanniti, dove il prezioso reperto di Guglionesi ha fatto la sua bella figura sul catalogo tematico. Ma la ricchezza culturale dei reperti di Guglionesi ha diverse trame.

Gli elmi dei guerrieri conservano tutto il fascino delle battaglie mitologiche. L’elmo rinvenuto nel 1986, durante l’ampliamento del nucleo artigianale di Santa Margherita, costituisce un “unicum” tra i rinvenimenti archeologici in Italia, identificato dagli esperti della Soprintendenza Archeologica del Molise come “l’elmo apulo-corinzio di Guglionesi”.
L’elmo corinzio, “introdotto dalla Grecia attraverso le colonie magnogreche, ebbe particolare fortuna in Italia Meridionale – riporta il pannello espositivo – per la sua robustezza e funzionalità. Tale elmo è di forma oblunga e protegge tutta la testa, compreso il volto, con aperture per gli occhi, per naso e paraguance. Questo elmo su suolo italico subì ulteriori elaborazioni e perfezionamenti che lo portarono a chiudere progressivamente, lo spazio di separazione tra le paraguance, fino ad arrivare ad un tipo completamente chiuso, comprese le aperture per gli occhi come nell’esemplare di Guglionesi: con questa conformazione l’elmo poteva essere indossato sull’occipite, lasciando scoperto completamento scoperto il volto”.
Ciò che attrae l’attenzione del visitatore su questo elmo è nella parte superiore della lavorazione bronzea, dove si biforca un elemento di punta in metallo. Tuttavia, ad un’attenta osservazione del reperto, si nota (aggirandosi vicino la teca espositiva nel gioco delle luci di sala) un’elegantissima incisione frontale, con decorazioni speculari riportanti una coppia di cinghiali in atteggiamento di sfida, evidente allusione alle specificità del guerriero.


L’itinerario della mostra “Guglionesi. Un territorio tra due mondi” si snoda per aree tematiche, “L’uomo e il guerriero”, “Le vie per l’etruria”, “I luoghi della preghiera” etc., ed ha il pregio, così come proposto dalla Soprintendenza del Molise, di raccogliere nelle varie teche una copiosa varietà di reperti con il criterio della tipologia: vasellame da tombe, metalli, corredi di personaggi. Tuttavia, e questa è una piccola difficoltà didattica, i singoli rinvenimenti, in particolare quelli inerenti le tombe, sono state “smembrate” didatticamente dai luoghi di scoperta, luoghi che nel territorio guglionesano sono diversi: Santa Margherita, Fonticello (nella mostra erroneamente riportato come “P”onticello), Monte Antico, Sinarca ed altri. Cioè, un visitatore che vuole conoscere i luoghi di provenienza degli elementi archeologici, nel senso di omogeneità stilistica del rinvenimento, con molta fatica nel percorso illustrato riuscirà a ricomporre l’assemblaggio della mostra, che tralascia al lettore il criterio di composizione culturale per aree archeologiche. Questa lieve osservazione non toglie alcuna valenza all’evento, e si tratta di una semplice segnalazione al visitatore, consigliando un percorso ideale nella lettura e nella conoscenza della storia stessa dei rinvenimenti.

Infine due richiami di puro campanilismo guglionesano. Intanto – premettiamo che si tratta di una nostra opinione – riteniamo il luogo della mostra molto pertinente, e con le dovute situazioni di sicurezza e di conservazione il Palazzo Massa si presta bene ad un ipotetico polo museale sull’archeologia di Guglionesi, situato come è nel cuore del centro storico del borgo. Il palazzo, dopo una serie di destinazioni periodicamente ri-meditate dall'Amministrazione comunale (laboratorio informatico, scuola di musica, archivio storico, sede pro loco, sede centro “L’incontro”, etc.), avrebbe, così, la sua funzione culturale, proprio nella “custodia” della storia archeologica di Guglionesi. Peccato che il palazzo sia rimasto l’unica parte dei portici senza le arcate con il mattone a vista, evidenziando una certa incoerenza stilistica nell’architettura e nell’urbanistica del cuore del centro storico (magari le luminarie natalizie che restano tutto l’anno nel profilo delle stesse arcate dei portici andrebbero tolte il giorno dopo la Befana).


La seconda nota è un infinito e sincero ringraziamento a Domenico Aceto [lo facciamo, a nome di tutti i lettori di Fpw, perché ci dispiace non poco vederlo ignorato nel pannello introduttivo alla mostra, dove si ringraziano tutti e... di tutto].
In questi anni, anche durante la sua Presidenza al “Centro di Ricerca della Storia Locale” [istituzione amministrativa del Comune di Guglionesi che fino a qualche anno fa era molto attiva nella tutela del patrimonio guglionesano ed aveva avviato un certo discorso per porre le premesse di una mostra archeologica a Guglionesi], Domenico Aceto “ha continuato instancabilmente a recuperare reperti dall’agro di Guglionesi” ha ricordato il Sindaco Cloridano Bellocchio durante la presentazione della settimana dei Beni culturali 2006. Quei reperti oggi costituiscono i contenuti della mostra aperta al pubblico in questi giorni.
Ricordo, con immensa considerazione, l’ultimo rinvenimento della scorsa primavera che Domenico Aceto, insieme ad un gruppo di suoi amici amatori del recupero archeologico (cito, per citare simbolicamente tutti gli altri, Tonino Sarchione), mi ha mostrato: quella stupenda anfora in bronzo (lo stamnos) dal manico decorato (c’è purtroppo solo uno dei due manici) con le elegantissime manine in corrispondenza della decorazione di raccordo. Questo reperto “primaverile”, ci piace definirlo così, oggi costituisce l’emblema della passione di Aceto verso l’infaticabile ricerca di quella città che ancora riecheggia tra i boschi, le distese di grano e le variopinte colline di Guglionesi, e che le locali generazioni tramandano come l’urbe di Usconio. In questo senso lanciamo un appello a tutti coloro che sono in possesso di elementi rinvenuti nell’agro guglionesano (vasi, monete, statuette, etc.), perché arricchiscano con un atto di familiarità culturale lo straordinario patrimonio archeologico di Guglionesi. “Dopo questa nutrita catalogazione, Guglionesi, a buon diritto, può considerarsi un centro di rilevanza archeologica nell’area frentana – ha sostenuto l’archeologa Di Niro, curatrice della mostra, in occasione della inaugurazione di sabato – e Guglionesi, con i suoi reperti, rappresenta un’eleganza ed un gusto certamente dominante nell’area frentana”.


Ora, a noi guglionesani e all’Amministrazione comunale (che con impegno ha sostenuto l’iniziativa nell’ambito della cultura) resta tra le mani una grande opportunità: suggellare le nostre richieste passate (fino a questa mostra, per la verità, poco esaudite!) mantenendo “sine tempore” nella nostra cittadina tutti i pezzi della nostra archeologia, in concessione per troppo tempo agli altri musei presenti nella regione Molise. Cioè, non dobbiamo più ritrovarci nella condizione di rivedere ogni venti anni i reperti di Guglionesi, bensì dobbiamo godere del privilegio di concedere ad altri, saltuariamente, temporaneamente e solo nelle occasioni necessarie, il patrimonio locale. Questo obiettivo lo si raggiunge trasformando la mostra di questi giorni in una mostra permanente ed esclusiva per Guglionesi.
La cultura, anzi la “Coltura” (come era in uso fino agli inizi del Novecento, conservando nel linguaggio quotidiano l’aggettivo “colta” - e non “culta” – per qualificare una iniziativa), così gestita potrebbe dare non pochi vantaggi alla crescita dei nostri giovani e restituire nuova linfa al movimento per il recupero della storia locale.


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