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Pubblicato in data 8/5/2013 ● Articolo consultato 978 volte ● Archivio 6384 FPW

Guglionesi
Il milite ignoto [II parte]


Giorgio Senese ● FUORI PORTA WEB © 2000

Tommasi, il mio compagno di branda che si trovava in fila dietro di me, mi toccò piano la schiena con il calcio del fucile e sottovoce propose “ Sveglialo…al solito è partito per chissà dove?
Quasi avesse sentito, il sergente sbottò
Il comando ha deciso che anche per noi del 2° battaglione, 3° compagnia è arrivato il momento di fare sul serio,… ce lo diranno domani dove dovremo andare!... oggi libera uscita per tutti, divertitevi ma mi raccomando non mancate alla ritirata, ricordatevi che siete soldati della Torino” e scattò sugli attenti imitato da tutti noi e dal toro.
Eravamo in partenza, non sapevamo ancora dove, ma ci mandavano in guerra.
Era per me il battesimo del fuoco tanto atteso ma adesso avevo un solo pensiero.
Miryam, cosa sarà di lei, di me e del nostro amore?
Il portico,… dovevo vederla, parlarle, stringerla me,… farle capire che non l’avrei lasciata mai.
I pensieri si accavallavano l’uno all’altro, il momento temuto era arrivato.
Mi preparai in fretta ma non andai con gli altri al cancello principale.
Corsi, invece verso la fureria chiedendo di Ester a chiunque incrociavo e la trovai al suo posto che piangeva piano.
La chiamai e girandosi verso di me disse “Si, so già perché sei qui…l’ho chiamata… la troverai tra un’ora al solito portico…
Il cuore batteva fortissimo e per un attimo pensai che stesse per scoppiare.
Nell’andarle incontro un turbinio di pensieri: perché devo andare via ?, perché questa guerra? Perché devo lasciare Miryam? perché…perché…perché?
La trovai sotto il portico in lacrime e in silenzio la strinsi fortissimo a me, avrei voluto assorbirla nel mio corpo così da portarla con me.
Abbracciati piangemmo a lungo, fino a quando ci furono lacrime da piangere.
Miryam, sai che ti amo e che non ti lascerò mai,” ripresi “Tu sai che vado poco in chiesa ma se esiste un Dio il mio o il tuo, non permetterà che il nostro amore si perda nel nulla
Lei asciugò gli occhi e disse risoluta “Vieni con me…, oggi non torno a casa
Aveva una copia delle chiavi dell’appartamento di Ester e rimanemmo insieme per il resto della giornata.
Poco prima che suonassero il silenzio rientrai in caserma.
Il sole era già alto e seduto allucinato sulla mia branda, aspettavo osservando le mie mani, la voce della tromba per l’adunata.
Accanto a me avevo zaino, giberna per le munizioni, gavetta e cucchiaio.
Il nostro equipaggiamento era essenziale, era ormai tutto pronto e ci avevo messo anche la maglia di lana e i calzettoni che mia madre aveva insistito che mi portassi.
Pane e cappa non si lasciano mai!” e il pane con la frittata e la salsiccia l’avevo finito subito sul treno da Campobasso, insieme al quartino di vino “cimmicia” della nostra vigna.
Sembrava ieri quel freddo 17 gennaio del 41 in cui ero arrivato a Roma.
Erano passati solo sei mesi, ma che avevano travolto e sconvolto la mia piccola esistenza.
Dov’era il mio paese con i miei familiari e i miei amici, il suono del mio dialetto, la festa del santo patrono e quella ragazza alla fonte.
Tutto era ormai lontano, sfocato, quasi che quella vita fosse appartenuta ad un’altra persona.
Ero veramente diventato un’altra persona e la mia vita adesso era per Miryam.
La nostra destinazione era il Fronte orientale, e insieme alla “Pasubio” e alla “Celere” avremmo costituito il Corpo di spedizione italiano in Russia.
In quel giorno luminoso di Luglio 1941 si consumava la tragica festa della partenza.
I fazzoletti bianchi e colorati che sventolavano dai finestrini ingraziavano i miseri vagoni e la fanfara cercava, senza riuscirci, di alleggerire la drammaticità del momento.
Tanti gli abbracci, i baci e tante le lacrime di mamme e fidanzate.
I soldati frastornati e imbambolati.
Io non avevo nessuno da salutare, non avevo voluto che venisse.
Nel cuore avevo già un tale strazio che non avrei retto a questo ultimo addio.
In casera, prima di partire con il convoglio avevo affidato a Ester un ultimo bigliettino per Miryam.
C’era scritto “Aspettami ogni sera sotto a quel portico, io sarò con te e quando dirai amore…pronuncierai il mio nome”.  



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