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Elezioni in Molise: “Cambiamento” è lo slogan che i molisani dovrebbero privilegiare


Pietro Di Tomaso
Pubblicato in data 6/9/2011 ● FUORI PORTA WEB © 2000

Ci sarà una rivolta morale e un ‘basta’ ad un sistema di potere che dura da troppo tempo e che ha prodotto stagnazione economica, un deficit sanitario regionale di cospicue proporzioni, un livello di disoccupazione giovanile in percentuale elevatissima e con le addizionali Irap e Irpef più alte?
Vorranno i candidati alla presidenza della giunta regionale farci conoscere il loro orientamento in merito al problema (apparentemente rimosso in questa prima fase della campagna elettorale) di una eventuale aggregazione territoriale di area vasta (Marca Adriatica e/o nuova regione Abruzzo Molise)? Ci si renderà conto che il Pil regionale è fermo al + 0,3 (come da rapporto Bankitalia 2010), e ben più sotto si troverebbe senza i notevoli trasferimenti pubblici? Ebbene, su quanto precede occorrerà confrontarsi in dibattiti serrati, in presenza di una crisi economica globale, di fine della crescita finanziaria dell’intero Occidente, di federalismo, così da poter scegliere un obiettivo credibile che consenta ai territori di svilupparsi lavorando in sinergia tra loro per fare massa critica e creare sviluppo e crescita socio-economica. Bisogna quindi dire la verità. Come ha ben dichiarato il presidente Napolitano: “La maggioranza ha nascosto la gravità della crisi”. Non per caso, sempre nel suo intervento al meeting di CL a Rimini, ha ammonito: “Nella crisi che traversiamo il linguaggio di verità è un’arma fondamentale”. Ed ha aggiunto: “La politica sta fallendo perché quest’arma l’ha volontariamente ignorata…immersi come siamo nell’angoscioso presente, nell’ansia giorno dopo giorno”. “L’obiettivo di tutti è il potere fine a se stesso, non importa come e a qual fine… non importa quel che fai con il potere, basta solo possederlo, o riconquistarlo. Attaccarsi al potere in questo modo è la via più sicura per perderlo, e perdere la democrazia”. Pensando alla nostra regione, occorre che siano in primo luogo le forze produttive a reagire, nella consapevolezza che non si può sperare sempre in aiuti pubblici. Molto dipenderà da un centrosinistra meno rissoso e, in egual misura, dagli esponenti politici del Terzo polo. In primis Casini, democristiano di lungo corso, il quale ha indubbiamente contribuito a mettere alla berlina il berlusconismo parlando, in una recente convention, di promesse mai mantenute. Coerentemente, non dovrebbe sostenere Iorio in Molise.
Può il Molise rimanere regione indipendente? Coloro che difendono ad oltranza l’autonomia sostengono che se si adoperassero meglio i finanziamenti la situazione socio-economica potrebbe migliorare. Ma un tale ragionamento si nutre per l’appunto di ‘finanziamenti’ erogati da istituzioni centrali (Governo, Europa) e così sperando non si riuscirà mai a creare i presupposti per uno sviluppo economico auto-sostenuto in linea con il decentramento e il federalismo. Inoltre è utile ricordare che, a partire dal 2014 e salvo ripensamenti, la comunità europea non concederà più fondi alle singole regioni, ma alle macro-aree. La sbandierata ‘autonomia’ quindi potrebbe trasformarsi in isolamento e decrescita economica. Viceversa, con un mercato più ampio (quale quello insito nel progetto di federazione delle tre regioni, Marche, Molise, Abruzzo, secondo un modello di progressiva integrazione degli interessi strategici reciproci) in ambito commerciale, turistico, formativo, nel settore della ricerca, dell’ambiente, dell’agricoltura, delle infrastrutture ed altro, si centrerebbe l’obiettivo di diventare la principale macro-regione di transito tra l’Adriatico e il Tirreno. Come ho già avuto occasione di evidenziare, le sfide dell’economia moderna suggeriscono percorsi concreti e credibili e in periodo elettorale bisogna diffidare di quei politici locali che tendono a minimizzare le emergenze attuali forti dell’avvenuto sblocco di fondi FAS per il Molise, quasi fossero salvifichi e atti a risolvere gran parte dei problemi, fermo restando il ristretto ambito territoriale e il costosissimo apparato regionale. E il centrodestra locale ha subito colto l’opportunità presentatasi avviando la campagna elettorale prospettando migliaia di posti di lavoro, infrastrutture strategiche (vedi l’Autostrada del Molise) e quant’altro. Nella situazione odierna, è realistico pensare che sia l’università la fortezza su cui poggiare alcune speranze di ripresa culturale e tecnica delle regioni del Mezzogiorno d’Italia, anche in considerazione che il 90 per cento della ricerca si fa nelle università. “Oggi – sottolinea Alessandro Bianchi, già rettore di Reggio Calabria – occorre asfaltare la strada della ‘federazione degli atenei’, fin qui solo tracciata, in parte; spingendo ciascuno a specializzazioni da integrare con le altre”. Ecco che il rapporto università-territorio ben si attaglia al modello di integrazione dei settori strategici come sopra detto per la macro-area ‘Regione Adriatica’. Sì, dunque, al Molise futuro come parte integrante di una macro-regione; una prospettiva, questa, che consentirebbe forte rappresentatività dei territori, possibilità di investimenti nella ricerca (come strategia di sviluppo di tutta la società), nelle infrastrutture e nella valorizzazione delle produzioni e dei distretti.  

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