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 Guglionesi 
Il Capitolo della chiesa di Guglionesi ed i vescovi di Termoli (1690-1884) [III parte]


Sergio Sorella
Pubblicato in data 27/8/2012 ● FUORI PORTA WEB © 2000

Il Capitolo della  chiesa di Guglionesi ed i vescovi di Termoli:

storia di un lungo contrasto (1690-1884)

 

di Sergio Sorella

 

 

IIIª  PARTE

 

 

 

1. Qualche numero su  Termoli e Guglionesi

 

          Tra Guglionesi e Termoli vi erano dissapori  che avevano radici antiche, motivate anche dalla pretesa usurpazione della sede vescovile, operata dai termolesi, nel momento in cui l’antica Usconio sarebbe stata distrutta dalle incursioni dei Goti[1]. Ma non  riguardavano solo la rivendicazione della sede vescovile. Avevano radici antiche come documentano, ad esempio, i Registri angioini: «Il 2 giugno 1310 un folto gruppo di guglionesani di ritorno da un pellegrinaggio  nel Santuario di S. Michele Arcangelo a Monte S. Angelo sul Gargano, irruppe  minaccioso sulla città di Termoli armati di ogni specie di armi seminando il terrore tra gli inermi».[2]

          Il clero di Guglionesi era profondamente penetrato nel tessuto sociale ed economico del paese. I privilegi fiscali contribuivano a gonfiare il numero dei chierici e dei sacerdoti che beneficiavano delle prebende e dei lasciti testamentari. L’estrazione sociale del clero rifletteva in buona parte la composizione della società locale. Il carattere di chiesa ricettizia generava un clero uscito soprattutto  dai ranghi di famiglie che, in misura maggiore o minore, possedevano terre. La nomina a canonico del Capitolo era molto ambita e rappresentava la partecipazione alla massa comune  con la conseguente divisione delle rendite. Inoltre c’era da dividersi le decime[3] che, a partire dal 1690 consistevano nel pagamento da parte dei contadini di 14 misure a versura per grano, legumi ed altri cereali, nonchè «mezza carafa di olio per ogni imposta ed una soma di vino per ogni dieci».[4]

          Nel 1742 i sacerdoti residenti a Guglionesi erano 29 (senza considerare gli ordini monastici!) su una popolazione di 3400 abitanti.[5] Le rendite in dotazione del Capitolo erano appetibili se, da un elenco inviato alla Regia Camera della Sommaria di Napoli il 29 settembre 1796, comprendente tutti  i censi, fondi e canoni nonché i territori dati a colonia con relativi pesi fiscali che si versavano annualmente, si evince che i possedimenti del Capitolo ammontavano a 1116,23 versure su una superficie comunale complessiva di 9000 versure, per un totale di 969,68 ducati. [6] A Termoli, invece, nel 1741 gli abitanti erano 970 ed il numero dei chierici era di 12 unità[7].  Invece i sacerdoti del Capitolo della città  adriatica dichiaravano terreni per 674 versure, di cui 600 in contrada Pantano (prevalentemente paludosi), per una rendita di 129 ducati oltre ad una quindicina di case date in affitto.[8] Pochi numeri che documentano condizioni economiche molto diverse tra i due centri del basso Molise. Del resto nei secoli precedenti 12 vescovi avevano fatto di Guglionesi la loro residenza abituale, mentre la riorganizzazione attorno alla sede vescovile voluta dalla Chiesa di Roma, stava determinando una perdita di autonomia da parte del clero guglionesano che non risparmiava  giudizi pesanti nei confronti dell’ordinario diocesano, Giuseppe Buccarelli nel 1774: «Egli è pieno di livore e odio verso codesto clero».[9]

           A fine secolo, con un documento di transazione del 1795, furono modificate le prestazioni ed abolite le decime che i cittadini guglionesani dovevano versare alla chiesa locale, ad eccezione di quelle riguardanti il grano (non più le 14 misure a versura ma 10 misure a versura).[10]  

          Anche in questo contesto, parzialmente ridimensionante, il clero locale conservava delle prerogative ed un prestigio rilevanti. Per tutta la seconda metà del Settecento i  sacerdoti del Capitolo di Guglionesi continuarono ad eleggere i partecipanti nella misura dei posti vacanti; gli arcipreti che si avvicendarono nella dignità, tutti di Guglionesi: De Marinis, Polidori e Pace, senza che vi fossero contrasti con l’ordinario diocesano.

 

 

2. Gli inizi dell’Ottocento: tra ridimensionamenti  e rivendicazioni

 

          La fine del Settecento, con l’arrivo dei francesi,  diede un  duro colpo al potere della  chiesa locale; la parentesi murattiana d’inizio secolo, comportò un assetto amministrativo nuovo, con l’ampliamento della provincia ai territori del basso Molise. In questi anni si assiste ad un ridimensionamento della struttura ecclesiastica con la vendita dei beni della chiesa e con la soppressione di molti ordini religiosi, di conventi e monasteri. Iniziava anche per i sacerdoti di Guglionesi un lento declino documentato dal contrasto tra autorità civili e clero ricettizio. Il nuovo clima determinava anche il tentativo di molti coloni di non versare le decime sul grano, ritenendo che la chiesa ed il Capitolo fossero dotati di sufficienti rendite provenienti dà terraggi; ma un rescritto sovrano conservò le decime sacramentali sino alla determinazione analitica delle rendite della chiesa.[11]

          Ogni occasione era comunque buona per i sacerdoti di Guglionesi per tentare di riacquistare diritti che  si ritenevano usurpati indebitamente dalla città di Termoli. In questo periodo, nel 1818, anche a seguito di una lunga vacanza dell’ordinario diocesano, i sacerdoti del Capitolo  intentarono una causa presso la Corte napoletana per rivendicare l’antica sede vescovile di Usconio a Guglionesi. La richiesta era suffragata dall’impossibilità –dichiaravano i sacerdoti- per la chiesa termolese di garantire una degna rendita al vescovo a causa della povertà della mensa, mentre a Guglionesi c’erano risorse economiche adeguate e disponibili dei locali capaci di ospitare sia il vescovo che la sede del seminario. L’iniziale consenso dato dal vescovo Giambattista Bolognese, determinò una presa di posizione dei cittadini di Termoli con  la raccolta di risorse sufficienti alla mensa vescovile per ottemperare al proprio ufficio e la successiva comunicazione della Sacra Congregazione del concilio, il 4 febbraio del 1820, che la sede vescovile non sarebbe stata spostata.[12]

          Dopo il Concordato del 1818, tra la Chiesa e lo Stato borbonico, furono emanati dei decreti ed un Breve pontificio Impensa con i quali di abolirono molti privilegi, usi e consuetudini  delle chiese locali senza giusto titolo. In seguito a ciò, il vescovo di Termoli si attribuì il potere di scegliere liberamente (collazione) anche i canonici della chiesa di Guglionesi, spogliando il  Capitolo del diritto patronato. Ma i sacerdoti di Guglionesi, ritenendosi estranei  a quanto previsto dal Breve pontificio Impensa,  che – a loro dire- riguardava le chiese ricettizie senza giusto titolo, procedettero a rimpiazzare il posto vacante nel collegio dei partecipanti.[13] Allo stesso modo il Capitolo elesse, il 6 agosto 1820, il sacerdote Angelo Maria Pace ad arciprete della chiesa di S. Maria Maggiore, riappropriandosi dell’antico diritto di libera elezione considerando il Breve Impensa non applicabile alla chiesa ricettizia di Guglionesi. Iniziò un altro braccio di ferro con il vescovo che durò fino al 1824. A partire da quella data, l’autorità ecclesiastica diocesana immise nel possesso, in qualità di capitolari, sacerdoti scelti autonomamente dal vescovo. Pur cedendo, il Capitolo non consentì la destituzione dei sacerdoti eletti con l’antico sistema.

          Il Breve Impensa attribuiva nuovo potere all’ordinario diocesano sorretto anche dalle istruzioni del 14 novembre 1822 nelle quali la commissione dei vescovi, con il Nunzio apostolico, aveva inteso regolare le ordinazioni nelle chiese ricettizie.[14] Nei confronti di queste disposizioni il Capitolo di Guglionesi non produsse ulteriori reclami e si uniformò al nuovo ordine.

          Il 14 settembre 1834 Ferdinando II, in occasione della visita a Guglionesi, concesse le insegne maggiori al Capitolo con le seguenti motivazioni: «Arciprete e partecipanti di Guglionesi si distinguono per edificante zelo ed impegno nel servizio della loro Chiesa Ricettizia, per lodevole condotta in ogni tempo tenuta e per costante devozione verso il Nostro Real Trono».[15]

          Nonostante tutto, l’accettazione delle disposizioni vescovili da parte del clero di Guglionesi durò fino alla caduta del  regime borbonico; con l’avvento dello Stato unitario  i sacerdoti tentarono di riprendersi i diritti persi. La vicenda non  era conclusa.

 

 

 


 

[1] E’ la tesi di A. M. Rocchia, Cronistoria, cit., p. 85. Sulla questione  della fondazione della diocesi di Termoli si veda la sintesi in S. Sorella, Chiesa e città: uomini, rapporti, istituzioni cit.,  pp. 391-99.

[2] I Registri della Cancelleria angioina, 1310, Accademia Pontiana, Napoli 1950-78, reg. 26,  f. 196.

[3] A. Castagnetti, Le decime e i laici in Storia d’Italia, Annali, IX cit. pp. 509-30.

[4] A.p.G., b. 17, f. 27.

[5] Archivio Storico Campobasso, Catasto onciario  di Guglionesi, 1742.

[6] A.p.G., b. 10, f. 13.

[7] Archivio Storico Vaticano - Sacra Congregazione del Concilio, Relationes ad limina, Diocesis Thermularum, De Silvestris 1741.

[8] S. Sorella, Chiesa e città: uomini, rapporti, istituzioni cit., p. 441.

[9] A.p.G., Libro delle conclusioni capitolari cit., p. 173.

[10] A.p.G., b. 14, f. 1.

[11] A.p.G., Rescritto sovrano, 23 novembre 1851, b. 21, f. 2.

[12] S. Sorella, Chiesa e città: uomini, rapporti, istituzioni cit., p. 438.

[13] A.p.G., Libro delle conclusioni capitolari cit., p. 183. Ecco la formula di rito: «Oggi li 29 di settembre 1818 e propriamente nella Sacristia di S. Maria maggiore di Guglionesi, essendoci noi qui sottoscritti sacerdoti consorziali riuniti a fare l’elezione del nuovo capitolare per la morte del fu don Marco Vincenzo Massari, seguita al dì 19 settembre  corrente anno, ed essendosi premessa la Citoriale affissa nella pubblica Sacristia, premesso il suono del Campanello e recitatosi l’Inno Veni Creator Spiritus  si è proposto don  Eugenio De Lillis e con bussola segreta si son trovati tutti affermativi. Sicchè con il pieno consenso di tutti resta eletto per capitolare il Sacerdote don Eugenio De Lillis».

[14] A.p.G., b. 3, f. 1.

[15] A.p.G., b. 14, f. 7.

 

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