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Pubblicato in data 16/9/2015 ● Articolo consultato 935 volte ● Archivio 9178 FPW

Termoli
Il cammino diocesano nel corso dell'Anno Santo della Misericordia


Gianfranco De Luca ● FUORI PORTA WEB © 2000

L’11 aprile, vigilia della II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia, dell’Anno del Signore 2015, Papa Francesco ha consegnato alla Chiesa la bolla d’indizione dell’Anno Santo «Misericordiae vultus». Un denso testo per spiegare che cos’è l’Anno Santo e sottolineare che va posto al suo «centro, con convinzione» il Sacramento della Penitenza, e che accostarsi a questo Sacramento significa tenere insieme misericordia e giustizia, fiducia nell’amore di Dio e riconoscimento della gravità del peccato.
Testo che propongo di fare oggetto di meditazione da parte dei singoli fedeli e delle comunità cristiane nel loro insieme ed è pubblicato insieme alla presente lettera.
L’evento giubilare ha bisogno di una grazia che viene dall’alto, perché rifluisca sulle nostre comunità come un’onda di consolazione e di rinnovamento. Il nostro tempo, attraversato da fantasmi di paura e di morte, ha bisogno di una ventata di speranza e di vita nuova. Ecco l’Anno di grazia del Signore, il Giubileo della misericordia. L’Anno Giubilare è un anno di misericordia, di grazia, di consolazione, di prossimità, di tenerezza, di rinnovamento. Ma non è un anno meno impegnativo, quasi che, senza la giustizia, la misericordia sia un colpo di spugna sulle nostre cattiverie. Ricevere la grazia, la misericordia e la bellezza di Dio non vuol dire condonare tutto e pensare che ogni cosa sia perdonata a buon prezzo.
«La misericordia di Cristo non è una grazia a buon mercato, non suppone la banalizzazione del male. Cristo porta nel suo corpo e sulla sua anima tutto il peso del male, tutta la sua forza distruttiva. Egli brucia e trasforma il male nella sofferenza, nel fuoco del suo amore sofferente. Il giorno della vendetta e l’anno della misericordia coincidono nel mistero pasquale, nel Cristo morto e risorto. Questa è la vendetta di Dio: egli stesso, nella persona del Figlio, soffre per noi. Quanto più siamo toccati dalla misericordia del Signore, tanto più entriamo in solidarietà con la sua sofferenza – diveniamo disponibili a completare nella nostra carne “quello che manca ai patimenti di Cristo” (Col 1, 24)»1.
Il Giubileo della misericordia vuol dire trasformare la chiesa, la famiglia e l’umanità. Tutti sanno che passare dall’uomo vecchio all’uomo nuovo è un’opera di Dio e non un’opera nostra: o meglio, è un’opera della misericordia di Dio che cambia il nostro cuore. Non basta essere solo un po’ più buoni, bisogna lasciarsi travolgere dal Vangelo della grazia e della misericordia [...].

[Estratto dal testo G. DE LUCA, "Di generazione in generazione la Sua Misericordia per quelli che lo temono", Il cammino diocesano nel corso dell'Anno Santo della Misericordia, Città Nuova CX Roma, 2015, Editing grafico ARS idea studio]

 



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