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 Gugionesi 
La Chiesa sciupata? Ma non era troppo ricca e grassa?


Paolo De Socio
Pubblicato in data 16/12/2013 ● FUORI PORTA WEB © 2000

Caro Mario,
anch’io faccio una premessa. Ti ringrazio per avermi risposto perché, è vero, per dialogare su temi come questi, occorre un po’ di coraggio poiché, inevitabilmente, ci si mette a nudo. Provo a rispondere mettendo in gioco me, quelle quattro certezze che ho finora acquisito, cercando di esser chiaro ed avendo, quindi, come ultima preoccupazione quella di poter risultare greve od aspro; se, così facendo, contribuirò all’insorgere di qualche dubbio/domanda su temi sui quali impera una certa omologazione di pensiero, avrò sortito il mio scopo. Ovviamente non dirò di teologia, farei ridere i polli, semplicemente mi confronterò con le tue domande, provvedendo a rispondere od a porne altre o semplicemente le commenterò; se qualcun altro (magari più saggio, più titolato) vorrà dire la sua, sarà il benvenuto. Provvederò, viste le diverse questioni poste, rispondendoti, se la redazione me lo permette, “a puntate”; diversamente, “traslocheremo” davanti ad un bel boccale di birra.

Sulla Diversità di mondi
Sono convinto che io e te abitiamo nello stesso mondo, non è il tuo caso, ma, finora, chi mi ha parlato di mondi diversi, semplicemente non voleva avere a che fare con me (nella fattispecie, un paio di fidanzate di gioventù, all’atto di piantarmi in asso).

Su Provvidenza e Speranza
Non so se ho ben capito la domanda sulla Provvidenza, dici che è una comoda invenzione della Chiesa (elegantemente tu parli di innovazioni dottrinali cattoliche).
Io credo nella Divina Provvidenza, perché ho riscontrato e riscontro, come tantissimi altri, l’intervento del Divino nella mia povera esistenza; quindi ben conscio che quaggiù è una valle di lacrime, non posso concordare con te, pena la falsità.
Tu, poi dici: “non credi che il buon Dio si serva di questa Sua Facoltà per tessere trame di ben pregiata fattura, intervenendo nel destino dell’umanità inteso in una dimensione spirituale e globale, anziché per l’appagamento della speranza d’un singolo”; capisco l’ironia, non capisco l’opposizione. Io credo che Lui intervenga nella vita dei popoli così come in quella dei singoli, aggiungo poi che, per Dio, il singolo uomo ha un valore infinito (uno vale come un milione); per intuire questo occorre pensare al rapporto d’amore: per l’amante, l’amato ha un valore senza limiti.
Tornando alle vicende della valle di lacrime e dell’interesse per essa del “Titolare”, di fronte all’accadere continuo di tragedie immani, premetto che parlo senza cognizione di causa, non avendo (per fortuna) mai provato alcuna sofferenza violenta; tuttavia, è innegabile che, a fronte di esse, l’uomo sempre si chiede “perché?”. Il punto è delicato, non dico di comprendere (ci mancherebbe) perché Dio consente che accadano le tragedie (siano esse planetarie od individuali); evidenzio solo che 1) Dio permette che lo stesso suo figlio provi la crocifissione; 2) constato che, a fronte delle sofferenze, l’uomo, io, tu, finché vive, non può evitare l’insorgere in sé della domanda di senso. Posto che le tragedie comunque accadono, l’uomo, non può soffocare la propria esigenza di trovare una risposta. Ma lo stesso uomo, prima di tutto, inevitabilmente, esercita una opzione, sceglie se accettare l’ipotesi che la realtà, per quanto tosta, possa avere un senso o se concludere che essa sia solo una presa per il culo. Su questo ciascuno gioca la sua partita. Lessi una volta che nel crollo di una chiesa nella guerra di Bosnia, due madri, una credente ed una no, persero, ciascuna un figlio; da quel momento la madre credente smise di credere e quella atea lo diventò.
E qui, per contiguità, vengo al tema della speranza, tu la definisci espressione di retorica a te non ascrivibile; su questo farei una precisazione: l’uomo non può fare a meno di sperare, egli spera sempre, infatti anche tu dici che muore prima lui e poi la speranza; quindi non è la Speranza che è vana, è che tu ritieni vana l’attesa di una Sua risposta.

Sulla conciliabilità del libero arbitrio con la Provvidenza
Dio vuole l’uomo libero, libero quello che costa costa. Non mi soffermo (non finirei più) a soppesare quanto costa questa libertà nel caso di personcine come Stalin od Hitler (od anche di chi ci ha interrato rifiuti pericolosi nel giardino di casa), mi fermo solo alla osservazione che Dio sceglie per l’uomo pienamente libero.
Su questo faccio due osservazioni: 1) La scelta di Dio per la libertà dell’uomo è simile a quella che compie un innamorato: vuole che l’altro lo riami liberamente, non sopporta, gli repelle, che l’altro lo possa amare “forzatamente”. Dio, in questo è come noi, Lui, l’Onnipotente, di fronte a me che gli dici no, si ferma; 2) il fatto che Dio mi ha creato libero è, per me, la prova più commovente del Suo amore.

Alla prossima, redazione permettendo.  


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