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Erminia e… il presepe diffuso


Giorgio Senese
Pubblicato in data 21/12/2013 ● FUORI PORTA WEB © 2000

Ermina ha comprato delle nuove palline per l’albero di Natale, ma le ha scelte di plastica.
Alcune di quelle storiche, in vetro, sono state disintegrate dall’irruenza del piccolo Luigi, lo stesso che adesso gioca ad aiutare suo nonno Gino nell’accatastare la legna destinata ad arrostire le anguille.
A Erminia non spaventa certo il dover preparare per tante persone.
Anzi, lei è felice quando deve farlo. Spesso invita amici, amici dei figli, parenti o conoscenti.
Le piace sentirsi la gente attorno e ampliare così le proprie vedute nutrendosi delle esperienze che ognuno trasferisce naturalmente agli altri.
Quando poi è presa ad armeggiare tra i fornelli distoglie la mente dai cattivi pensieri che qualche volta la assalgono, senza ragione apparente, pensando a se stessa e alla sua famiglia.
I ragazzi sono ormai grandi e hanno la loro vita, ma per un genitore i figli restano tali per sempre.
Però, la cena che dovrà preparare la prossima settimana sarà davvero molto speciale.
Le farfalle che sente svolazzare nello stomaco quando ci pensa, le confermano l’emozione dell’attesa.
Questa serata si organizza ogni anno, facendo attenzione a cambiare casa, “location” e stavolta gli amici andranno tutti da lei.
Non sono più di una decina di famiglie, da paesi e anche da regioni diverse e per nessuna ragione mancherebbero a quest’appuntamento, divenuto ormai un vero rito, qualcuno direbbe un “cult”.
Le prime volte furono caratterizzate dalla confusione e dall’allegria tipica delle riunioni familiari in cui ci sono tanti bambini che giocano, bisticciano e urlano. Si faceva davvero fatica a tenerli buoni.
Adesso, anche se ci sono in ogni caso dei bambini, sono in numero inferiore e non sono più figli ma nipoti.
Segno che davvero tanto tempo è passato ma anche che quest’appuntamento natalizio ha superato ogni prova.
Gino, con tavole e cavalletti, ha costruito nella tavernetta un’ampia base ad altezza di circa un metro.
L’ha fatto velocemente e bene giacché esperto nell’arte di costruire sia per indole sia per mestiere.
Ermina ha ingentilito il palchetto rivestendolo con la carta da presepe.
Ha poi creato le colline sullo sfondo innevate abbondantemente con la farina scaduta e conservata per questo scopo.
Tre i piccoli viottoli in ciottolato che conducono verso la piazzetta centrale dove Gino ha messo la capanna, il riparo di fortuna destinato ad accogliere il piccolo Gesù nella notte di Natale.
Gino l’ha costruito mettendo insieme delle belle e colorate cortecce di pioppo che ha riportato da lavoro e trovate chissà dove.
Erminia, al termine, non gli ha fatto mancare la giusta dose di neve a farina.
Dal sottoscala poi, hanno estratto un grosso cartone da cui, ulteriormente imballati con carta dei quotidiani, hanno liberato l’asinello e il bue.
Posta la paglia e mimetizzata la lampadina tremula che simula il fuoco a illuminare la sacra scena, i due animali hanno trovato così il loro posto naturale.
Guardano entrambi verso il punto in cui dovrà essere posto il bambino ma, Gesù e gli altri personaggi non ci sono ancora. Arriveranno tutti la sera della vigilia.
Ogni famiglia porterà il personaggio che custodisce a casa sua e poi spunterà anche una chitarra, per cantare insieme “ …tu scendi dalle stelle o re e del cie e e lo…”.
Come nuovi magi ridaranno vita alla sacra rappresentazione proposta nel 1223 da San Francesco dopo il suo viaggio in Palestina.
E’ bello che questi amici si ritrovino insieme a ogni Natale portando sotto il braccio non il solito panettone ma l’incarto della statuetta con la voglia di vivere ancora una volta insieme l’evento che ha cambiato per sempre il mondo.
A Erminia e Gino è toccata la custodia dell'asinello e del bue e se è vero che nulla è casuale, è facile costatare come Gino somigli, senza ironia, al somaro, che accarezza sulla groppa liberandolo dalla polvere.
Per chi lo conosce, la sua inclinazione a lavorare sodo nell’umiltà e nel silenzio non è un mistero.
Il bue invece, è come Erminia, docile e forte nello stesso tempo, “pesante” e presente nella sua centralità familiare, così lei è il perno intorno a cui tutto ruota e da cui tutto dipende: insieme
“ il bue e l’asinello” curano la loro casa perché sia sempre accogliente, con la gratuità e la letizia dei veri figli di Dio.
Gino non vuole indagare su questi aspetti così amorevoli del suo essere perché, in qualche maniera gli provocano imbarazzo, ma Erminia che conosce il suo cuore, è consapevole della grazia che ha avuto nell’incontrarlo.
Il loro amore, tumultuoso quanto precoce nella gioventù è diventato sempre più saldo con la maturità.
La vita non è tenera con nessuno e le prove che ci riserva sono tante, condividerle con chi si ama è il modo più giusto e umano di affrontarle.
Questo è quanto accade quando questa sorta di “Compagnia del presepe diffuso” si ritrova davanti al presepe che da liquido torna ancora una volta solido.
L’idea geniale venne tanti anni fa a una signora sul gruppo che comprò l’intero presepe di terracotta in Basilicata e divise i componenti tra gli amici più stretti, creando questo incredibile filo invisibile che induce, anno dopo anno, a ritrovarsi per far memoria come “chiesa” del mistero del Natale.
Un’idea semplice quanto stupefacente, sicuramente degna di essere imitata.
Buon Natale!  


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