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La musica classica è noiosa e per vecchi? L’opinione della pianista Beatrice Rana


Pietro Di Tomaso
Pubblicato in data 12/10/2015 ● FUORI PORTA WEB © 2000

Ho ascoltato di recente su You Tube l’esecuzione pianistica (Chopin, Scherzo N. 3) della giovanissima Beatrice Rana. E’ un ciclone di talento. Ha conquistato una grande notorietà presso le platee di mezzo mondo. E’ nata a Copertino (Lecce) il 22 gennaio 1993, ha 22 anni. A 18 anni aveva già vinto il primo premio al Festival di Montreal, e da allora ha fatto il giro del mondo suonando il suo pianoforte nei più importanti teatri. In ottobre ha suonato con la Filarmonica della Scala diretta da Fabio Luisi e, come si legge su repubblica.it, ha appena registrato con Pappano e l’Orchestra di Santa Cecilia il Primo Concerto di Ciaikovskij e il secondo di Prokofiev.

E’ bello tornare in Italia – ha dichiarato Beatrice Rana – ma paesi come Francia e Stati Uniti mi hanno dato tantissimo all’inizio. Francamente tornare nella mia Puglia ogni volta è una coltellata al cuore: anche l’Orchestra della mia città, Lecce, sta chiudendo. Qui si può ascoltare musica classica solo su You Tube”. Alla domanda dell’intervistatrice Leonetta Bentivoglio (cfr. repubblica.it/spettacoli/musica) ‘in che modo avvicinare i giovani alla classica?’ la risposta è la seguente: “Con l’educazione nelle scuole. Solo quando un bambino conosce la musica può decidere se è di suo gusto, oggi si è vittime del pregiudizio secondo cui la classica è noiosa e per vecchi”. In altra intervista (cfr. Il fatto quotidiano) alla domanda se ascolta musica pop ha risposto: “Sì, io ascolto di tutto. Ovviamente è un ascolto distratto, perché sono concentrata sulla classica. Ma categorizzare la musica è sbagliato…”.

Nell’ambito di uno sguardo d’insieme va detto che il coinvolgimento e la soddisfazione (si consideri il carattere struggente di certe arie) funzionano con ogni tipo di musica e costituisce uno strumento di dialogo e di incontro culturale. Come ha scritto Andrea Zoanni (cfr. Perché amare la musica classica, appunti alessandrini.wordpress.com), <<accostandosi alla musica classica, oltre a gustarne le preziosità melodiche, ci si deve lasciar trasportare armonicamente nel tempo passato, come se la storia stessa si materializzasse. Ascoltando brani di epoche diverse si percepisce il modificarsi del livello di civiltà e del vivere comune, come accade ammirando dipinti, palazzi d’epoca oppure leggendo poesie o versi in prosa… E’ un piacere estetico e culturale nello stesso tempo (…). Come siamo messi in Italia? Male, perché da noi vige l’idea che con la cultura non si mangia. Cosa non vera, molti mangiano eccome… Le principali televisioni nazionali non aiutano, i pochi programmi dedicati sono trasmessi in ore impossibili… Se vi dovesse capitare di andare in una media città continentale, senza scomodare Londra, Berlino, Vienna, Praga e altre capitali di tale levatura, vi accorgereste di quanti concerti si producono in contemporanea e di come sono numerosi i negozi dove si vendono spartiti e strumenti musicali (…). Questi sono i risultati di politiche educative di lungo corso, che fanno della cultura musicale uno dei pilastri della costruzione della personalità umana… La musica unisce>>.

Per concludere sull’argomento desidero qui ricordare il grande Maestro Claudio Abbado scomparso lo scorso anno a Bologna, dopo essergli stato conferito l’alto ruolo di Senatore a vita che il Presidente della Repubblica lo aveva chiamato a ricoprire. Ebbene il Maestro fece sapere che avrebbe rinunciato al suo stipendio parlamentare per devolverlo alla scuola di musica di Fiesole e finanziare così borse di studio, “allo scopo di coltivare i talenti emergenti e consentire a tutti l’accesso alla formazione musicale di base”. La cultura musicale quindi come “strumento di crescita e di sviluppo del Paese”, in particolare per le nuove generazioni.  


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