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Pubblicato in data 20/9/2014 ● Articolo consultato 2289 volte ● Archivio 8246 FPW

Guglionesi
"La Chiesa locale nel Settecento: appunti di vita materiale a Guglionesi" [III parte]


Sergio Sorella ● FUORI PORTA WEB © 2000-2018

LA CHIESA LOCALE NEL SETTECENTO: APPUNTI DI VITA MATERIALE A GUGLIONESI
di Sergio Sorella

[III parte] - 3. Ordini e disordini

Sulla condotta morale e sull’educazione religiosa dei religiosi il vescovo Giannelli, nel 1768, riteneva che esso «all’ignoranza si unisce e fa compagnia la superbia» ed evidenziava, a proposito del clero della chiesa ricettizia di Santa Maria Maggiore:

«Si scorge già adesso che ordinato un soggetto sacerdote non legge altro libro che il breviario e il Messale (Iddio sa come): tutto il tempo di ciascedun giorno si passa in ozio; cioè si fanno circoli nella piazza, si gioca e peggio si fanno opere in segreto. Inoltre non si ha rispetto veruno per lo vescovo che niente si teme perché niente si spera da lui, anzi con franchezza e temerità si dice ch ha bisogne per essere consolato e provveduto non si ha bisogno del Prelato ma delli Preti alli quali fa uopo essere osservanti e non èn questo un gran disordine alla ecclesiastica disciplina?»29

A Guglionesi, sentenziava nel 1775 il vescovo Buccarelli, vi erano 400 bestemmiatori che si comportano male suggerendo come rimedio addirittura le pene corporali30! Tuttavia il paese aveva una scuola per chierici che era considerata, da alcuni vescovi, un vero e proprio seminario. Questo seminario era stato istituito nel 1585 dal vescovo Cesare Ferranzio che aveva adibito l’antica chiesa di S. Apollonia per l’istruzione dei chierici del paese31.
Il vescovo Fragaiolo, nel 1600, asseriva che vi era un seminario con dieci alunni «qui per magistrum grammatici set musicis edocentur»32, giudizio confermato dai vescovi Maracchi33 e Savo34. Valutazione negativa veniva espressa dal vescovo De Silvestris, il quale riteneva che gli allievi non si applicassero allo studio, come, invece, avrebbero dovuto fare35. Ruolo ridimensionato dallo stesso Giannelli che lo classificava come «casa destinata per scuola in cui dimora il Maestro che insegna gratis alli Chierici la grammatica per la lingua latina, li principi delle umane lettere, o sia Filologia e la Teologia morale»36. Vi erano inoltre, due istituzioni sociali: l’ospizio, detto anche ospedale, ed il monte di pietà. L’ospizio era annesso alla chiesa di S. Antonio abate ed era sufficientemente dotato di beni per ospitare pellegrini di passaggio ed ammalati che avevano bisogno di cure. Il monte di pietà non era in buone condizioni se nel 1741 il vescovo De Silvestris annotava che aveva una gestione usuraia e che prosciugava le tasche di coloro che, avendo chiesto un credito, dovevano restituirlo ad agosto alla fine dei raccolti in agricoltura37. Si trattava di istituzioni che comunque stabilivano un rapporto con i fedeli ed assolvevano a dei compiti specifici.

Il clero regolare nel Settecento era abbastanza numeroso. Lo rilevano i diversi vescovi nelle loro relationes ad limina. Alla fine del Cinquecento Cesare Ferranzio annotava:
« Tre monasteri a Guglionesi. Uno dell’Annunciazione, asilo di umili facinorosi e avanzi di galera e scomunicati. I monaci si comportano con scandalo. Uno di S. Francesco dei minori conventuali ed uno del Carmelo frequentato da ladri»38. I monaci non erano considerati positivamente dai vescovi, infatti Pitellia rilevava di aver «trovato delle cose disordinate sulla disciplina del clero regolare sia di diverso dalle disposizioni delle Sacre leggi sia di scandalo per i secolari»,39 senza ulteriori precisazioni; giudizio ancor più duro viene formulato da Tomaso Giannelli:

«In questo tempo non si sperimenta utile molto nello spirituale per la dimora delli Regolari suddetti. Imperciocchè la Provincia non abbonda di Soggetti abili e capaci di servire il Popolo colle prediche, e coll’amministrazione del Sagramento della Penitenza, ed in questo Convento picciolo e disagiato si collocano quei, che appena sanno leggere la Messa»40.

Giuseppe Buccarella confermava, nel 1772, il fatto che i regolari non si occupassero della cura delle anime; anche se rilevava, nel 1775, che le donne preferivano confessarsi dai regolari41, la qual cosa denota comunque un ruolo religioso non estraneo dal contesto cittadino. Spesso gli stessi regolari impartivano l’estrema unzione, garantendo anche la sepoltura presso il cenobio.

Dopo la metà del Settecento a Guglionesi vi erano quattro conventi. A S. Giovanni in Eremo c’era il convento dei minori riformati di S. Francesco con dodici monaci i quali, con le elemosine e con la coltivazione dei terreni circostanti, si mantenevano agiatamente42.

Inoltre vi era il monastero Celestini chiamato dell’Annunziata con un priore, due monaci e tre laici43. Il convento dei Cappuccini ospitava otto monaci ed era considerato positivamente dai vescovi sia per l’osservanza della regola che per la disciplina e l’ordine. Tanto che era moto utilizzato dai cittadini sia per la confessione che per le messe44. Infine il convento francescano dei minori conventuali all’interno delle mura della città era servito da sei frati45.

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29 Giannelli, Memorie, cit., p. 147.
30 Asv-Scc, Relationes ad limina, Diocesis Thermularum, Buccarelli, 1775.
31 Così scriveva Ferranzio nella relatio del 17 dicembre 1594: «I chierici fanno scuola nel paese di Guglionesi che è utile per tutta la diocesi». Si veda: Luigi Sorella, cit., http://www.ilmolise.net/new.asp?id=7567.
32 Asv-Scc, Relationes ad limina, Diocesis Thermularum, Fragaiolo, 1600.
33 Asv-Scc, Relationes ad limina, Diocesis Thermularum, Maracchi, 1668: «decem pueri ut plurimum aluntur».
34 Asv-Scc, Relationes ad limina, Diocesis Thermularum, Savo, 1680: «Vi è un Seminario dove vengono allievi dai dintorni».
35 Asv-Scc, Relationes ad limina, Diocesis Thermularum, De Silvestris, 1735.
36 Asv-Scc, Relationes ad limina, Diocesis Thermularum, Giannelli, 1754 «in oppido tamen Collisnisii dos pro magistro grammatica docente, cui seminari nome tribuitur, est fundata cuius reditus at ducatos centum escendum» . E successivamente, nel 1768: Giannelli, Memorie, cit., p. 137. Le visite pastorali di Giannelli tra il 1753 ed il 1755 rappresentano il tentativo dell’ordinario diocesano di porre argine ai comportamenti ritenuti difformi dalle regole canoniche. AdT, Mensa vescovile, b. 2, fasc. 26.
37 Asv-Scc, Relationes ad limina, Diocesis Thermularum, De Silvestris, 1741.
38 Asv-Scc, Relationes ad limina, Diocesis Thermularum, Ferranzio, 1592.
39Asv-Scc, Relationes ad limina, Diocesis Thermularum, Pitellia, 1752.
40Giannelli, Memorie, cit., p 57.
41 Asv-Scc, Relationes ad limina, Diocesis Thermularum, Buccarella, 1772, 1775.
42 Il termine è usato da Giannelli, Memorie, cit. , p. 149.
43 «Vivono religiosamente ma per lo scarso numero non possono osservare quanto le regole prescrivono per lo servizio della Chiesa», Giannelli, Memorie, cit., p.153.
44 Giannelli, Memorie, cit. p. 154
45 «La fabbrica del Convento da anno in anno si rende più comoda» in Giannelli, Memorie, cit. p. 157.  



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