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Chiesa sciupata... (II parte)


Paolo De Socio
Pubblicato in data 23/12/2013 ● FUORI PORTA WEB © 2000

Caro Mario, continuo a dire qualcosa rispetto al tuo scritto su Comunismo (morto) e Chiesa (sciupata).

Sull’opportunità contraria
Tu dici che l’opportunità contraria è poter discutere di religione. All’inizio ho pensato: tutto qua? ma poi ho capito, è vero, poter discutere è già un’opportunità, è giusto e ti invito a non smettere di criticare una Chiesa che desideri migliore; prendo atto che hai trovato persone non disposte a discutere con chi non ha la “patente della fede”, mi fa sorridere, ma prendo atto.

Sulla pace
Non trovi un po’ contraddittorio affermare di voler dialogare con i cattolici di religione ed anche di non voler sentir parlare di pace se non intesa come assenza di guerra? Ho forse capito male? Nel dubbio, intanto, ti dico che a me interessa anche la pace intesa quale prodotto, del proprio rapporto cordiale con la realtà, quel percepire, pur in mezzo ai marasmi dell’esistenza, che la propria vita va verso un destino buono. Anzi, dico che solo allora uno è in pace. Non so perché ma tra le tante rappresentazioni artistiche della pace intesa in tal modo, ha me ha sempre colpito una scena del film Salvate il soldato Ryan: il soldato Daniel Jackson, impersonato da un giovane Barry Pepper, combatte, rischia ogni minuto di esser ammazzato, poi arriva la sera ed il capitano della sua squadra decide di passare la nottata in un alloggio di fortuna. Lui, il soldato Jackson, come se fosse in una situazione ordinaria, si fa un segno di croce (o, forse, bacia il crocifisso che ha al collo) e dopo un attimo si addormenta (!). Per il resto concordo con le tue osservazioni circa la situazione internazionale ed il nostro ruolo subalterno.

Sulle iniziative che lasciano il mondo così com’è
Cosa vuol dire che la colletta alimentare è un piccolo gesto? E’ un gesto piccolo quello cui partecipano decine di migliaia di volontari ed a cui rispondono milioni di italiani? Rispetto a cosa è piccolo? Certamente è un piccolo gesto a fronte del problema della fame e della disperazione che attanaglia anche l’Italia; ma, da questo punto di vista, indicami tu un gesto classificabile quale grande!
Nessuna iniziativa, poi, lascia il mondo cosi com’è (non illudiamoci): o lo migliora o lo peggiora, non ci sono gesti neutri. Comunque la colletta alimentare è una occasione innanzitutto per chi vi partecipa, è un po’ difficile starne a parlare, perché per capire occorre fare, tuttavia un episodio lo voglio raccontare. Il gesto viene effettuato anche in alcune carceri del nord, dove alcuni volontari passano con un carrello della spesa e, chi vuole, dona quello che può. Un detenuto ha donato mezzo chilo di pasta ed ha aggiunto “questo periodo stavo pensando a come suicidarmi, buttarmi in una mischia sperando di essere accoltellato, questo gesto mi ha ridato speranza perché in questo modo mi sono sentito ancora utile”.


Sull’affermazione secondo la quale il cattolicesimo avrebbe privato il fedele della dialettica quale strumento per la conoscenza della verità
Va precisato che, per noi cattolici, il metodo per la conoscenza della verità non è la dialettica ma la sequela di Cristo. Questa è una diversità di posizione di cui occorre prendere atto ai fini della verità del dialogo.
Il metodo scelto da Cristo, scandaloso per gli intellettuali di allora come per quelli di oggi, è semplicemente quello di seguire Cristo, quello che Lui chiede è: “Seguimi” (cfr. Giovanni 1,43; Matteo 9,9; Luca 5,27-28; ).
Questo fatto è sempre stato difficile da accettare, infatti tu, giustamente, parlando di fede dici che è un dono ma anche una difficile conquista. La pretesa cristiana - Giussani su questo punto ci ha speso tutta la vita, tanto che uno dei suoi testi più diffusi, che probabilmente conosci, si intitola “all’origine della pretesa cristiana” - è che, con la venuta di Cristo, l’uomo ha un metodo fino ad allora sconosciuto per la ricerca della verità (e della sua felicità), che è quello della Sua sequela, tremendamente più giusto, perché non più alla portata solo degli intelligenti ma di tutti.
Se la verità è una persona, vuol dire che la sua conoscenza non si risolve in uno confronto di posizioni dialettiche, per quanto appassionate esse possano essere, bensì occorre tutta la mia persona, occorre umiltà e disponibilità, occorre fare un cammino. Un esempio che mi è stato fatto: Cristo ha affermato che, per entrare nel suo regno, i Suoi discepoli avrebbero dovuto mangiare la Sua carne; quasi tutti lo hanno preso per matto e se ne sono andati, quelli che gli volevano bene, invece, sono rimasti e lo hanno seguito (meglio, hanno continuato a seguirlo).
E la verità, non la si possiede, e su questo concordo con quello che dici rispetto al clero (solo che la stessa cosa vale per tutti, in primisi per me). Io capisco che le cose che ho scoperto vere, ad esempio che Cristo non mi inganna, vanno verificate, riscoperte di continuo, altrimenti diventano false. Sinteticamente Emanuel Mounier diceva: “Occorre soffrire perché la verità non si cristallizzi in dottrina, ma nasca dalla carne”.
Rispetto alla cultura classica, mi piace ricordare un fatto: se noi ora possiamo apprezzarne i testi è solo grazie ai monaci amanuensi, gli unici che si preoccuparono di salvarli dall’oblio , traducendoli e trascrivendoli (tutti i classici e non solo alcuni).

Santo Natale ed alla prossima (sempre redazione permettendo).  


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